La nuova corsa allo spazio passa sempre più dalla Borsa. Secondo Berenberg, il crollo dei costi di lancio ha spinto la space economy oltre 500 miliardi di dollari nel 2025 e potrebbe portarla sopra quota 1.000 miliardi entro il 2030. A sostenere il settore, almeno nella fase iniziale, sono soprattutto i budget pubblici destinati a difesa e sovranità tecnologica.
È su questo scenario che l'analista Michael Filatov ha acceso i riflettori su Rocket Lab e AST SpaceMobile. Due società esposte a segmenti diversi della filiera: la prima ai lanci e ai sistemi spaziali, la seconda alla connettività mobile via satellite. Per chi vuole investire nella space economy, il punto non è quindi soltanto la crescita del settore, ma capire dove possano concentrarsi ricavi, margini e potere contrattuale.
Rocket Lab, il mercato aspetta Neutron
Rocket Lab parte da una base industriale già operativa. Il razzo Electron ha effettuato 95 missioni, di cui 16 nel 2026, portando in orbita oltre 265 satelliti. La società sta però preparando il salto dimensionale con Neutron, vettore riutilizzabile progettato per trasportare fino a 13.000 chilogrammi in orbita terrestre bassa. Il primo lancio è stato rinviato all'inizio del 2027, con la consegna alla piattaforma prevista nel quarto trimestre 2026.
I numeri del secondo trimestre fotografano una crescita ancora sostenuta. Il backlog ha raggiunto il record di 2,36 miliardi di dollari, +137% su base annua. I ricavi sono saliti del 62% a 234 milioni, oltre le attese, con una perdita GAAP di 0,08 dollari per azione contro 0,13 dollari dell'anno precedente.
Berenberg assegna al titolo rating Buy e target price di 83 dollari, oltre 20 punti percentuali in più rispetto alla chiusura di giovedì. Filatov individua nella verticalizzazione del business, tra lanci, produzione e applicazioni, uno dei principali punti di forza. Allo stesso tempo segnala il rischio di esecuzione e valutazioni già elevate, elementi che possono amplificare la volatilità.
AST SpaceMobile scommette sul 5G dallo spazio
AST SpaceMobile segue una strada diversa. Il progetto punta a portare connettività broadband direttamente sugli smartphone tradizionali attraverso la costellazione BlueBird, senza richiedere terminali dedicati. La società ha accordi con oltre 60 operatori mobili e punta a un mercato potenziale superiore a 6 miliardi di utenti.
Nel secondo trimestre il backlog ha raggiunto 1,3 miliardi di dollari. I ricavi sono stati pari a 31,5 milioni, sostenuti dalle commesse governative e dalle consegne delle infrastrutture di rete. Sul fronte finanziario, AST disponeva a fine giugno di 2,7 miliardi di dollari tra cassa e attività liquide, anche se la perdita GAAP è salita a 0,77 dollari per azione.
Berenberg vede il vero cambio di passo dal 2027, quando una flotta di oltre 45 satelliti BlueBird dovrebbe consentire un servizio continuativo nei mercati principali. Il target indicato da Filatov è di 92 dollari con un upside potenziale di oltre il 46%. La variabile decisiva resta l'esecuzione: produzione dei satelliti, nuovi lanci, accordi commerciali e conversione della copertura potenziale in utenti paganti.
Due modelli, due rischi diversi
Rocket Lab e AST SpaceMobile offrono esposizioni differenti alla stessa tendenza. RKLB monetizza infrastrutture di lancio, produzione e sistemi spaziali, con Neutron chiamato a diventare il prossimo snodo della crescita. ASTS punta invece sulla scalabilità della connettività satellitare e sulla capacità di trasformare le partnership con gli operatori telefonici in ricavi ricorrenti.
Per il mercato i prossimi passaggi sono già identificabili. Su Rocket Lab il focus sarà sull'esecuzione di Neutron e sulla tenuta del backlog. Su AST SpaceMobile conteranno il ritmo dei lanci BlueBird e l'avvio del servizio commerciale previsto dal 2027. È lì che le valutazioni attuali dovranno iniziare a trovare conferma nei numeri.