Forte segno meno per le azioni Western Digital (NASDAQ: WDC): la trimestrale pubblicata ieri, dopo la chiusura di Wall Street, ha battuto le attese su ricavi e utili, eppure il titolo, che in seduta aveva già perso circa il 6% chiudendo in area 354 dollari, dopo un primo rialzo è tornato a scendere anche nelle contrattazioni after-hours. Western Digital produce hard disk, i dischi in cui i grandi operatori del cloud conservano gran parte dei dati dell’intelligenza artificiale, e ora deve fare i conti con il rincaro delle memorie. Chi ha il titolo in portafoglio si chiede perché i conti buoni non bastino più.
Azioni Western Digital: perché scendono dopo una trimestrale sopra le attese?
Le azioni Western Digital scendono soprattutto per le indicazioni del management su costi e investimenti, più che per i numeri del trimestre. Nel primo trimestre fiscale 2027, chiuso il 2 ottobre, i ricavi sono saliti del 55% a 4,38 miliardi di dollari e l’utile per azione rettificato è stato di 4,64 dollari, più del doppio di un anno prima. La società ha alzato il dividendo del 17% e prevede per il trimestre in corso ricavi tra 5 e 5,2 miliardi. “L’anno fiscale 2027 è partito con il piede giusto, con risultati superiori alle attese”, ha detto l’amministratore delegato Irving Tan nel comunicato sui conti.
Nella conference call con gli analisti sono però arrivati due segnali meno graditi. Il primo riguarda i costi: le memorie DRAM e NAND montate dentro ogni hard disk sono rincarate, e per questo nel breve il costo di produzione per terabyte scenderà meno del 10% su base annua, sotto l’obiettivo di lungo periodo. Per un produttore di dischi è come per una panetteria il prezzo della farina: se il risparmio su ogni pagnotta rallenta, i margini crescono meno. Il secondo riguarda gli investimenti, previsti tra il 4% e il 6% dei ricavi nei prossimi cinque anni e un po’ sopra questa forchetta nei prossimi due.
Poi c’è il clima del settore. Giovedì 22 ottobre il Nasdaq Composite ha perso il 2,6%, con le vendite sui titoli legati all’intelligenza artificiale già viste nei giorni precedenti, e Lam Research, che produce macchinari per fabbricare chip, ha chiuso in calo di circa il 12%. Del resto il titolo era già sotto pressione: il 2 ottobre Western Digital aveva perso circa il 10% in una sola seduta, dopo che il quotidiano giapponese Nikkei aveva riportato il piano di Toshiba per raddoppiare entro l’anno fiscale 2027 la capacità produttiva di hard disk destinati ai data center per l’AI.
È già successo dopo i conti di agosto?
Sì, ed è il precedente più utile per leggere questa seduta. Il 5 agosto Western Digital aveva pubblicato i conti del quarto trimestre fiscale 2026, con ricavi in crescita del 44% su anno e un utile per azione più che raddoppiato. Nelle due sedute successive il titolo ha perso circa il 16%, passando da una chiusura in area 519 dollari a una in area 434 dollari.
Da allora le azioni non hanno più recuperato il massimo toccato in seduta il 18 giugno, in area 800 dollari: con la chiusura del 22 ottobre la distanza è di circa il 56%, e solo dal 1° ottobre il calo è di circa il 23%. Da inizio anno, però, il titolo resta in rialzo di circa il 106%. È probabile che il mercato stia ricalcolando trimestre dopo trimestre quanto pagare per utili cresciuti molto in fretta: battere le attese aiuta poco, se nello stesso momento salgono costi e investimenti.
Cosa serve perché le azioni Western Digital ripartano?
La prima condizione è che i margini mantengano la promessa. Western Digital prevede per il secondo trimestre fiscale un margine lordo rettificato tra il 60% e il 61%, dopo il 58,1% del trimestre appena chiuso e il 43,9% di un anno prima. Se il rincaro delle memorie dovesse frenare questa crescita, verrebbe meno uno dei motivi del rialzo dell’ultimo anno.
La seconda riguarda l’offerta. Gli hard disk per i data center li producono in pratica tre società, Western Digital, Seagate e Toshiba, e la tenuta dei prezzi dipende da quanta capacità nuova entra sul mercato. Western Digital ha detto di non voler aggiungere nuove linee, ma di puntare su testine e dischi che registrano più dati nello stesso spazio; Toshiba, che oggi ha poco più del 10% del mercato misurato in capacità di archiviazione, punta invece al 30% nel medio periodo, secondo quanto riportato dal Nikkei.
La terza è tecnologica: la società attende nella prima metà del 2027 le prime consegne in volume dei dischi HAMR, che usano un piccolo laser per scaldare il punto da scrivere e far stare più dati sullo stesso piatto. Da questa tecnologia dipende il costo per terabyte degli anni successivi.
Cosa dicono i dati di Forecaster.biz sulle azioni Western Digital?
Secondo i dati estratti dalla piattaforma Forecaster.biz il 23 ottobre, il Market Mood Meter di Western Digital, che misura su una scala da -100 a +100 quanto un titolo è ipercomprato o ipervenduto, segna -33: il calo delle ultime settimane ha spinto il titolo verso la zona di ipervenduto, senza arrivare ai valori estremi. Sul fronte della valutazione, l’analisi di Western Digital su Forecaster.biz indica un fair value medio di 360,37 dollari: con la chiusura del 22 ottobre il prezzo è inferiore di circa il 2%. Il modello più prudente, quello dei flussi di cassa scontati, indica però 158,50 dollari, segno che il prezzo attuale sconta ancora anni di crescita sostenuta.
L’AI Agent di Forecaster.biz assegna a Western Digital un punteggio qualitativo di 8 su 10: pesano a favore le barriere all’ingresso di un settore con pochi produttori e la capacità di alzare i prezzi, contro un andamento di ricavi e utili molto altalenante negli ultimi cinque anni e l’assenza di un piano di successione dichiarato per l’Amministratore delegato; tra i rischi per i prezzi cita proprio l’aumento di capacità di Toshiba.
La prossima verifica arriva martedì 27 ottobre, quando Seagate pubblicherà i suoi conti: dirà se costi delle memorie e nuova capacità preoccupano tutto il settore o soltanto Western Digital.