Un fiume di denaro nelle azioni della difesa arriverà dai fondi di investimento ESG (Environmental, Social and Governance). È quanto sostengono gli analisti di Morgan Stanley, secondo cui il settore potrebbe attirare oltre 70 miliardi di dollari nello scenario più favorevole. Si tratta di un passo in avanti molto significativo per entità finanziarie che, fino a poco tempo fa, escludevano l’acquisto di titoli riferiti a società operanti in determinati settori, come quello delle armi.
I conflitti militari degli ultimi anni hanno cambiato il paradigma. Prima la guerra scoppiata il 24 febbraio 2022 tra Russia e Ucraina, poi le ostilità in Medio Oriente tra Israele e Hamas e infine il conflitto tra Stati Uniti-Israele e Iran iniziato la scorsa settimana, hanno indotto i fondi a rivedere i propri piani di investimento.
Azioni difesa: due scenari da considerare
Gli analisti di Morgan Stanley hanno passato al setaccio sia i fondi registrati come Articolo 8 sia quelli classificati come Articolo 9, secondo le normative ESG dell’Unione europea. I primi promuovono investimenti ESG, mentre per i secondi l’ESG rappresenta l’obiettivo stesso dell’investimento.
Il team guidato da Arushi Agarwal e Marie-Ange Riggio individua due scenari nei quali potrebbero concretizzarsi gli investimenti nelle azioni della difesa.
Il primo, più cauto, presuppone che i fondi attualmente non esposti al settore aerospaziale e della difesa aumentino la propria quota in linea con i pesi di riferimento MSCI. In tal caso, il gruppo - che rappresenta circa il 40% degli asset ESG gestiti - potrebbe convogliare fino a 38 miliardi di dollari.
Il secondo scenario, più aggressivo, prevede invece che il restante 60% dei fondi, già esposto al settore, adegui le proprie partecipazioni ai pesi benchmark, portando gli afflussi complessivi fino a 71 miliardi di dollari.
Cosa è cambiato negli ultimi tempi
Nell’ultimo anno si sono registrati profondi cambiamenti tra i fondi che dichiaravano di perseguire obiettivi ESG, con l’eliminazione delle esclusioni sugli investimenti nei produttori di armi. Il delicato contesto geopolitico ha fatto sì che la necessità di difendere la democrazia prendesse il posto dei principi etici alla base delle scelte dei fondi. In sostanza, sono stati cancellati vincoli su questioni che in precedenza erano considerate tabù e il cambiamento ha incluso persino l’esposizione alle armi nucleari.
Questo mutamento potrebbe ridisegnare in modo strutturale l’allocazione dei capitali sostenibili in Europa, con effetti destinati a incidere anche sulle valutazioni di Borsa delle principali società del comparto difesa. Inoltre, l’allineamento ai benchmark internazionali potrebbe accelerare ulteriormente i flussi, rendendo il settore uno dei principali beneficiari della nuova fase geopolitica.