L’anno nuovo non ha portato alcun reset per i titoli software: la correzione avviata l’anno scorso è proseguita, alimentata da un cambio di narrativa che pesa come un macigno sulle valutazioni. Il mercato teme che l’avanzata dell’intelligenza artificiale - soprattutto nelle sue declinazioni generative e “agentiche” - finisca per erodere quote di mercato e potere di prezzo dei player software più consolidati.
La fragilità percepita riguarda in particolare i modelli “a postazione” (seat-based) che hanno reso vincente il SaaS in abbonamento: nuovi strumenti AI, in teoria, possono automatizzare porzioni crescenti di lavoro ad alto valore (marketing, vendite, legale) che finora passavano per le piattaforme legacy, aprendo una fase di disintermediazione potenziale.
È qui che, per Daniel Ives, analista di Wedbush, la lente degli investitori rischia di deformare la realtà. Pur riconoscendo il vento contrario di breve periodo, l’analista ritiene che gli operatori stiano prezzando uno scenario eccessivamente apocalittico.
“Credo che il mercato stia incorporando uno scenario da giorno del giudizio per le società software nel breve… estremamente esagerato… l'intelligenza artificiale rappresenta un ostacolo a breve termine per il software? Sì! Tuttavia...si sta fattorizzando uno ‘scenario Armageddon’… lontano dalla realtà”.
Ives ritiene che molti clienti non siano pronti a “mettere a rischio i dati” per accelerare migrazioni e strategie AI finché questi progetti non diventeranno meno rischiosi, e questo frena la velocità di rottura del vecchio modello più di quanto il mercato stia oggi scontando. In altre parole, l’AI può comprimere pricing e posizionamento nel breve; ma l’ampiezza della svendita, secondo Ives, non è coerente con i tempi reali di adozione enterprise.
Palantir: l’AI Platform come scorciatoia dalla sperimentazione alla produzione
Nel suo report di settore, Daniel Ives seleziona due nomi della “data economy” e li mette entrambi in acquisto: Palantir (PLTR) e Snowflake (SNOW). Palantir, attiva dal 2003, è descritta come un player focalizzato su gestione dati, analytics e intelligenza artificiale, con un DNA AI “ante litteram” integrato da anni nei suoi strumenti.
Il cuore dell’offerta è AIP (AI Platform), progettata per utilizzare l’AI a tutti i livelli, dalla gestione “hard” dei dati fino all’interfaccia: l’obiettivo è rendere l’analisi accessibile anche tramite linguaggio naturale e nelle lingue native degli utenti, riducendo la necessità di competenze tecniche specialistiche. La promessa operativa è una collaborazione uomo-macchina che valorizza intuizione e contesto umano, lasciando all’AI la potenza di calcolo e la velocità di esecuzione.
Sul piano commerciale, Palantir mostra trazione tra grandi imprese e agenzie governative; recentemente ha annunciato partnership/collaborazioni con la DGSI francese, con il gruppo assicurativo AIG e con la britannica Sovereign AI.
Anche gli ultimi dati puntano su una crescita che, almeno per ora, smentisce la retorica del rallentamento generalizzato: ricavi USA a 3,32 miliardi (+75% a/a), commerciale USA +109%, governativo USA +55%, ricavi totali 2025 a 4,475 miliardi (+56% vs 2024) e free cash flow adjusted a 2,270 miliardi. Nel solo Q4, ricavi a 1,407 miliardi (+70% a/a), EPS adjusted a 0,25 dollari, commerciale USA +137% e 180 deal da almeno 1 milione di dollari chiusi nel trimestre.
Eppure, in Borsa PLTR risulta in calo di oltre il 24% da inizio anno, complici i timori su valutazione elevata e capacità di mantenere il ritmo di crescita. Ives, però, legge questi dubbi come rumore di breve rispetto alla traiettoria industriale: “nonostante il mercato stia raggruppando PLTR con il resto del software… la società continua a vedere una domanda senza precedenti per AIP… con cicli di vendita più brevi, deal size in espansione, deployment più rapido e timeline di ROI più veloci…”.
"Credo che PLTR abbia davanti a sè un sentiero dorato per diventare una società da mille miliardi di capitalizzazione…” (attualmente vale circa 320 miliardi). La raccomandazione è Outperform/Buy, con target price a 230 dollari, +100$ rispetto alla chiusura di giovedì (+76%).
Snowflake: il “trusted layer” tra dati enterprise e modelli frontier
La seconda scelta di Daniel Ives è Snowflake, descritta come una data analytics company da 56,6 miliardi di dollari di capitalizzazione, che ha portato l’AI e la forza del public cloud nel data management su scala industriale. La piattaforma AI Data Cloud è presentata come un ambiente unificato che consente a migliaia di clienti enterprise di accedere, esplorare e condividere dati con facilità.
Nell’ultima trimestrale riportata, i ricavi si sono attestati a 1,21 miliardi (+30 milioni rispetto alle stime e +28% a/a), e utili non-GAAP a 0,35 dollari per azione (+0,15 a/a e +0,04 vs attese).
Il mercato - continua Ives - interpreta i progressi dei modelli (come quelli di Anthropic) come una minaccia per le piattaforme dati, quando invece l’evoluzione dei modelli spingerà le aziende a portare più dati proprietari e sensibili nei flussi AI, aumentando la necessità di livelli dati puliti, governati e verificabili.
“Le imprese richiedono sicurezza, controlli di accesso, lineage e governance prima che l’AI interagisca con sistemi in produzione… Questo posiziona SNOW come il layer di fiducia tra dati enterprise e modelli esterni…”. In un mercato che teme la disintermediazione, Snowflake viene quindi proposta come infrastruttura abilitante: non un “optional”, ma un passaggio obbligato per far dialogare l’AI con dati e processi reali.
Ives aggiunge che Snowflake resta “in prima linea” nell’innovazione, con una piattaforma cloud che punta a semplificare le architetture e ad ampliare i casi d’uso AI, rendendo più facile per le imprese ingerire dati e valorizzarli in un ambiente in crescita. Anche qui la view si traduce in una raccomandazione Outperform/Buy con target a 270 dollari (oltre +70%).