Le Borse sono ben intonate oggi, nell’ultima seduta della settimana, sulle speranze che la guerra USA-Iran sia davvero agli sgoccioli. Donald Trump ha dichiarato che il conflitto è quasi finito, ma il mondo si è ormai abituato a certe affermazioni del presidente degli Stati Uniti e attende fatti concreti. Proprio questi, però, stanno infondendo maggiore ottimismo agli investitori. Dopo il fallimento delle trattative dello scorso weekend, nel fine settimana dovrebbero riprendere i colloqui tra le delegazioni americane e iraniane. Nel frattempo, è stata siglata una tregua di dieci giorni tra Israele e Libano.
Il punto di svolta sarà la riapertura dello Stretto di Hormuz: più a lungo resterà chiuso, maggiore sarà il rischio che uno shock energetico spinga l’economia globale verso la recessione. Intanto, la stagione delle trimestrali sta per entrare nel vivo, con le Big Tech pronte a pubblicare i risultati la prossima settimana. Le aspettative sono di utili molto forti, ma l’attenzione degli investitori sarà concentrata soprattutto sulle dichiarazioni del management in merito alle spese per l’intelligenza artificiale e ai ritorni economici di tali investimenti.
Guerra USA-Iran: ecco dove investire
Il quadro generale rimane complesso, perché l’equilibrio geopolitico resta precario e nuove tensioni possono riaffiorare facilmente. Prendere decisioni di investimento in questo contesto non è semplice, sebbene la propensione al rischio sia aumentata negli ultimi giorni, come dimostra i nuovi record registrati dagli indici borsistici americani.
Gli strategist di Bank of America suggeriscono di puntare soprattutto su materie prime, azioni cinesi e titoli dei consumi discrezionali americani.
L’acquisto di materie prime è motivato dalla necessità di coprirsi contro l’inflazione, di sfruttare la debolezza del dollaro (poiché le commodities sono quotate in moneta statunitense) e, naturalmente, dal rischio geopolitico. Il team guidato da Michael Hartnett ha inoltre sottolineato che la guerra dell’intelligenza artificiale sarà vinta da chi riuscirà a controllare chip, terre rare, minerali e petrolio, quest'ultimo elemento centrale anche nel conflitto in Medio Oriente.
Per quanto riguarda le azioni cinesi, Hartnett vede un impulso positivo derivante dall’aumento del 43% su base annua delle esportazioni tecnologiche, salite a 234 miliardi di dollari. Questo dato evidenzia come la Cina stia recuperando terreno sugli Stati Uniti, soprattutto nel campo dell’intelligenza artificiale, il cui sviluppo è alimentato dalle ampie risorse energetiche controllate dal Paese.
Quanto alle azioni americane legate ai consumi discrezionali, BofA osserva come il settore abbia sofferto più di altri la stagflazione e potrebbe rappresentare un interessante "long contrarian".
Vendere dollari
Tra gli asset da vendere figura il dollaro USA, secondo gli strategist di BofA. Il motivo è che il vantaggio della valuta americana è compensato dall’effetto negativo dei dazi, mentre la fiducia negli asset statunitensi viene indebolita dalle minacce di Trump alla NATO. Inoltre, le pressioni del tycoon sulla Federal Reserve affinché tagli i tassi di interesse per sostenere la crescita potrebbero contribuire a un indebolimento del dollaro.
Secondo le previsioni della banca americana, inflazione e utili raggiungeranno il picco nel secondo trimestre, mentre il Dollar Index potrebbe scendere verso quota 96, dagli attuali 98 punti.