I titoli di Stato USA sono considerati i più sicuri del mondo, ma negli ultimi anni i rendimenti sono aumentati in maniera consistente. Basti pensare che, all’apice della crisi pandemica del marzo 2020, i Treasury Bond a 10 anni rendevano appena lo 0,3%, mentre oggi viaggiano intorno al 4,5%: un livello circa 15 volte superiore.
Nel frattempo sono successe molte cose. La guerra tra Russia e Ucraina, scoppiata nel febbraio 2022, ha innescato l’inflazione più elevata degli ultimi quattro decenni, costringendo la Federal Reserve ad alzare i tassi di interesse in maniera aggressiva. Dalla fine di febbraio 2026 è invece iniziato il conflitto tra Stati Uniti e Iran, con Washington costretta ad aumentare notevolmente la spesa militare, alimentando sia i timori per un ritorno dell’inflazione sia le preoccupazioni per l’espansione del debito pubblico.
Tutto questo ha avuto un effetto negativo sui titoli di Stato USA lungo l’intera curva dei rendimenti. Tuttavia, è importante fare alcune distinzioni, perché l’andamento dei rendimenti non è influenzato dagli stessi fattori per tutte le scadenze. In alcuni casi incidono maggiormente determinate variabili, mentre per altre scadenze entrano in gioco elementi differenti.
Titoli di Stato USA a 2 anni: rendimento legato alla Fed
Il principale fattore che incide sul rendimento dei Treasury USA con scadenza a 2 anni è rappresentato dalle decisioni della Federal Reserve sui tassi di interesse. Il motivo è che una scadenza relativamente breve riflette soprattutto le aspettative sul costo del denaro nel prossimo futuro. In pratica, la Banca centrale americana controlla direttamente i tassi a breve termine, in particolare il federal funds rate, cioè il tasso al quale le banche si prestano denaro tra loro overnight.
Quando il mercato ritiene che la Fed alzerà o abbasserà i tassi nei prossimi mesi o anni, questa aspettativa si trasferisce immediatamente sui Treasury a 2 anni. Se gli investitori si aspettano rialzi dei tassi da parte della Fed, chiedono rendimenti più elevati sui titoli di Stato biennali; se invece prevedono tagli dei tassi, i rendimenti tendono a scendere. Per questo motivo, il Treasury a 2 anni viene considerato una sorta di “termometro” delle aspettative sulla politica monetaria americana.
La domanda che sorge spontanea è: se la questione riguarda i tassi bancari, perché si riflette sui Treasury a 2 anni? La risposta è che i titoli del Tesoro e i prestiti interbancari fanno parte dello stesso mercato monetario. Gli investitori confrontano continuamente i rendimenti disponibili sulle varie attività considerate sicure. In sostanza, la Fed controlla direttamente il tasso overnight tra le banche, ma quel tasso diventa anche il punto di riferimento per tutti i rendimenti a breve termine dell’economia americana.
Il meccanismo è il seguente: il Tesoro paga interessi per due anni e chi acquista quei titoli vuole ottenere una remunerazione coerente con i tassi disponibili su altri strumenti finanziari nello stesso periodo. Di conseguenza, il rendimento dei Treasury a 2 anni incorpora le aspettative sui futuri tassi della Fed.
Un esempio può chiarire meglio il concetto. Se oggi il tasso della Fed è al 3,75%, ma il mercato si aspetta che entro due anni il costo del denaro salga al 5%, nessuno avrebbe interesse a comprare un Treasury biennale che rende soltanto il 4%. Il motivo è che, poco dopo, potrebbe ottenere il 5% attraverso strumenti a breve termine collegati ai tassi della Fed. Cosa fanno quindi gli investitori? Vendono Treasury a 2 anni, facendo scendere il prezzo dei bond e salire il rendimento fino a riflettere le nuove aspettative.
In definitiva, il rendimento del Treasury a 2 anni non dipende direttamente dai prestiti tra banche, ma dal fatto che tutti gli strumenti finanziari sicuri a breve termine competono tra loro. Se la Fed rende più conveniente detenere liquidità o strumenti monetari, anche i Treasury devono offrire rendimenti più alti per restare appetibili.
Titoli di Stato USA a 10 anni: l’importanza del costo del debito
Il Treasury Bond decennale è considerato il miglior equilibrio tra l’investimento a breve termine e quello a lunghissimo termine. Per questo motivo, il suo rendimento rappresenta una sorta di “tasso base” dell’economia americana e il principale benchmark per il costo del debito statunitense.
Le ragioni sono diverse. Innanzitutto, il Treasury a 10 anni è il titolo di Stato più liquido e scambiato al mondo. In pratica, viene considerato quasi privo di rischio di default. Di conseguenza, il suo rendimento diventa un punto di riferimento naturale per i mercati. In secondo luogo, riflette aspettative economiche di medio-lungo periodo, incorporando previsioni sui tassi della Fed, sull’inflazione futura, sulla crescita economica e sul rischio fiscale. Terzo elemento: moltissimi prestiti vengono prezzati aggiungendo un premio di rischio sopra il rendimento del Treasury decennale. È il caso dei mutui immobiliari, delle obbligazioni societarie, dei prestiti aziendali e dei finanziamenti infrastrutturali.
Quindi, se il rendimento dei Treasury a 10 anni sale, aumenta anche il costo del credito per famiglie e imprese. La scadenza decennale viene dunque considerata il compromesso ideale tra i 2 e i 30 anni, perché è sufficientemente lunga da rappresentare l’economia reale, ma allo stesso tempo abbastanza breve da restare estremamente rilevante per investitori e Banche centrali.
Titoli di Stato USA a 30 anni: rendimenti sensibili ai rischi politici
Quando si prestano soldi agli Stati Uniti per 30 anni, si sta scommettendo sulla stabilità politica, economica e fiscale del Paese per un periodo di tempo molto elevato. Più si allunga la scadenza, maggiore diventa l’incertezza su ciò che potrebbe accadere nel frattempo.
Nel corso di tre decenni possono verificarsi cambi di governo, aumento del debito pubblico, crisi fiscali, guerre, recessioni, inflazione persistente e nuove politiche economiche. Tutti questi fattori vengono incorporati nei Treasury trentennali molto più che nei titoli biennali. In termini semplici, chi presta soldi agli USA per 2 anni si chiede soprattutto cosa farà la Fed nei prossimi mesi. Chi invece presta denaro per 30 anni si domanda se, nei prossimi decenni, gli Stati Uniti manterranno finanze pubbliche sostenibili, se l’inflazione resterà sotto controllo, se il debito pubblico diminuirà oppure esploderà e se emergeranno nuove crisi politiche.
È evidente che, maggiore è la preoccupazione degli investitori per il deficit pubblico e la stabilità politica, più elevato sarà il rendimento richiesto per detenere titoli con una scadenza così lunga, in modo da compensare il rischio assunto.
Solitamente, i rendimenti a 30 anni sono più elevati rispetto a quelli delle scadenze più brevi, perché incorporano sia il rischio di inflazione sia la perdita di potere d’acquisto derivante dal fatto di immobilizzare il capitale per un periodo molto lungo.
Il punto chiave è che il rendimento del bond trentennale non riflette soltanto “il presente”, ma la media attesa delle condizioni economiche e finanziarie dei prossimi decenni, oltre a un premio per il rischio. In sostanza, anche quando si verifica una crisi economica o politica attuale, gli investitori ragionano su come quella situazione possa protrarsi per anni o addirittura decenni, modificando la traiettoria del debito pubblico e dell’economia americana. Quindi, i rendimenti dei Treasury a 30 anni reagiscono in modo particolarmente sensibile a eventi come elezioni, guerre, scontri sul tetto del debito, grandi piani di spesa pubblica e instabilità geopolitica.