La svendita dei titoli di Stato europei causata dalla guerra in Iran ha costituito un'opportunità per Pacific Investment Management Co. (PIMCO). Il gestore patrimoniale statunitense ha sfruttato il calo per acquistare bond sia dell'Unione europea sia della Gran Bretagna attraverso i suoi fondi obbligazionari globali, passando da una posizione sottopesata a una sovrappesata.
Secondo Andrew Balls, Chief investment officer per il reddito fisso globale di PIMCO, il sell-off è stato determinato da quello che definisce un "errore di valutazione" dovuto a "posizioni affollate nei mercati". L'esperto ha osservato movimenti significativi nei titoli a breve termine europei e britannici, volatilità nei tassi di interesse e nella curva degli swap sui tassi in euro. Alla luce di ciò, "abbiamo aumentato l'esposizione in Europa", ha sottolineato.
Già il mese scorso PIMCO aveva individuato opportunità di investimento adottando un approccio contrarian rispetto al mercato, in particolare sulle obbligazioni globali più sensibili ai tassi di interesse.
Titoli di Stato europei: investire sì, ma con prudenza
L'incognita che rende ancora molti scettici sui titoli di Stato europei è legata all'evoluzione della guerra in Medio Oriente. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha promesso che il conflitto finirà presto e i mercati hanno reagito positivamente, con il rialzo delle azioni e il calo del petrolio. Tuttavia, alla luce di quanto sta accadendo nei rapporti tra i Paesi coinvolti nelle ostilità, le incertezze restano.
La principale preoccupazione degli investitori obbligazionari è che uno shock inflazionistico derivante da una crisi energetica spinga sia la Banca Centrale Europea sia la Bank of England ad aumentare i tassi di interesse, come avvenne dopo lo scoppio della guerra Russia-Ucraina nel febbraio 2022. Investitori e analisti si aspettano che le Banche centrali non ripetano l'errore di quegli anni, ovvero sottovalutare l'inflazione per poi dover intervenire con misure drastiche quando il carovita è ormai fuori controllo.
Per questo motivo, le politiche di allentamento potrebbero essere giunte al termine e, anzi, è probabile che assisteremo a più di una stretta nel 2026. "Se il conflitto iraniano dovesse persistere, la BCE potrebbe arrivare a effettuare più di due aumenti e persino considerare interventi da 50 punti base", ha dichiarato questa settimana Reinhard Cluse, capo economista europeo di UBS.
Balls, tuttavia, esclude la possibilità che si ripeta uno scenario simile a quello del 2022, pur mantenendo un approccio prudente e sottolineando l'importanza della diversificazione degli investimenti. "Non bisogna essere troppo sicuri di sé in un periodo come questo. Conviene essere umili, ma sembra che si stia aprendo una buona serie di opportunità", ha concluso.