Il 10 settembre la BCE tornerà a decidere sui tassi e il mercato sembra avere già scelto il copione. Come indicato nel calendario delle riunioni BCE 2026 di Investire.biz calendario delle riunioni BCE 2026 di Investire.biz, il prossimo appuntamento di politica monetaria è fissato per il 10 settembre.
Dopo il rialzo di giugno e la pausa di luglio, il consenso punta a un aumento di 25 punti base, con il tasso sui depositi dal 2,25% al 2,50%. Nel sondaggio Reuters di metà agosto, 57 economisti su 69, l’83%, indicavano questo scenario.
E il mercato monetario è ancora più hawkish: il rialzo di settembre è sostanzialmente acquisito e viene attribuita una probabilità vicina all’80% a un’ulteriore stretta entro dicembre, con il deposito prezzato attorno al 2,70% a fine anno. È, di fatto, l’equivalente europeo delle indicazioni offerte negli USA dal FedWatch Tool.
BCE: inflazione ed energia spingono verso un nuovo rialzo
I dati degli ultimi giorni spiegano perché Francoforte non possa ancora dichiarare vittoria. In Spagna l’inflazione armonizzata di agosto è salita al 4,5%, con quella core al 3,2%. In Francia l’HICP è accelerato dal 2,4% al 2,7%. Oggi è arrivata la Germania: inflazione al 2,9% annuo dal 2,8% di luglio, componente core stabile al 2,4% ma prezzi energetici in aumento del 10,5%. Per l’intera Eurozona, il consensus raccolto da Reuters indica per agosto un’accelerazione dell’inflazione verso il 3,3%.
È esattamente il rischio indicato da Christine Lagarde il 23 luglio. Nell’ultima conferenza stampa la presidente BCE aveva sottolineato come il pieno impatto dello shock energetico sull’inflazione dovesse ancora manifestarsi, richiamando l’attenzione su durata dello shock ed eventuali effetti indiretti e di secondo giro.
Da allora il quadro si è mosso in direzioni opposte: il Brent è sceso da area 98-101 dollari a circa 92 dollari, mentre il gas europeo è salito dai circa 62-63 euro/MWh del meeting BCE a oltre 70 euro. Gli stoccaggi UE sono inoltre al 64,7%, il livello più basso per questo periodo dell’anno nelle serie dal 2011. Petrolio meno caro, dunque, ma un rischio gas maggiore alla vigilia dell’inverno.
Bund, OAT e BTP: cosa sta dicendo la curva
Il messaggio più interessante arriva però dai titoli di Stato. In Germania il rendimento viaggia attorno al 2,92% sul 2 anni, 3,32% sul 10 anni e 3,79% sul 30 anni. In Francia siamo rispettivamente al 3,12%, 4,17% e 4,94%. In Italia il 2 anni oscilla poco sopra il 3,11%, mentre 10 e 30 anni rendono circa 4,12% e 4,94%.
Più che semplicemente diretti verso i massimi dell’autunno 2023, alcuni benchmark li hanno già superati da tempo: Bund a 10 e 30 anni sono sui livelli più elevati dal 2011, mentre gli OAT francesi a 10 e 30 anni sono tornati su valori che non si vedevano dal 2008.
Per l’Italia il trentennale è ai massimi da novembre 2023 e il decennale da giugno 2024. Ma il dato simbolicamente più forte riguarda la Francia: OAT e BTP offrono ormai rendimenti praticamente identici sulla parte lunga, con il titolo francese leggermente sopra quello italiano sia a 10 sia a 30 anni. È un repricing evidente del rischio fiscale di Parigi.
La forma della curva rafforza il messaggio. Tra 2 e 10 anni ci sono circa 40 punti base in Germania, contro circa 100 in Italia e 105 in Francia; tra 2 e 30 anni il differenziale sale a meno di 90 punti sul Bund e circa 180 su BTP e OAT. La parte corta sta prezzando la BCE. Quella lunga sta chiedendo un premio crescente per finanziare l’Europa.
Titoli di Stato: non solo inflazione, attenzione ad AI e difesa
Ed è qui che il rischio diventa più strutturale. La Germania sta aumentando la spesa per difesa e infrastrutture: Commerzbank stima emissioni lorde di debito tedesco per 400 miliardi di euro nel 2027, dai 349 miliardi del 2026. Barclays prevede invece che l’offerta lorda di governativi dell’Eurozona tocchi il record di 1.540 miliardi di euro il prossimo anno. Contemporaneamente la BCE continua a ridurre il proprio portafoglio lasciando scadere titoli senza reinvestire: più carta dovrà quindi essere assorbita dagli investitori privati.
Poi c’è l’intelligenza artificiale. Alphabet, Amazon e Meta hanno già emesso quasi 220 miliardi di dollari di bond nel 2026, oltre il doppio dell’intero 2025. Il fenomeno riguarda soprattutto gli Stati Uniti, ma la competizione per il capitale è globale e contribuisce a spingere verso l’alto i rendimenti reali. In Europa l’effetto diretto dell’AI è per ora secondario rispetto a difesa, sicurezza energetica e infrastrutture, ma la direzione è la stessa: più investimenti, più debito e più capitale da raccogliere.
Il rischio concreto è quindi quello di un bear steepening, con i rendimenti lunghi che continuano a salire anche se la BCE, dopo settembre, dovesse fermarsi. La stessa Eurotower ha evidenziato questo problema legato alle ricadute negative sul costo del denaro in rialzo a causa dell'AI.
Un rapido raffreddamento dell’energia, una discesa convincente dell’inflazione core o un forte peggioramento della crescita potrebbero spezzare questo scenario.
Per ora, però, il messaggio della curva appare diverso: il rialzo BCE di settembre è quasi una formalità. La vera partita è quanto l’Europa dovrà pagare per finanziare le proprie ambizioni nei prossimi anni.