Dopo una fase di debolezza durata diversi mesi, il prezzo dell’oro ha accelerato bruscamente a inizio agosto, guadagnando circa il 10%. Il movimento ha riportato il metallo prezioso in area 4.400 dollari l’oncia e ha riacceso il dibattito sulla sostenibilità del rally.
Alla luce dei recenti sviluppi macroeconomici e delle attese sulla politica monetaria statunitense, diversi fattori suggeriscono che la fase rialzista potrebbe non essere ancora esaurita. Vediamo le motivazioni.
Dati macro USA e Fed spingono l’oro
Il principale catalizzatore del movimento è stato il cambio di prospettiva sui tassi della Federal Reserve. I dati macroeconomici statunitensi hanno infatti mostrato segnali di rallentamento più marcati del previsto.
Nel secondo trimestre il PIL USA è cresciuto dell’1,5% su base annualizzata, contro attese intorno al 2%, mentre il successivo rapporto sul mercato del lavoro ha evidenziato una contrazione di 23.000 occupati, un aumento del tasso di disoccupazione al 4,1% e revisioni al ribasso per complessivi 103.000 posti nei mesi precedenti.
Anche la crescita dei salari ha rallentato al 3,2%, ai minimi dal maggio 2021. Dati che hanno spinto gli operatori a ridimensionare le aspettative di un possibile rialzo dei tassi Fed a settembre: secondo il FedWatch Tool, la probabilità di un intervento restrittivo è scesa intorno al 30%, dal 50% circa di una settimana prima.
Il raffreddamento delle aspettative sui tassi ha favorito anche l’oro. Non generando interessi, il metallo prezioso risente infatti negativamente dell'aumento dei rendimenti reali, che accresce il costo opportunità del suo possesso. Al contrario, quando i rendimenti attesi diminuiscono, l'oro diventa relativamente più attraente.
A questo si è aggiunta la debolezza del dollaro USA, altro elemento generalmente favorevole alle quotazioni del metallo prezioso.
Oro: il rally potrebbe avere basi più solide
Il deterioramento delle aspettative sui tassi, tuttavia, potrebbe non essere sufficiente da solo a giustificare un rialzo duraturo. La Federal Reserve continua infatti a mantenere alta l’attenzione sui rischi legati all’inflazione e, di conseguenza, i prossimi dati su prezzi e mercato del lavoro saranno determinanti per capire se l'attuale movimento potrà consolidarsi.
Nel frattempo, però, emergono anche altri elementi di sostegno. Tra questi figura la rinnovata domanda da parte degli ETF sull’oro: secondo dati Bloomberg citati da Commerzbank, gli investitori hanno registrato afflussi per quasi 21 tonnellate negli ultimi sei giorni di contrattazione, la più lunga sequenza di acquisti consecutivi da aprile.
Rialzo dell’oro: la geopolitica resta un fattore di supporto
Sul mercato rimane inoltre elevata l’incertezza legata alle tensioni in Medio Oriente. Gli sviluppi sul conflitto tra Stati Uniti e Iran e sulla incerta riapertura dello Stretto di Hormuz continuano a rappresentare un elemento di rischio per i mercati.
Un'eventuale nuova escalation potrebbe sostenere i prezzi del petrolio e alimentare nuovamente le preoccupazioni sull’inflazione, creando però uno scenario più complesso per l’oro: da un lato aumenterebbe la domanda di beni rifugio, dall’altro potrebbe ridurre i margini di manovra della Fed.
Materie prime, oro: le indicazioni del Forecaster

Le quotazioni dell’oro sono impostate al rialzo nel breve termine, in particolare dai minimi registrati a metà luglio in area 3.960 dollari l’oncia. Per quanto riguarda la stagionalità - analizzata con la piattaforma Forecaster - gli archi temporali selezionati mostrano una possibile fase rialzista che potrebbe durare fino alla fine della prima decade di settembre, seguita da un possibile storno che potrebbe estendersi fino ai primi giorni di ottobre.


Il tool “Pattern” della piattaforma Forecaster, con orizzonte temporale a 1 mese, evidenzia nello scenario “best match” (linea blu) un rialzo verso area 4.566 dollari, prima di un eventuale ribasso verso zona 4.193 dollari, seguito da un eventuale rimbalzo verso area 4.456 dollari (Qui trovi una serie di Tutorial su Forecaster Terminal).

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