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Quando si confrontano due certificati di investimento, la tentazione è spesso quella di partire da un solo numero: il rendimento potenziale. Ma una cedola più elevata non identifica necessariamente il prodotto più interessante. Prezzo sul mercato secondario, qualità dei sottostanti, distanza dalla barriera e possibilità di rimborso anticipato possono modificare profondamente il rapporto tra rischio e rendimento.
È questo il filo conduttore del confronto tra quattro diverse soluzioni analizzate nella puntata di Scanner Certificati di venerdì 24 settembre 2026: un certificato sul settore bancario europeo, uno caratterizzato da Netflix come attuale worst-of e due prodotti costruiti attorno al tema degli acquisti effettuati dagli insider societari.
Tutte le soluzioni possono essere monitorate anche attraverso il sito TuttoCertificati, nella sezione Monitor Certificati, dove è possibile seguirne prezzo sul mercato secondario, andamento dei sottostanti e principali caratteristiche della struttura.
Banche europee: entrare sotto la pari cambia il rendimento
Il primo caso riguarda il certificato ISIN DE000BD54H28, costruito su un basket formato da Barclays, BBVA, Deutsche Bank e UniCredit. Il punto di partenza dell'analisi non è la cedola, ma il prezzo: il certificato viene scambiato sul mercato secondario intorno a 98,5 euro, quindi al di sotto del valore nominale di 100 euro. Questo elemento crea una seconda potenziale fonte di rendimento: se il prodotto venisse rimborsato anticipatamente a 100, all'investitore spetterebbe infatti, oltre agli eventuali premi incassati, anche il recupero della differenza tra prezzo di acquisto e valore di rimborso.
A questo si aggiunge una barriera fissata al 60% dei livelli iniziali, coincidente con la soglia utilizzata per il pagamento dei premi. In termini pratici, il meccanismo consente al certificato di continuare potenzialmente a distribuire la cedola anche in presenza di una moderata correzione dei titoli bancari.
Il tema è particolarmente interessante dopo il forte rally del settore. UniCredit e gli altri grandi istituti europei arrivano da una fase di forte apprezzamento in Borsa, sostenuti anche da un netto miglioramento dei risultati e della redditività del settore. Proprio per questo, però, entrare oggi direttamente sulle singole azioni può apparire meno immediato rispetto a qualche trimestre fa: i prezzi sono saliti molto e il margine per assorbire eventuali correzioni si è inevitabilmente ridotto.
È qui che il certificato può offrire un approccio differente. Invece di puntare esclusivamente su un ulteriore rialzo dei titoli bancari, consente di costruire il potenziale rendimento anche in presenza di una fase laterale o di una moderata discesa dei sottostanti, grazie al meccanismo delle cedole condizionate e alla barriera. Il fatto che il prodotto quoti inoltre sotto la pari aggiunge un ulteriore elemento da considerare: in caso di rimborso a 100, alla componente cedolare potrebbe sommarsi anche il recupero della differenza rispetto al prezzo di acquisto sul secondario.
Netflix worst-of: cedola elevata e prezzo a 94
Il secondo caso riguarda il certificato ISIN DE000VJ3HQY8, costruito su un basket composto da Salesforce, Netflix, Robinhood e Uber. Il prodotto presenta un profilo più aggressivo e offre un premio mensile potenziale del 2,37%.
Anche in questo caso il prezzo sul mercato secondario diventa fondamentale: il certificato al momento dell'analisi quota in area 94 €. Se a scadenza o in occasione di un rimborso anticipato il valore riconosciuto fosse pari a 100, l'investitore avrebbe quindi anche un potenziale recupero di circa sei punti percentuali, oltre alle eventuali cedole.
Il titolo da monitorare con maggiore attenzione è Netflix, attuale worst-of del paniere e distante circa il 26% dalla barriera. È quindi il sottostante che oggi incide maggiormente sul profilo di rischio del certificato. Allo stesso tempo, però, la situazione societaria descritta nel video resta solida: ricavi e utile continuano a crescere e anche la qualità della redditività mostra segnali di miglioramento. Il punto interessante è proprio il contrasto tra fondamentali e andamento di Borsa, con il titolo che ha corretto nonostante risultati ancora in espansione.
Questa divergenza ha avuto un effetto diretto anche sul certificato. La debolezza di Netflix ha infatti contribuito a comprimere il prezzo del prodotto sul mercato secondario, portandolo in area 94. Da un lato questo aumenta il rendimento potenziale per chi entra oggi, perché a eventuali cedole può aggiungersi anche il recupero verso il valore nominale di 100. Dall'altro, però, la discesa del worst-of ha inevitabilmente ridotto anche il margine di sicurezza rispetto alla barriera.
È quindi un caso emblematico di come debba essere letto un certificato: un prezzo più basso può creare un'opportunità, ma non va mai considerato isolatamente. In questo caso lo sconto sul secondario nasce proprio dalla maggiore pressione esercitata dal worst-of. Il potenziale extra rendimento è dunque accompagnato da un livello di rischio superiore rispetto a un certificato con sottostanti più lontani dalle rispettive soglie.
Insider buying: quando il segnale arriva dal management
La terza idea sposta invece il focus dagli utili societari alle operazioni effettuate dagli insider. La logica è selezionare società nelle quali dirigenti, amministratori o altri soggetti interni abbiano recentemente acquistato azioni della propria azienda. Non si tratta, naturalmente, di un segnale che garantisce un futuro rialzo del titolo, ma di un'informazione che può essere letta insieme agli altri elementi dell'analisi: chi conosce dall'interno il business decide di aumentare direttamente la propria esposizione al capitale della società.
Nel video viene citato l'esempio di Shake Shack. Dopo una forte discesa del titolo successiva alla pubblicazione dei risultati trimestrali, sei insider, tra cui il CEO, hanno acquistato complessivamente oltre 3 milioni di dollari di azioni. È proprio da questo tipo di operazioni che nasce l'idea di costruire due panieri differenti: il primo è il certificato Mid Cap ISIN DE000BD6ZRL8, che comprende Shake Shack, GameStop, Sportradar e Norwegian Cruise Line; il secondo è il certificato Large Cap ISIN DE000BD6ZLU2, costruito su Fiserv, Autodesk, S&P Global e Charter Communications.
La differenza tra i due prodotti permette anche di mettere in evidenza uno dei principi fondamentali nella valutazione dei certificati: rendimento e rischio tendono a muoversi nella stessa direzione. Il prodotto sulle Mid Cap offre infatti un premio mensile potenziale del 2,10%, superiore rispetto alla soluzione sulle large cap. Una remunerazione più elevata che riflette però anche la maggiore volatilità e il maggior rischio generalmente associati a società di dimensioni inferiori.
Il tema degli acquisti degli insider diventa quindi una sorta di filtro nella selezione dei sottostanti. La tesi non è necessariamente che queste azioni debbano salire rapidamente, quanto piuttosto che la presenza di acquisti effettuati da soggetti interni alle società possa rappresentare un elemento ulteriore da valutare quando l'obiettivo del certificato è soprattutto quello di mantenere i sottostanti al di sopra delle soglie necessarie per il pagamento delle cedole. Per ottenere il premio, infatti, non serve necessariamente un forte apprezzamento del paniere: a seconda della struttura, può essere sufficiente che i titoli rimangano stabili o che non scendano oltre determinate soglie.
Ed è proprio qui che il confronto diventa particolarmente interessante. Guardare soltanto al 2,10% mensile del prodotto sulle Mid Cap porterebbe infatti a considerarlo automaticamente più appetibile. Ma introducendo nell'analisi anche il prezzo sul mercato secondario, il quadro cambia: la soluzione sulle società a maggiore capitalizzazione quota infatti sensibilmente sotto la pari. Lo sconto rispetto al valore nominale può così compensare almeno in parte la cedola inferiore, aggiungendo un'ulteriore fonte di rendimento potenziale in caso di rimborso a 100.
Il confronto tra i due prodotti diventa quindi un esempio concreto di come, nei certificati, la cedola non possa essere letta separatamente dal prezzo di acquisto e dal rischio dei sottostanti. Un prodotto con rendimento nominalmente più basso può diventare competitivo se acquistato a forte sconto, soprattutto quando il paniere è composto da società di maggiore capitalizzazione e presenta ancora un'adeguata distanza dalle barriere.
Il certificato sulle società a maggiore capitalizzazione presenta un premio mensile leggermente inferiore, ma nel momento dell'analisi quota circa 95,30. Questo significa che un eventuale rimborso a 100 produrrebbe quasi cinque punti percentuali di rendimento aggiuntivo derivante esclusivamente dal prezzo di ingresso.
La differenza di cedola tra i due prodotti è quindi contenuta, mentre lo sconto sul valore nominale del certificato large cap è molto più consistente. Il risultato è apparentemente controintuitivo: il prodotto che sulla carta paga meno può offrire, alle condizioni presenti sul mercato secondario, un rapporto tra rendimento potenziale e rischio molto diverso da quello suggerito dalla sola cedola.
La cedola non basta: attenzione al prezzo del certificato
È probabilmente questa la principale indicazione che emerge dal confronto. Valutare un certificato esclusivamente in base al rendimento potenziale rischia infatti di offrire una lettura incompleta.
La valutazione deve passare contemporaneamente da più elementi: cedola, prezzo di acquisto, qualità e andamento dei sottostanti, distanza dalla barriera, durata residua e condizioni di autocall. È dall’equilibrio tra queste variabili che prende forma il reale profilo rischio-rendimento del prodotto.
Una cedola più elevata, da sola, non rende necessariamente un certificato più interessante. Allo stesso modo, un prezzo sotto la pari può rappresentare un’opportunità solo se viene analizzato insieme alle ragioni che hanno portato il prodotto a trattare a sconto e alla situazione dei sottostanti.
È proprio qui che il lavoro di selezione assume importanza. Nel mercato dei certificati non conta soltanto quanto un prodotto può rendere, ma a quali condizioni quel rendimento viene ottenuto.
Il punto, in definitiva, non è inseguire il certificato che promette di più, ma individuare quello in cui rendimento potenziale, rischio assunto e prezzo di ingresso risultano coerenti tra loro.
È questa lettura complessiva, più che il singolo dato sulla cedola, a fare la differenza.
Rischi principali
L'investimento in questi certificati comporta diversi rischi che l'investitore deve valutare con attenzione prima di procedere all'acquisto:
- Rischio di mercato (worst-of): l’andamento negativo dei sottostanti, in particolare quello con la performance peggiore, può influire negativamente sul pagamento delle cedole e sul rimborso del capitale a scadenza. La struttura worst-of concentra l’esposizione sulla performance del sottostante peggiore.
- Rischio di perdita del capitale: qualora, alla scadenza, almeno uno dei sottostanti si trovi al di sotto della relativa barriera prevista dalla struttura del prodotto, il rimborso può essere commisurato alla performance negativa del sottostante peggiore, con il rischio di perdite anche significative e, in determinate circostanze, dell’intero capitale investito.
- Barriera condizionata: la protezione del capitale è subordinata al rispetto delle condizioni previste dalla struttura del certificato. Qualora il sottostante peggiore non rispetti tali condizioni alla scadenza, l’investitore può essere esposto a perdite in linea con la performance negativa del sottostante.
- Rischio emittente: il rimborso delle somme dovute dipende dalla solvibilità dell’emittente e del garante. In caso di insolvenza dell’emittente o del garante, l’investitore potrebbe perdere, in tutto o in parte, il capitale investito e gli eventuali importi dovuti. Il prodotto non è coperto da sistemi di garanzia dei depositi.
- Rischio di liquidità: la vendita del certificato prima della scadenza può avvenire a condizioni meno favorevoli rispetto al suo valore teorico. In particolari condizioni di mercato o in caso di interruzioni tecniche, la possibilità di vendere il prodotto potrebbe essere limitata o temporaneamente non disponibile.
- Rischio di mancato pagamento delle cedole: le cedole previste dal certificato sono condizionate al verificarsi delle condizioni stabilite dalla struttura del prodotto e, pertanto, non sono garantite. Qualora tali condizioni non siano soddisfatte, le cedole possono non essere corrisposte; eventuali meccanismi di memoria, se previsti, non garantiscono necessariamente il pagamento delle cedole accumulate.
- Rischio di Rimborso Anticipato (Autocall): i certificati possono prevedere l'opzione di scadenza anticipata automatica se il sottostante supera determinati livelli. Questo interrompe il flusso delle cedole e costringe l'investitore a reinvestire il denaro a condizioni di mercato potenzialmente meno favorevoli.
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