USA-Iran: accordo per la fine della guerra, i mercati festeggiano | Investire.biz

USA-Iran: accordo per la fine della guerra, i mercati festeggiano

15 giu 2026 - 10:00

USA e Iran hanno raggiunto un accordo preliminare per il cessate il fuoco definitivo in Medio Oriente. Le azioni salgono, mentre il petrolio crolla

Questa potrebbe essere davvero la volta buona: USA e Iran hanno dichiarato di aver raggiunto un memorandum d'intesa per porre fine al conflitto in Medio Oriente, con la firma vera e propria che dovrebbe avvenire venerdì prossimo in Svizzera. 

Sulla sua piattaforma Truth Social, il presidente USA Donald Trump ha scritto che "l'accordo con la Repubblica Islamica dell'Iran è ora completato". Il messaggio è arrivato poco dopo l'annuncio del primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, il cui Paese ha svolto il ruolo di mediatore nelle trattative tra le due parti in guerra. Il cessate il fuoco, esteso a tutte le operazioni militari in corso, incluso il Libano, sarà immediato e permanente, ha affermato Sharif su X.

 

USA-Iran: cosa è stato deciso nell'accordo

Il patto tra le due nazioni belligeranti è giunto dopo un periodo ad altissima tensione. Alla fine di febbraio, Stati Uniti e Israele hanno cominciato a bombardare l'Iran a causa dei programmi di arricchimento dell'uranio di Teheran, che avrebbero potuto portare alla fabbricazione della bomba atomica. Gli attacchi hanno però provocato la reazione dell'Iran, che ha lanciato missili non solo contro Israele, ma anche contro i Paesi del Golfo, accusati di aver fornito supporto politico e militare ai nemici della Repubblica Islamica.

Gli effetti collaterali della guerra sono stati la chiusura dello Stretto di Hormuz, foce del Golfo attraverso cui transita circa il 20% del petrolio e del gas mondiale, e il rally del prezzo del greggio, che ha generato uno shock energetico. Ad aprile è arrivata una tregua temporanea, nell'attesa che le delegazioni statunitensi e iraniane raggiungessero un'intesa sui punti chiave del conflitto. Il tira e molla è durato a lungo, tra annunci di accordi quasi conclusi e clamorosi dietrofront dell'ultima ora.

Questo fine settimana è stata raggiunta un'intesa formale. Ma cosa è stato deciso?nInnanzitutto, ciò che i mercati finanziari attendevano da tempo: la riapertura dello Stretto di Hormuz. Trump ha dichiarato che il canale verrà riaperto venerdì, ordinando la fine del blocco statunitense dei porti iraniani. "Navi del mondo, accendete i motori. Lasciate scorrere il petrolio!", ha scritto il presidente sui social.

Un altro punto delicato dell'accordo riguarda la questione delle sanzioni occidentali all'Iran. Prima dell'annuncio dell'intesa, un alto funzionario iraniano aveva dichiarato che, secondo la bozza del documento, gli Stati Uniti avrebbero accettato di sbloccare 25 miliardi di dollari di beni iraniani congelati. Tuttavia, il governo americano aveva insistito sul fatto che qualsiasi rilascio sarebbe avvenuto solo se l'Iran avesse rispettato alcune condizioni, tra cui l'abbandono degli obiettivi nucleari.

Proprio la questione del nucleare ha finora ostacolato ogni trattativa e non è ancora stata risolta. Sono previsti ulteriori negoziati durante un periodo di 60 giorni per determinare il destino del programma nucleare iraniano. In questa finestra temporale verrà discusso un accordo più ampio, che includerà anche l'alleggerimento delle sanzioni contro Teheran.

Secondo l'amministrazione Trump, dovrebbe avvenire lo smantellamento delle infrastrutture nucleari iraniane, con la distruzione e la rimozione delle scorte di uranio altamente arricchito. In una dichiarazione congiunta, Regno Unito, Germania, Francia e Italia hanno affermato di essere pronti a revocare le sanzioni contro l'Iran in risposta a "passi chiari e verificabili" per limitare il suo programma nucleare. "Dobbiamo garantire che venga ripristinata la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz", ha dichiarato il primo ministro britannico Keir Starmer. "L'Iran non deve mai possedere un'arma nucleare".

 

La reazione dei mercati

I mercati azionari hanno festeggiato il compromesso che, almeno per ora, mette fine alla guerra in Medio Oriente. Il Nikkei 225 di Tokyo è balzato di oltre il 5%, così come il Kospi della Borsa sudcoreana. Stamane le Borse europee sono tutte in deciso rialzo e i futures di Wall Street preannunciano un avvio delle contrattazioni in territorio positivo.

La riapertura dello Stretto di Hormuz ha frenato drasticamente il rally del petrolio, con il Brent e il WTI che oggi arretrano di oltre il 4%, rispettivamente a 83,60 e 80,60 dollari al barile al momento in cui si scrive. "Il premio di rischio geopolitico che era stato incorporato nel greggio ora viene smantellato in modo piuttosto aggressivo, mentre i trader valutano la prospettiva di un ripristino dei flussi petroliferi", ha dichiarato Tim Waterer, chief market analyst di KCM Trade.

Tuttavia, gli investitori prestano molta attenzione alla velocità con cui i produttori mediorientali riusciranno a ripristinare la produzione e le esportazioni di petrolio dopo i danni causati dalla guerra. "I flussi di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz devono raggiungere soltanto il 60-70% dei livelli prebellici per riportare il mercato alle aspettative di eccesso di offerta precedenti al conflitto", ha dichiarato Vivek Dhar, strategist delle materie prime presso Commonwealth Bank of Australia. "Prevediamo che i futures sul Brent scendano a 80 dollari entro la fine dell'anno, a condizione che lo stretto non venga nuovamente chiuso".

L'accordo ha ridato ossigeno all'oro, che dall'inizio della guerra aveva perso circa un quinto del proprio valore. Nelle contrattazioni di inizio settimana, il metallo giallo è salito di oltre il 2%, raggiungendo quota 4.326 dollari l'oncia, il livello più alto dal 9 giugno. "Le preoccupazioni legate alla svalutazione della valuta, i rischi fiscali e la frammentazione geopolitica in corso continuano a sostenere la domanda a lungo termine di oro. Una moderazione dell'inflazione guidata dall'energia potrebbe contribuire a rafforzare ulteriormente questi fattori", ha affermato Oversea-Chinese Banking Corporation (OCBC) in una nota.

Il dollaro USA ha toccato un minimo di dieci giorni rispetto alle principali valute, sulla prospettiva che la fine della guerra induca la Federal Reserve a non adottare una politica monetaria particolarmente aggressiva sul fronte dei tassi di interesse. "Penso che vedremo il dollaro scendere nelle prossime sessioni", ha affermato Nick Twidale, chief market strategist di ATFX Global a Sydney. Tuttavia, l'esperto prevede che "non ci saranno grandi movimenti".

 

 

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