Tax-loss harvesting: cos'è, come funziona e perché è utile | Investire.biz

Tax-loss harvesting: cos'è, come funziona e perché è utile

31 gen 2026 - 15:00

Cos’è il tax-loss harvesting, come funziona negli USA e perché in Italia è diverso: strategia fiscale, esempio pratico e limiti normativi a confronto

Il tax-loss harvesting è una strategia di ottimizzazione fiscale che consente agli investitori di ridurre le imposte sulle plusvalenze attraverso la vendita mirata di strumenti finanziari in perdita. La logica è semplice: realizzare minusvalenze per compensare i guadagni ottenuti su altri investimenti, riducendo così il carico fiscale complessivo senza alterare in modo significativo l’allocazione del portafoglio.

Questa tecnica è particolarmente diffusa negli Stati Uniti, dove la normativa fiscale consente un utilizzo ampio e strutturato delle perdite in conto capitale. Vediamo come funziona.

 

Come funziona il tax-loss harvesting

Il tax-loss harvesting consiste nella vendita di titoli che presentano una perdita allo scopo di compensare le plusvalenze generate dalla vendita di asset in guadagno. Le perdite realizzate vengono utilizzate per ridurre l’imposta dovuta sulle plusvalenze, con un impatto diretto sul rendimento netto dell’investimento.

In genere la strategia viene applicata verso la fine dell’anno fiscale, quando l’investitore ha una visione chiara delle plusvalenze realizzate. Il capitale ottenuto dalla vendita dei titoli in perdita può poi essere reinvestito in strumenti simili, mantenendo invariato il profilo di rischio e rendimento del portafoglio.

 

Un esempio pratico di tax-loss harvesting negli Stati Uniti

Supponiamo che un investitore statunitense single abbia nel 2024 un reddito annuo di 580.000 dollari. L’investitore rientra nello scaglione fiscale più elevato, con:

  • aliquota marginale del 37% sul reddito ordinario e sulle plusvalenze di breve periodo;
  • aliquota del 20% sulle plusvalenze di lungo periodo.

 

Nel corso dell’anno il portafoglio presenta le seguenti posizioni:

  • Fondo A: +250.000 dollari di plusvalenza non realizzata (detenuto da oltre 12 mesi)
  • Fondo B: –130.000 dollari di minusvalenza non realizzata (detenuto da oltre 12 mesi)
  • Fondo C: –100.000 dollari di minusvalenza non realizzata (detenuto da meno di 12 mesi)

 

Operazioni effettuate

  • Fondo E: venduto con una plusvalenza di 200.000 dollari (lungo periodo)
  • Fondo F: venduto con una plusvalenza di 150.000 dollari (breve periodo)

 

Tassazione senza tax-loss harvesting

Senza la realizzazione delle perdite, l’imposta dovuta sarebbe:

 

  • 200.000 × 20% = 40.000 dollari
  • 150.000 × 37% = 55.500 dollari
  • Totale imposte: 95.500 dollari

 

Tassazione con tax-loss harvesting

Vendendo anche i fondi in perdita (B e C), l’investitore può compensare le plusvalenze:

 

  • Plusvalenza di lungo periodo: 200.000 – 130.000 = 70.000 dollari tassabili
  • Plusvalenza di breve periodo: 150.000 – 100.000 = 50.000 dollari tassabili

 

L’imposta diventa quindi:

 

  • 70.000 × 20% = 14.000 dollari
  • 50.000 × 37% = 18.500 dollari
  • Totale imposte: 32.500 dollari

 

Il risparmio fiscale ottenuto grazie al tax-loss harvesting è pari a 63.000 dollari, a parità di esposizione complessiva ai mercati.

 

Il ruolo della wash-sale rule

Per poter beneficiare del tax-loss harvesting, l’investitore deve rispettare la cosiddetta wash-sale rule. Questa regola vieta di vendere un titolo in perdita e riacquistare lo stesso strumento, o uno “sostanzialmente identico”, nei 30 giorni precedenti o successivi alla vendita.

Per aggirare il problema senza uscire dal mercato, molti investitori utilizzano ETF o fondi simili ma non identici, mantenendo l’esposizione all’asset class senza invalidare la minusvalenza fiscale.

 

Perché il tax-loss harvesting non è replicabile in Italia

È fondamentale chiarire che il tax-loss harvesting, così come descritto, è una strategia tipica del sistema fiscale statunitense e non è pienamente applicabile in Italia. Nel nostro ordinamento:

  • le minusvalenze possono compensare solo plusvalenze finanziarie, non il reddito complessivo;
  • non è prevista alcuna deduzione dal reddito imponibile, come il limite di 3.000 dollari annui consentito negli USA;
  • le minusvalenze sono riportabili per un massimo di quattro anni;
  • la compensazione è soggetta a vincoli di categoria e natura degli strumenti finanziari.

 

Di conseguenza, in Italia si parla più correttamente di gestione delle minusvalenze piuttosto che di tax-loss harvesting in senso stretto, con benefici fiscali più limitati e subordinati alla futura realizzazione di plusvalenze.

 

 

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