Le azioni globali stanno salendo a ritmo sostenuto, con l’indice MSCI World che questa settimana ha raggiunto un massimo storico e si avvia a concludere il mese migliore dallo scorso settembre. Secondo gli osservatori finanziari, sono diversi i driver che stanno spingendo l’azionario mondiale verso queste performance.
In primo luogo, la stagione delle trimestrali sta mostrando una notevole resilienza degli utili, che spesso hanno sorpreso in positivo nonostante un contesto macroeconomico complesso. I settori tecnologico, industriale e dei servizi stanno mostrando una buona tenuta, rafforzando la fiducia degli investitori.
In secondo luogo, i mercati stanno scontando aspettative di una politica monetaria delle Banche centrali più accomodante, grazie al raffreddamento dell’inflazione e al rallentamento dell’economia. Con tassi di interesse più bassi attesi nel corso del 2026, aumenta l’attrattiva degli asset più rischiosi rispetto al reddito fisso.
Terzo, la liquidità globale rimane abbondante e una parte dei flussi si è spostata verso i mercati azionari internazionali, anche in un’ottica di diversificazione rispetto alla Borsa americana.
Azioni globali: l’avvertimento di BofA
L’euforia generale, però, rischia di scontrarsi con i dati. Gli strategist di Bank of America hanno avvertito che alcuni indicatori tecnici segnalano livelli di allarme, come il posizionamento delle medie mobili oltre soglie che storicamente fanno scattare segnali di vendita. Più nel dettaglio, il team guidato da Michael Hartnett osserva che circa l’89% degli indici azionari MSCI scambiava al di sopra delle medie mobili a 50 e 200 giorni nella settimana conclusa il 28 gennaio. In genere, il superamento della soglia dell’88% indica un’area di ipercomprato, spesso seguita da prese di profitto.
Allo stesso tempo, sottolineano gli esperti, si sono registrati deflussi per 15,4 miliardi di dollari dai fondi azionari nel corso della settimana, un segnale che indica una crescente cautela degli investitori nonostante il proseguimento dei rialzi.
A completare l’analisi c’è il segnale di "estremo ottimismo" proveniente dal Sell-Side Indicator (SSI) di BofA. L’indicatore stima il posizionamento consigliato dagli strategist del settore sell-side, ossia i professionisti che lavorano per le grandi banche d’investimento e forniscono raccomandazioni ai clienti. In sostanza, l’SSI misura la quota media di capitale che questi esperti suggeriscono di allocare in azioni statunitensi all’interno di un portafoglio bilanciato. Il valore è espresso in percentuale: più è alto, maggiore è l’esposizione azionaria raccomandata. Un valore basso, invece, indica un approccio più prudente, con una preferenza per liquidità o obbligazioni. Hartnett spiega il livello attuale dell’SSI con "l’ampia partecipazione dei titoli nei listini globali e la solidità del mercato del credito", fattori che "hanno finora compensato i deflussi dall’azionario".
Wall Street: gli insider vendono
Guardando nello specifico al mercato statunitense, emerge un ulteriore elemento di preoccupazione: gli insider stanno vendendo. Secondo i dati del Washington Service, questo mese quasi 1.000 dirigenti di circa 6.000 società americane quotate hanno venduto azioni mentre l’indice S&P 500 aggiornava i massimi storici. Al contrario, solo 207 dirigenti hanno incrementato le proprie partecipazioni. Si tratta del rapporto tra vendite e acquisti più elevato degli ultimi cinque anni, sottolinea il principale fornitore di dati sul mercato degli insider.
Non sempre la vendita delle azioni da parte delle persone che hanno ruoli importanti all'interno delle aziende sia da considerare in chiave negativa. A volte, le motivazioni possono includere piani di vendita prestabiliti legati alle stock option, esigenze di liquidità o scelte di diversificazione. Tuttavia, il fenomeno solleva alcuni interrogativi alla luce dei rischi legati alle valutazioni elevate, agli ingenti investimenti delle grandi aziende nell’intelligenza artificiale e ad alcuni sviluppi sfavorevoli nel commercio globale.
"Il comportamento degli insider aziendali si è rivelato un segnale potente sui rendimenti futuri delle azioni", ha dichiarato Joe Gilbert, gestore di portafoglio presso Integrity Asset Management. "Tra rischi geopolitici e valutazioni azionarie elevate, riteniamo che i dirigenti stiano prendendo atto di questi fattori e li stiano sfruttando come un’opportunità per realizzare guadagni, un aspetto che gli investitori dovrebbero tenere in considerazione".