L'intelligenza artificiale ha letteralmente rivoluzionato il mondo del software, al punto da rendere quasi antiquati alcuni dei modelli tradizionali. Gli investimenti negli ultimi anni per costruire l'infrastruttura necessaria ad addestrare i modelli linguistici sono stati esorbitanti. Ora, il prossimo passo è quello di concentrarsi sull'AI fisica, ovvero sulle applicazioni concrete. Tra queste, secondo molte delle principali banche d'affari, i robot umanoidi rappresentano una delle opportunità più interessanti del prossimo decennio.
Goldman Sachs è tra gli istituti più ottimisti. Dopo una serie di incontri con aziende del settore a Hong Kong, Shenzhen e Pechino, gli analisti della banca americana hanno concluso che la robotica basata sull'intelligenza artificiale sta entrando in una fase di accelerazione tecnologica. Non significa che il mercato sia già maturo, ma che le basi per una futura commercializzazione stanno diventando sempre più solide.
Robot umanoidi: i progressi fatti finora
Negli ultimi mesi i progressi sono stati notevoli. I nuovi modelli di AI non si limitano più a comprendere il linguaggio, ma iniziano a interpretare l'ambiente circostante, pianificare movimenti e adattarsi agli imprevisti. Su questo terreno si fa strada un'intelligenza artificiale incorporata in un corpo fisico, dove il software si sta attrezzando per muoversi nel mondo reale. Uno degli sviluppi più importanti riguarda l'integrazione tra i modelli di linguaggio e i cosiddetti "world model", sistemi che consentono ai robot di prevedere le conseguenze delle proprie azioni e pianificare i movimenti con maggiore precisione. Al riguardo, gli umanoidi stanno diventando sempre più robusti e affidabili.
Tuttavia, c'è ancora un ostacolo importante da superare: la disponibilità di grandi quantità di dati reali con cui addestrare le macchine. Molte aziende stanno investendo nella costruzione di vere e proprie "fabbriche di dati", dove i robot imparano osservando il comportamento umano oppure raccogliendo informazioni attraverso sensori, dispositivi indossabili e sistemi di realtà virtuale. Più dati significano modelli migliori e robot più capaci di operare in ambienti complessi.
Quali prospettive
Paesi come la Cina stanno facendo notevoli progressi in questo campo, ma è difficile immaginare che nei prossimi due o tre anni ci saranno in circolazione milioni di umanoidi in grado di sostituire in tutto e per tutto l'essere umano. Secondo Goldman Sachs, si è ancora in una fase di sperimentazione e la diffusione commerciale su larga scala non arriverà prima del 2029. In quell'anno, a giudizio della banca d'investimento americana, la tecnologia avrà raggiunto livelli di affidabilità e costi compatibili con un'adozione industriale.
Barclays vede il prossimo decennio come quello dei robot umanoidi, con il mercato che potrebbe arrivare a valere circa 200 miliardi di dollari entro il 2035, rispetto al valore attuale di circa 3 miliardi di dollari. La banca londinese vede come fattori trainanti dello sviluppo dei robot umanoidi la carenza di manodopera, l'invecchiamento della popolazione e il calo dell'offerta per lavori ripetitivi, pesanti o pericolosi. Già molte aziende stanno investendo nell'automazione proprio per sopperire a queste difficoltà; nei prossimi anni è da attendersi un'accelerazione.
Dove verranno impiegati i robot umanoidi?
Ma dove troveranno spazio i robot umanoidi? Barclays ha indicato i settori manifatturiero, della logistica, agricolo e delle costruzioni come quelli in cui saranno impiegate le macchine in una prima fase. In seguito, ci sarà un ingresso anche nella sanità, nell'assistenza agli anziani, nell'istruzione e nei servizi.
La Cina è il Paese con il vantaggio competitivo più marcato. Barclays, infatti, sottolinea come Pechino sia ormai il principale laboratorio mondiale della robotica, con circa la metà di tutti i robot industriali utilizzati nel mondo e l'85% delle installazioni di robot umanoidi effettuate nell'ultimo anno. L'aspetto più interessante è che i produttori cinesi riescono a produrre robot a costi significativamente inferiori rispetto ai concorrenti occidentali, spesso intorno ai 50.000 dollari per unità.
Quindi, come rileva anche Goldman Sachs, l'area Asia-Pacifico è una delle più interessanti per gli investimenti nelle aziende di questo settore. Il rapporto prezzo/utili mediano delle società robotiche asiatiche risulta infatti inferiore di circa il 20% rispetto a quello delle aziende americane, mentre le prospettive di crescita degli utili appaiono superiori. A trarne vantaggio potrebbero essere anche le aziende che realizzano componenti fondamentali come attuatori, riduttori armonici e sistemi di precisione, evidenzia la banca americana.
Quali incognite
Naturalmente non mancano le incognite. La tecnologia deve ancora dimostrare di poter funzionare su larga scala, riducendo i costi e aumentando l'affidabilità. Inoltre, resta aperto il tema dell'impatto sociale dell'automazione, che potrebbe modificare profondamente il mercato del lavoro nei prossimi anni. Come spesso accade con le innovazioni rivoluzionarie, è difficile prevedere tempi e vincitori. Basti pensare che, nei primi anni di Internet, furono poche le aziende capaci di trasformare la crescita del settore in profitti duraturi.
Una cosa, però, sembra mettere d'accordo molti osservatori: dopo la corsa ai chip e ai data center, la prossima fase dell'intelligenza artificiale potrebbe svolgersi nel mondo fisico. E, se questa previsione dovesse realizzarsi, i robot umanoidi potrebbero rappresentare uno dei mercati più importanti del prossimo decennio, con implicazioni profonde non solo per gli investitori, ma anche per il modo in cui si vive e si lavora.