Ray Dalio lancia un nuovo allarme sui mercati globali, avvertendo che il mondo è sempre più vicino a una vera e propria “guerra dei capitali”. Il fondatore di Bridgewater Associates, intervenuto al World Governments Summit di Dubai, ha spiegato che le attuali tensioni geopolitiche e finanziarie stanno creando le condizioni per un utilizzo sempre più esplicito del capitale come strumento di pressione politica ed economica.
Ray Dalio: il sistema globale traballa, ecco perchè
Secondo Dalio, il rischio non è teorico ma concreto. Il sistema globale si troverebbe “sull’orlo” di una fase in cui misure come controlli sui capitali, restrizioni sui flussi finanziari, sanzioni, barriere all’accesso ai mercati e leve legate al debito diventano armi strategiche. Non si tratterebbe ancora di una guerra dei capitali in atto, ma di una situazione fragile, in cui basterebbe poco per oltrepassare il punto di non ritorno, alimentata da paure reciproche tra le principali aree economiche.
Nel suo intervento, Dalio ha citato le crescenti tensioni tra Stati Uniti ed Europa, in particolare il timore, da parte degli investitori europei, di possibili sanzioni sui capitali detenuti in asset denominati in dollari. Allo stesso tempo, negli Stati Uniti emergerebbe la preoccupazione opposta: quella di non poter più contare su un flusso stabile di capitali esteri per finanziare il proprio debito. Un aspetto tutt’altro che marginale, considerando che gli investitori europei hanno rappresentato circa l’80% degli acquisti esteri di Treasury USA tra aprile e novembre, secondo dati Citi citati da Reuters.
Il quadro è reso ancora più complesso dalle politiche commerciali statunitensi. Dal ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, l’alternanza tra annunci di dazi punitivi e successivi ripensamenti ha aumentato la volatilità dei mercati e rafforzato l’idea che il commercio e i flussi finanziari possano diventare strumenti di pressione geopolitica.
Dalio ha sottolineato come, storicamente, le guerre dei capitali emergano in prossimità di grandi conflitti, ricordando le sanzioni imposte dagli Stati Uniti al Giappone prima dell’ingresso nella Seconda guerra mondiale. Uno scenario che, secondo l’investitore, potrebbe trovare oggi un parallelo nei rapporti tra Stati Uniti e Cina, o nelle crescenti riflessioni sulla dipendenza finanziaria reciproca tra USA ed Europa.
In questo contesto, Dalio ha evidenziato come Banche centrali e fondi sovrani stiano già iniziando a prepararsi a possibili controlli sui capitali e restrizioni sui movimenti finanziari. Un segnale che il rischio di frammentazione del sistema globale non è più solo una questione accademica, ma una variabile sempre più presente nelle strategie istituzionali.
Dalio: l'oro come asset centrale per la diversificazione
Quanto alle strategie di protezione, Dalio ha ribadito il ruolo centrale dell’oro come strumento di diversificazione. Nonostante la recente volatilità e il forte calo dai massimi, il metallo giallo resta, a suo avviso, una delle migliori coperture nei momenti di stress sistemico. Più che cercare il timing perfetto, l’approccio corretto sarebbe quello di mantenere una quota strutturale di oro in portafoglio, soprattutto per investitori istituzionali come governi e fondi sovrani.
In un mondo segnato da crescenti frizioni geopolitiche e squilibri finanziari, la priorità non è prevedere il prossimo shock, ma costruire portafogli realmente diversificati, capaci di resistere a scenari estremi. Per Dalio, la guerra dei capitali non è ancora iniziata, ma ignorarne il rischio sarebbe un errore strategico.