In Europa è tornato l’incubo dei dazi USA. Questa volta il motivo che ha spinto il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, a minacciare nuove tariffe si chiama Groenlandia. Il Vecchio Continente non è disposto a consegnare nelle mani americane il territorio autonomo della Danimarca e Trump, in attesa di verificare se la questione avrà sviluppi di natura militare, ha pronta una nuova ondata di dazi.
I prelievi partirebbero dal 1° febbraio nella misura del 10%, colpendo Regno Unito, Germania, Francia, Danimarca, Norvegia, Svezia, Finlandia e Paesi Bassi. L’Italia è stata risparmiata, mentre la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sta cercando di svolgere un ruolo di mediatrice tra le due sponde dell’Atlantico per appianare la situazione.
Il rischio di escalation è molto alto, perché Trump ha dichiarato che l’aliquota potrebbe salire al 25% dal 1° giugno, mentre l’Europa sta valutando se attuare misure di ritorsione punitive, rischiando di scatenare una nuova guerra commerciale (Tensioni USA-UE: dazi e Anti-Coercizione preoccupano i mercati).
Dazi USA: ecco chi perde in Europa
Nel frattempo, osservatori economici e finanziari si interrogano su chi pagherà realmente il prezzo dei nuovi dazi. Un rapporto pubblicato oggi dal think tank tedesco Kiel Institute for the World Economy sostiene che il salasso graverà quasi interamente sugli importatori statunitensi, sui loro clienti nazionali e, in ultima istanza, sui consumatori americani.
"Gli esportatori esteri non hanno ridotto significativamente i loro prezzi in risposta agli aumenti tariffari statunitensi", si legge nel documento. "L’aumento di 200 miliardi di dollari nelle entrate doganali rappresenta 200 miliardi di dollari sottratti a imprese e famiglie americane".
Elaborazione: Investire.biz
Anche gli economisti di Goldman Sachs ritengono che l’impatto sull’economia europea non sarà rilevante. Il team della banca d’investimento statunitense stima che dazi del 10% ridurrebbero il PIL reale dei Paesi interessati al massimo dello 0,2%, con la Germania destinata a subire il colpo maggiore.
Tuttavia, gli investitori restano in allerta per individuare i settori più esposti. Gli economisti, in generale, puntano i riflettori su quattro comparti principali.
Auto
Il settore automotive è già stato sotto pressione lo scorso anno a causa delle politiche commerciali di Trump ed è considerato particolarmente vulnerabile, per via dell’elevato livello di globalizzazione della catena di approvvigionamento e della forte dipendenza dalla manifattura statunitense.
"Se i dazi verranno effettivamente introdotti, e naturalmente bisognerà vedere come evolverà la situazione geopolitica, i settori chimico, industriale e automobilistico saranno i più colpiti, con un impatto diretto sulla crescita tedesca", ha dichiarato Mohit Kumar, capo economista per l’Europa di Jefferies.
Lusso
Il settore del lusso è stato considerato fino a poco tempo fa una sorta di zona franca dalle tensioni commerciali, grazie alla capacità delle aziende di determinare i prezzi e trasferire i maggiori costi sui consumatori,. Ora, però, un eventuale rallentamento economico causato dai dazi potrebbe avere ricadute anche sulla clientela più abbiente. Gli analisti ritengono che la Francia possa pagare il prezzo più alto, considerando la presenza di colossi del settore come LVMH e Kering.
Pharma
I prodotti farmaceutici rappresentano la principale voce di esportazione dell’Unione europea verso gli Stati Uniti. Di conseguenza, l’introduzione dei dazi potrebbe avere un impatto significativo sul settore. La danese Novo Nordisk, la svizzera Roche e la francese Sanofi sono considerate tra le aziende più esposte.
Energia
Anche il settore energetico, in particolare relativo a petrolio e gas, potrebbe subire ripercussioni, seppur indirette, a causa di una domanda globale più debole e di maggiori costi lungo la catena di approvvigionamento.
I dazi di Trump avranno "un impatto sui prezzi del petrolio, delle materie prime, sui mercati azionari, sui mercati del debito e sul credito privato. Praticamente su tutto", ha affermato Ozan Özkural, fondatore e managing partner di Tanto Capital.
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