Cina, Due Sessioni 2026: tra crescita debole e rischio petrolio | Investire.biz

Cina, Due Sessioni 2026: tra crescita debole e rischio petrolio

04 mar 2026 - 07:00

Domani prenderà il via la Due Sessioni: PIL sotto il 5%, nuovo Piano al 2030 e nodo energia dopo l’attacco all’Iran che pesa sulle forniture petrolifere a Pechino

Domani, in Cina prenderà il via l’appuntamento politico più rilevante dell’anno, le cosiddette “Due Sessioni”, il doppio vertice che riunisce a Pechino la Conferenza consultiva politica del popolo cinese (CPPCC) e l’Assemblea nazionale del popolo (NPC).

Migliaia di delegati convergeranno nella Grande Sala del Popolo in un contesto segnato da tensioni geopolitiche crescenti, competizione strategica con gli USA e nuove turbolenze sul fronte energetico globale.

Come da tradizione, non sono attese sorprese clamorose: l’NPC è spesso definita dagli osservatori un “parlamento ratificatore”, poiché le principali decisioni sono già state concordate all’interno del Partito comunista cinese.

Tuttavia, le Due Sessioni 2026 restano un momento cruciale per comprendere le priorità economiche, industriali e strategiche della leadership guidata da Xi Jinping. Vediamo quindi tutto quello che c’è da sapere.

 

Il focus sull’economia: crescita sotto il 5% e nuova fase strategica

Il momento centrale sarà la presentazione del rapporto di governo da parte del premier Li Qiang all’apertura dell’NPC. Gli analisti si attendono un obiettivo di crescita del PIL al 4,5%, per la prima volta sotto la soglia simbolica del 5%.

Un segnale che riflette un cambio di paradigma: meno enfasi sulla crescita quantitativa e maggiore attenzione alla “qualità” dello sviluppo. Il 2026 segna inoltre l’avvio ufficiale del 15° Piano quinquennale al 2030, documento che definirà le priorità della Cina nei prossimi 5 anni.

Il piano dovrebbe puntare con decisione su autosufficienza tecnologica, AI, semiconduttori avanzati, manifattura high-end, sicurezza energetica e delle risorse. In un contesto di competizione con gli USA, la capacità innovativa e la resilienza alle pressioni esterne vengono considerate sfide strutturali.

Questa strategia, tuttavia, potrebbe accentuare una tensione interna: investire in settori tecnologici di punta non risolve nell’immediato problemi come la disoccupazione giovanile, l’invecchiamento demografico o la crisi del comparto immobiliare, ancora fragile.

 

Difesa e riorganizzazione militare: la doppia sfida di Pechino alle Due Sessioni

Le Due Sessioni saranno inoltre segnate dal tema della difesa. Dal 2023 la Cina ha aumentato la spesa militare del 7,2% annuo e anche quest’anno è atteso un incremento analogo. L’obiettivo dichiarato è modernizzare le forze armate in un contesto di tensioni nel Mar Cinese Meridionale e intorno a Taiwan.

A pesare è però anche l’ampia campagna di indagini e rimozioni all’interno dell’apparato militare. Negli ultimi anni oltre cento ufficiali di alto rango sarebbero stati rimossi o posti sotto inchiesta. La recente apertura di procedimenti nei confronti di alti generali rappresenta un segnale chiaro: la lealtà politica resta un requisito imprescindibile.

 

Petrolio, tra Iran e Venezuela: la dipendenza energetica della Cina

A complicare ulteriormente il quadro delle Due Sessioni è lo shock energetico seguito all’attacco congiunto USA-Israele contro l’Iran.

Se ufficialmente Pechino non importa greggio iraniano, i dati di tracciamento delle petroliere mostrano che nel 2025 la Cina avrebbe acquistato circa 1,38 milioni di barili al giorno dall’Iran e circa 389.000 dal Venezuela, spesso attraverso spedizioni indirette e rietichettature.

Secondo diverse stime, Iran e Venezuela insieme rappresentavano fino al 17% delle importazioni cinesi di petrolio, ma in termini di consumo effettivo – considerando le triangolazioni – il peso potrebbe avvicinarsi al 30% se si includono flussi indiretti e russi scontati. L’Iran da solo coprirebbe circa il 15% del fabbisogno cinese importato.

L’interruzione o la forte riduzione di queste forniture colpisce Pechino in un punto sensibile. Il greggio iraniano e venezuelano, venduto a prezzi scontati a causa delle sanzioni, era particolarmente appetibile per le raffinerie indipendenti cinesi. La chiusura o l’instabilità dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita quasi la metà delle importazioni marittime cinesi dal Golfo, amplifica il rischio.

Tuttavia, la Cina non è rimasta inattiva. Negli ultimi mesi ha aumentato significativamente le scorte strategiche di petrolio, accumulando centinaia di migliaia di barili al giorno in più rispetto al 2024, e ha diversificato le forniture verso Arabia Saudita, Emirati, Oman, Brasile e Canada. Questa strategia potrebbe consentirle di assorbire per mesi eventuali shock prolungati.

Tuttavia c’è da tenere a mente che l’Iran non è il Venezuela. Una destabilizzazione prolungata di Teheran avrebbe conseguenze ben più ampie sui mercati globali, con il rischio di un petrolio sopra i 100 dollari al barile e un impatto diretto sulla crescita cinese.

 

 

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