Jerome Powell si congeda da presidente della Federal Reserve (Fed) con un messaggio molto forte: la Banca centrale non sarà accomodante di fronte alle crescenti preoccupazioni inflazionistiche e alle incertezze legate alla guerra USA-Iran. Nella sua ultima riunione da capo dell’autorità monetaria, Powell ha tenuto un tono molto duro nei confronti dell’amministrazione Donald Trump in conferenza stampa, rivendicando l’indipendenza della Banca dalle pressioni politiche.
Powell lascerà la guida della Fed il 15 maggio, dopo otto anni di mandato. Il suo posto verrà probabilmente ricoperto da Kevin Warsh, la cui nomina è già stata approvata dalla Commissione bancaria del Senato e potrebbe essere confermata in aula poco prima della scadenza del mandato di Powell. Quest’ultimo, comunque, resterà nel Consiglio dei governatori, composto da sette membri, fino a gennaio 2028, anche se ha affermato che in futuro deciderà per quanto tempo mantenere l’incarico.
Fed: la riunione più contrastata dal 1992
La Fed ha deciso di mantenere i tassi fermi nell’intervallo 3,50%-3,75%, ma il tono hawkish del presidente ha turbato i mercati, con il dollaro statunitense e i rendimenti sui Treasury bond saliti rapidamente. L’aspetto che ha colpito di più nel meeting del 28-29 aprile è stato il forte contrasto all’interno del board, il più marcato dal 1992, con tre membri dissidenti nella dichiarazione ufficiale in merito all’orientamento accomodante. Il governatore Stephen Miran, proveniente dall’amministrazione Trump e quindi vicino al presidente USA, ha invece votato a favore di un taglio dei tassi già in questa riunione, aumentando il dissenso all’interno del consiglio.
I “falchi” della Fed hanno sostenuto la tesi dell’inflazione elevata, che rischia di andare fuori controllo con il rally del petrolio conseguente allo stallo della situazione in Iran. Oggi verranno pubblicati i dati sui prezzi al consumo core, i più utilizzati dalla Fed per valutare le dinamiche inflazionistiche. Le aspettative sono per una crescita del 3,5% nel mese di marzo, ben al di sopra del target del 2% fissato dalla Banca centrale.
Powell ha sottolineato che “il rischio è che le tariffe sulle importazioni e i costi energetici elevati alimentino ulteriormente l’inflazione core”, aggiungendo che “pur non essendo pronti a segnalare un aumento dei tassi, lo spostamento è verso una posizione neutrale, in cui un rialzo verrebbe considerato al pari di un taglio”.
Bisognerà vedere come si muoverà il successore di Powell, che, se sarà Warsh come sembra, dovrà probabilmente smentire la sua matrice trumpiana per portare avanti una politica monetaria restrittiva, mentre Trump si aspetta tassi più bassi. Intanto il CME FedWatch sconta una probabilità di circa il 44% di un aumento dei tassi entro aprile 2027, a fronte dell’8% registrato prima della riunione.
Morgan Stanley è convinta che la Fed inizierà ad abbassare il costo del denaro solo l’anno prossimo, a causa dell’inflazione persistente e della resilienza economica. “La soglia per i tagli è più alta e la Fed sembra disposta ad aspettare”, ha affermato la banca statunitense.
Ancora schermaglie con Trump
Il tema dei tassi di interesse ha lasciato spazio alle dichiarazioni di Powell sulle pressioni di Trump, tornate al centro della scena. Il 73enne di Washington ha detto che non sarà un dissidente di alto profilo all’interno del Consiglio dei governatori, ma ha ribadito con forza che una serie di azioni legali dell’amministrazione USA - come il tentativo di licenziare la governatrice Lisa Cook e l’indagine penale nei suoi confronti - mette a rischio la credibilità della Banca centrale, minacciando la linea di demarcazione necessaria tra le decisioni sui tassi di interesse e le esigenze politiche di breve periodo.
“Queste azioni legali dell’amministrazione sono senza precedenti nei nostri 113 anni di storia, e ci sono minacce di ulteriori iniziative simili”, ha affermato. “Temo che questi attacchi stiano indebolendo l’istituzione e mettendo a rischio ciò che conta davvero per il pubblico, ovvero la capacità di condurre la politica monetaria senza considerazioni politiche”.
La risposta di Trump non si è fatta attendere ed è stata dura e tagliente: “Jerome ‘Too Late’. Powell vuole restare alla Fed perché non riesce a trovare lavoro altrove - nessuno lo vuole”, ha scritto il tycoon su Truth Social.