Le crescenti tensioni geopolitiche e gli shock energetici stanno complicando il quadro per le principali Banche centrali globali, chiamate a gestire un equilibrio sempre più delicato tra stabilità dei prezzi e sostegno alla crescita.
In questo contesto, le prossime decisioni di politica monetaria di Federal Reserve, Banca Centrale Europea, Bank of England e Bank of Japan saranno determinanti per orientare le aspettative dei mercati. Vediamo cosa si aspetta il mercato.
Fed: spazio per tagli ai tassi nella seconda parte dell’anno
Negli Stati Uniti, la Banca centrale considera l’attuale rialzo dei prezzi energetici principalmente come uno shock di offerta, quindi difficilmente contrastabile con strumenti tradizionali. Le aspettative di inflazione, sia di mercato sia dei consumatori, restano per ora sotto controllo, suggerendo che la dinamica potrebbe rivelarsi temporanea.
Tuttavia, il quadro macro presenta elementi di fragilità, soprattutto sul fronte occupazionale. Nonostante la crescita economica, il mercato del lavoro ha mostrato segnali meno robusti negli ultimi trimestri, e un ulteriore deterioramento non è da escludere in presenza di tensioni geopolitiche persistenti.
In questo scenario, un rallentamento dei consumi - già penalizzati dall’erosione del potere d’acquisto - potrebbe contribuire a ridurre le pressioni inflazionistiche di fondo. Se i prezzi energetici dovessero stabilizzarsi nella seconda metà del 2026, si aprirebbe quindi una finestra per un allentamento monetario verso fine anno.
BCE: tra rischio inflazione e timori per la crescita
Per la Banca Centrale Europea il contesto appare particolarmente complesso. L’istituto di Francoforte si trova a operare in una modalità più reattiva, con un focus crescente sui dati correnti piuttosto che sulle proiezioni di lungo periodo.
L’aumento dei prezzi energetici potrebbe innescare una nuova ondata inflazionistica, inizialmente concentrata sui carburanti ma con possibili effetti a catena su trasporti, alimentari e beni industriali. Se questo fenomeno dovesse rimanere circoscritto e temporaneo, un intervento sui tassi potrebbe non essere necessario.
Resta però il rischio che alcuni indicatori chiave, tra cui un’inflazione oltre il 4%, una inflazione “core” sopra il 3% o un disancoraggio delle aspettative, possano spingere la BCE a un rialzo dei tassi a scopo prudenziale, anche a costo di penalizzare la crescita.
Bank of England: probabile fase di attesa
Nel Regno Unito, la Bank of England sembra orientata a mantenere un approccio attendista. Il contesto economico interno, caratterizzato da un mercato del lavoro debole e da vincoli di finanza pubblica, riduce la necessità di ulteriori strette monetarie nel breve termine.
I tassi di interesse si trovano già su livelli restrittivi e le autorità monetarie hanno segnalato cautela nel valutare eventuali nuovi interventi. Nonostante ciò, all’interno del comitato permangono divergenze di vedute, segno che il percorso futuro resta incerto e dipendente dall’evoluzione dei dati.
Bank of Japan: possibile svolta restrittiva
Diverso il quadro in Giappone, dove la Bank of Japan potrebbe essere più vicina a un cambio di rotta. Nonostante i rischi legati alla dipendenza energetica, l’economia ha mostrato una certa resilienza, sostenuta da utili aziendali solidi, investimenti in crescita e un miglioramento dei salari.
Le pressioni inflazionistiche, alimentate anche dall’aumento dei costi energetici, stanno diventando più persistenti, con indicatori core stabilmente sopra il target del 2%. Questo contesto potrebbe spingere la BoJ ad avviare un primo rialzo dei tassi già nei prossimi mesi, segnando un passaggio significativo dopo anni di politica ultra-accomodante.