La BCE si prepara ad alzare nuovamente i tassi d’interesse nella riunione dell’11 giugno. Secondo il consenso degli analisti, un incremento di 25 punti base del tasso sui depositi, dal 2% al 2,25%, appare ormai quasi certo, sostenuto dall’accelerazione dell’inflazione nell’Eurozona e dai timori legati all’aumento dei prezzi energetici. Vediamo tutto quello che c’è da sapere.
BCE: inflazione in salita rafforza attese per rialzo dei tassi
I dati preliminari di maggio hanno mostrato un’inflazione dell’Eurozona al 3,2%, in aumento rispetto al 3% di aprile e ben al di sopra dell’obiettivo del 2% della BCE. Anche l’inflazione core, che esclude le componenti più volatili come energia e alimentari, è salita al 2,5%, superando le attese degli analisti.
L’aumento dei prezzi energetici, alimentato dalle tensioni in Medio Oriente e dalle difficoltà nei flussi energetici attraverso lo Stretto di Hormuz, continua a esercitare pressioni sull’economia europea. Tuttavia, l’attuale scenario appare molto diverso rispetto alla crisi energetica del 2022, quando l’inflazione aveva già raggiunto livelli estremamente elevati e la BCE partiva da tassi negativi.
BCE e tassi: un rialzo “assicurativo” più che una stretta aggressiva
Secondo diversi economisti, il prossimo intervento della BCE potrebbe essere interpretato come un “rialzo assicurativo”. Il rischio di restare indietro nella lotta all’inflazione viene infatti considerato maggiore rispetto ai possibili effetti negativi che un modesto aumento dei tassi potrebbe avere sulla crescita economica.
L’istituto guidato da Christine Lagarde si trova però di fronte a un delicato equilibrio. Da un lato deve preservare la propria credibilità nel mantenere sotto controllo le aspettative di inflazione; dall’altro deve evitare di aggravare un contesto economico già caratterizzato da crescita debole e da un progressivo irrigidimento delle condizioni finanziarie.
BCE: nuove previsioni macroeconomiche sotto la lente
La riunione dell’11 giugno sarà accompagnata dall’aggiornamento delle proiezioni economiche della BCE. Gli analisti non si attendono revisioni significative rispetto alle stime di marzo, poiché petrolio, tassi di cambio e rendimenti obbligazionari risultano ancora vicini ai livelli osservati allora.
Potrebbero tuttavia emergere lievi ritocchi al rialzo per l’inflazione del 2026 e revisioni marginali al ribasso per la crescita economica. Le prospettive di medio termine, invece, dovrebbero rimanere sostanzialmente invariate.
BCE: da Lagarde nessuna indicazione chiara su prossime mosse
Il vero focus del mercato sarà rappresentato dalle indicazioni che Christine Lagarde fornirà sul percorso successivo della politica monetaria.
A differenza del ciclo di rialzi del 2022, quando la BCE aveva sostanzialmente preannunciato ulteriori strette, questa volta l’istituto dovrebbe mantenere un approccio più prudente e continuare a ribadire una strategia “meeting by meeting”, basata sull’evoluzione dei dati economici.
Gli osservatori si aspettano quindi un tono moderatamente restrittivo, senza però impegni espliciti su ulteriori aumenti del costo del denaro nei mesi successivi.
Il mercato ha già iniziato a fare il lavoro della BCE
Un elemento che potrebbe limitare la necessità di ulteriori strette è il fatto che i mercati finanziari stanno già incorporando aspettative di tassi più elevati.
L’aumento dei rendimenti obbligazionari e il progressivo irrigidimento delle condizioni di credito stanno infatti contribuendo a rallentare domanda e investimenti, amplificando l’effetto della politica monetaria prima ancora che vengano adottate nuove misure.
Per questo motivo molti analisti ritengono che, dopo il probabile rialzo di giugno, la Banca centrale europea possa preferire una fase di osservazione per valutare l’impatto delle condizioni finanziarie sull’economia reale.
BCE stretta tra inflazione e crescita
L’Eurotower si trova oggi a fronteggiare uno scenario particolarmente complesso. L’inflazione rimane sopra il target e potrebbe continuare a risentire dei rincari energetici, mentre la crescita dell’Eurozona resta modesta e vulnerabile a eventuali shock esterni.
Il rialzo di giugno appare quindi ampiamente scontato, ma il dibattito all’interno del Consiglio direttivo potrebbe diventare più acceso sulle decisioni successive. Molto dipenderà dall’evoluzione del conflitto in Medio Oriente, dall’andamento dei prezzi dell’energia e dalla capacità dell’economia europea di assorbire l’attuale fase di rallentamento senza scivolare verso la recessione.