La Bank of England si prepara a lasciare invariato il tasso di riferimento al 3,75% nella riunione di oggi. Dopo quattro riunioni consecutive senza variazioni, il mercato guarda soprattutto ai segnali che il Monetary Policy Committee (MPC) offrirà sulle prossime mosse, in un contesto reso più complesso dalla nuova volatilità dei prezzi dell’energia e dalle persistenti pressioni inflazionistiche.
Lo scenario di base resta quindi quello di una pausa sui tassi, ma non di una riunione priva di indicazioni. Il vero tema sarà capire quanto il comitato sia disposto a mantenere un atteggiamento restrittivo e se il recente aumento dei prezzi energetici possa riaprire concretamente l’ipotesi di un rialzo già nei prossimi mesi.
Bank of England: atteso un nuovo 7-2 sui tassi
Le attese sono per una conferma del voto 7-2 registrato nella riunione di giugno. In quell’occasione, la maggioranza dell’MPC aveva votato per mantenere il Bank Rate al 3,75%, mentre Huw Pill e Megan Greene avevano sostenuto un rialzo.
Lo stesso risultato potrebbe quindi ripetersi oggi, confermando la presenza di una componente più restrittiva all’interno del comitato. L’attenzione sarà rivolta anche alla posizione di Catherine Mann, che ha mostrato una maggiore disponibilità a sostenere un rialzo qualora le aspettative di inflazione e gli accordi salariali dovessero deteriorarsi.
La comunicazione della BoE dovrebbe rimanere prudente e lasciare sostanzialmente invariata l’attuale guidance. Il comitato potrebbe ribadire di essere pronto ad agire “as necessary”, mantenendo così una certa flessibilità sulle prossime decisioni.
BoE: inflazione e mercato del lavoro frenano l’ipotesi di un rialzo tassi
Nonostante la nuova pressione proveniente dai mercati energetici, i dati domestici non sembrano al momento giustificare un ulteriore irrigidimento della politica monetaria. L’inflazione è scesa al 2,6% a giugno, risultando inferiore alle precedenti proiezioni della Bank of England.
Anche la dinamica salariale mostra segnali di moderazione: la crescita delle retribuzioni regolari nel settore privato si è portata al 2,9% su base annua, un livello compatibile con un’inflazione leggermente inferiore al target del 2%.
Anche dal fronte delle aspettative non emergono, per ora, segnali particolarmente preoccupanti. Le indagini condotte dalla BoE e gli altri indicatori disponibili non mostrano evidenze significative di effetti di secondo livello, ovvero di una trasmissione persistente dello shock iniziale dei prezzi energetici a salari e prezzi domestici.
Questo elemento è centrale per la BoE: finché l’aumento dei costi energetici non si traduce in una maggiore persistenza dell’inflazione interna, il motivo per procedere con un rialzo preventivo dei tassi rimane limitato.
BoE e il nodo energia: petrolio e gas complicano lo scenario
Il principale elemento di incertezza è rappresentato dai mercati energetici. Dalla precedente riunione della BoE, il prezzo del Brent ha attraversato una fase particolarmente volatile, passando da circa 80 dollari al barile a 70 dollari, per poi salire fino a circa 100 dollari e successivamente rientrare sotto quota 90 dollari.
La Banca centrale potrebbe quindi adottare un tono più vigile e sottolineare i rischi al rialzo per l’inflazione, senza però necessariamente modificare l’orientamento sui tassi. Il punto cruciale sarà capire quanto a lungo durerà lo shock energetico.
Se i prezzi dovessero mantenersi elevati abbastanza a lungo da spingere l’inflazione headline verso il 4% o oltre, aumenterebbe il rischio di effetti più persistenti sulle aspettative di famiglie, imprese e lavoratori. Al momento, tuttavia, le stime indicano un picco dell’inflazione intorno al 3,5% in autunno, uno scenario che non sembra sufficiente, da solo, a rendere inevitabile un rialzo immediato.
BoE: a settembre la sorpresa?
Se il meeting di luglio dovrebbe concludersi con una conferma dei tassi, settembre potrebbe diventare il primo vero appuntamento da monitorare per un possibile rialzo (Calendario riunioni BoE 2026: i meeting della Bank of England). Il mercato sta già attribuendo una certa probabilità a questa eventualità, ma la BoE potrebbe preferire attendere ulteriori dati prima di intervenire.
In particolare, saranno importanti le informazioni sugli accordi salariali annuali per il 2027 e l’evoluzione delle politiche economiche del nuovo governo guidato da Andy Burnham. Anche le future misure fiscali e regolamentari potrebbero assumere un ruolo importante.
La BoE dovrà infatti valutare se eventuali interventi annunciati dal governo possano aumentare le pressioni inflazionistiche interne, soprattutto attraverso il mercato del lavoro, la domanda o i costi sostenuti dalle imprese.
Per questo motivo, se la banca centrale dovesse decidere di intervenire, potrebbe avere senso attendere fino a novembre o dicembre, quando la visibilità sui salari e sulla politica economica sarà maggiore.
BoE: nuove proiezioni sull’inflazione saranno decisive
Oltre alla decisione sui tassi, il meeting di domani sarà importante per le nuove proiezioni trimestrali della Bank of England. A causa dell’elevata incertezza, ad aprile la BoE aveva preferito presentare tre diversi scenari anziché una previsione centrale. Ora il mercato guarderà innanzitutto a capire se la banca centrale tornerà a pubblicare un scenario centrale accompagnato da scenari di rischio.
Un ritorno a una previsione centrale potrebbe indicare una maggiore convinzione da parte dell’MPC sull’evoluzione futura dell’inflazione. La direzione del segnale, tuttavia, dipenderà soprattutto dal livello delle nuove stime.
Particolare attenzione sarà riservata al picco previsto per l’inflazione nei prossimi mesi. A giugno la BoE aveva indicato un aumento dell’inflazione a “poco più del 3,25%” nel quarto trimestre. Le attuali dinamiche dei prezzi energetici suggeriscono invece un possibile picco leggermente superiore, intorno al 3,5%.
Una previsione più elevata rafforzerebbe la componente hawkish della comunicazione e potrebbe alimentare le aspettative di un rialzo in autunno. Al contrario, una previsione vicina a quella precedente, accompagnata da indicazioni di un ritorno dell’inflazione verso il target, sarebbe coerente con uno scenario di tassi fermi più a lungo.
BoE: lo scenario di base resta quello di una pausa prolungata
Nel complesso, la riunione di domani dovrebbe quindi confermare i tassi al 3,75%, con un possibile voto 7-2 e una comunicazione ancora orientata alla prudenza.
La Bank of England si trova davanti a un equilibrio complesso: da una parte, l’inflazione è ancora superiore al target e l’aumento dei prezzi energetici rappresenta un rischio; dall’altra, la dinamica salariale sta rallentando, il mercato del lavoro mostra segnali di debolezza e non emergono ancora evidenze convincenti di effetti di secondo livello.
Il concetto chiave potrebbe essere quello di “active hold”, ovvero una pausa che non implica necessariamente un orientamento espansivo. Mantenere i tassi al 3,75% più a lungo del previsto rappresenta infatti una politica ancora restrittiva rispetto allo scenario precedente, nel quale erano attesi ulteriori tagli.