La FED riuscirà (ancora) a sostenere i mercati?

Il mese di aprile e’ stato un mese di resurrezione per i mercati finanziari, maggio sara’ di passione? E’ questa la domanda sviluppata nel webinar di ieri. Lo scorso mese avevamo proposto un scenario rialzista, che si e’ sviluppato senza gravi interruzioni. Adesso e’ importante comprendere la solidita’ di questo rialzo e quale insidie nasconde. 

Ritorno alla normalita’

Se volessimo avere dei segnali su come e quando torneremo alla normalita’, forse e’ meglio non prendere come riferimento l’andamento degli indici azionari. Essi danno una rappresentazione del futuro che si discosta in modo significativo dalla realta’ che ci troveremo a vivere.
Chi sta comprando il mercato azionario e’ un gestore, un trader, una persona che non sta vivendo con la sua pelle la crisi attuale. La realta’ che vede e che vuole vedere e’ quella degli schermi, che a loro volta rappresentano l’euforia legata alle numerose misure di stimolo introdotte dal governo e dalla Banca Centrale. Non e’ un caso che laddove le Banche Centrali e i governi sono stati piu’ generosi, gli indici sono saliti maggiormente. (vedi USA). Al contrario, il rimbalzo e’ stato meno marcato laddove le misure di stimolo siano state meno aggressive. (Europa e Asia).

C’e’ poi un’altra lettura, che cerca di calarsi maggiormente sulla realta’. Essa si basa sull’ipotesi che l’attuale contrazione economica sia solo temporanea come sia anche temporaneo e quindi facilmente recuperabile il livello di disoccupazione raggiunto in USA. I dati pubblicati venerdi sono da brivido. 14.7% di disoccupazione. Se poi si considerano anche coloro che sono disoccupati ma che non cercano lavoro, il numero sale ad oltre il 22%. Jerome Powell, in occasione dell’ultima riunione della Fed ha mostrato tutta la sua preoccupazione sull’andamento del mercato del lavoro. Egli sostiene che ci vorranno anni prima di tornare ai livelli occupazionali visti ad inizio di quest’anno.A questa view pessimistica si contrappone l’esito del sondaggio condotto dal governo USA contemporaneamente alla pubblicazione dei dati di venerdi. Stando alle statistiche di questo sondaggio, solo il 25% degli attuali disoccupati riterrebbe molto improbabile ritornare al lavoro precedente. Al contrario, circa 18 milioni di lavoratori, ritengono che l’attuale status di disoccupato sia solo temporaneo e che nel giro di 6 mesi possano tornare a svolgere lo stesso lavoro di prima. Se queste affermazioni dovessero effettivamente trovare riscontro nella realta’, potremmo assistere ad un recupero molto veloce dei livelli occupazionali ed il rally dei listini azionari troverebbe maggiore supporto.
Infine la realta’ del mercato corporate, che e’ ben lontana dalla fotografia rosea dagli indici azionari.

Le “magie” della FED

Secondo i calcoli condotti nello studio di JPMorgan, l’azione della FED e’ riuscita a ridurre il tasso “r” di 100 bps portandolo da 225 bps agli attuali 125 bps. Quindi il tasso “r” di attualizzazione e’ l’1.25% E qui viene la parte interessante. Dai calcoli facilmente ricostruibili, risulta che il ribasso del discount rate attuato dalla FED e’ tale da compensare totalmente uno scenario caratterizzato da un crollo a zero degli utili societari nel Q2 seguito da un recupero nei mesi successivi.

Piu’ precisamente, JPMorgan calcola 3 scenari, il primo caratterizzato da un ritorno degli utili ai livelli pre crisi dopo due trimestri, il secondo dopo 4 trimestri ed il terzo dopo 6 trimestri, vale a dire 18 mesi. Per tutti questi casi, in presenza di un tasso di attualizzazione di 125 bps, il fair value dello S&P500 sarebbe superiore o al limite pari (nello scenario peggiore) al valore registrato pre-crisi (3387 di indice).
Al contrario, verrebbe giustificato un ribasso fino al 10% (3048 di indice) rispetto ai valori pre-crisi in presenza di un tasso di 225 punti base, che viene a verificarsi in presenza di un taglio dei tassi di 100 bps associato ad un allargamento degli spread sul credito.

Se la FED non fosse mai intervenuta, il rallentamento macro a cui stiamo assistendo nel trimestre attuale avrebbe portato ad una caduta del fair value dell’indice del 17.3% (2800 dell’indice) nel peggiore degli scenari delineati da JPMorgan. Infine, solo uno scenario di aumento dei tassi associato ad uno scenario di aumento dei credit spread avrebbe giustificato un livello dello S&P500 a 2370.
Il  fair value dello S&P500 puo’ scendere se:

  1. Lo scenario cambia e gli utili necessitano di maggior tempo per raggiungere i livelli pre crisi o se si assestano a livelli piu’ bassi per un periodo di tempo lungo.
  2. Se gli spread sul credito tornano a salire.
  3. Se i tassi FED tornano a salire.

Escludendo la terza ipotesi, (tassi FED che salgono) potremmo dire che le variabili da monitorare sono quella delle stime degli utili e quelle dei tassi sul credito. Una discesa piu’ marcata e prolungata dei primi, magari associata anche ad un allargamento degli spread espressione del rischio credito in aumento, potrebbero spingere velocemente in basso il valore dello S&P500.
Viceversa, potremmo assistere ad un rialzo del Fair Value dello S&P500 in presenza di:

  • Un ulteriore taglio dei tassi da parte della FED;
  • Ulteriore contrazione degli spread sul credito;
  • Aumento delle stime degli utili per i trimestri successivi;

Il mercato dei Fed Funds sta gia’ scontando un ulteriore taglio dei tassi da parte della FED, che secondo gli operatori del mercato monetario, potrebbero andare in territorio negativo gia’ il prossimo gennaio. Tale eventualita’, potrebbe spingere ulteriormente al rialzo i listini. Trump ha gia’ invocato quest’operazione e la Fed sicuramente obbedira’ come ha fatto finora. Spinte ribassiste dei mercati andrebbero viste come mezzo di pressione per attuare il taglio.
Ecco spiegato come una semplice mossa sui tassi di mercato possa cambiare radicalmente lo scenario del mercato azionario, pur in presenza di forti rallentamenti degli utili societari. Tuttavia una prolungata presenza del virus mettera’ a dura prova l’efficacia delle azioni della Fed.


Il rallentamento macro

I mercati azionari stanno scontando un rallentamento macro, aumentando la pressione su quei settori che risentiranno maggiormente del degrado macroeconomico, del rallentamento della crescita e dell’aumento dei fallimenti societari.
Si stanno penalizzando i titoli ciclici, quelli maggiormente esposti alla crescita e con maggiori rischi finanziari, mentre si premiano i titoli con maggiore visibilita’ degli utili. Stiamo assistendo ad un mercato spaccato in due. Le vendite piovono copiose sui settori su cui c’e’ scarsa visibilita’ sugli utili a causa dell’incertezza futura legata al Covid. Al contrario, gli acquisti si concentrano su quei titoli che risultano meno affetti o che addirittura beneficiano delle misure di lock down, del cambio delle abitudini dei consumatori (es: Netflix, Amazon, store online e settore farmaceutico).

Il settore bancario rappresenta in modo chiaro la situazione attuale. Esso e’ penalizzato da un calo dei margini di interesse a causa delle politiche accomodanti della FED. Sara’ costretto a remunerare meno se non addirittura a non pagare i dividendi per salvaguardare i ratio patrimoniali, ed evitare un loro ulteriore peggioramento futuro in presenza di perdite su crediti che non tarderanno ad arrivare. In parole semplici: l’andamento delle banche e’ espressione della cruda realta’, di un’economia che sara’ in ginocchio ed in cui molte aziende faranno chapter 11, perche’ in serie difficolta’ finanziarie.
Se lo scenario prevalente sia quello di una ripresa a V dell’economia “perche’ questo e’ cio’ che scontano gli indici”, come mai i bancari hanno performato un negativo superiore al 40 per cento ? Powell. ha affermato che “l’economia impieghera’ tempo per recuperare il momentum e che il trascorrere del tempo potrebbe trasformare i rischi liquidita’ in rischi di insolvenza”. Lo scenario V puo diventare L o W, molto piu’ credibili per la situazione che stiamo vivendo.

In secondo luogo, Powell ha scartato l’ipotesi di tassi negativi. Il solito gioco della comunicazione contraria. Le parole del presidente della FED hanno inciso sui mercati e sullo spread del credito. L’azione della FED e’ sembrata meno efficace per un momento, ma ci vuole poco per far tornare ottimisti gli operatori.


Trading: i livelli chiave da seguire nelle prossime settimane

L’indice S&P 500 si trova in un momento chiave. La perdita del supporto 2700-2730 puo’ determinare la possibilita’ di una correzione piu’ profonda. Se rimaniamo al di sopra di tale zona non esistono rischi di forti crolli. Il problema principale e’ legato alla bassa volatilita’ e ad un momento ciclico che offre poche occasioni di trend molto ampi. Quindi sia i rialzi che i ribassi devono essere affrontati con molta cautela, dato che senza la presenza di volumi particolarmente alti, sara’ difficile uscire dal range in cui ci troviamo. Il rischio grosso e’ quello di vedere uno scenario grafico stile “1929”, caratterizzato da un rimbalzo nel primo anno seguito da un trend ribassista lento e costante per i prossimi anni. Vedremo se anche questa volta gli Stati Uniti saranno capaci di mettere le cose a posto velocemente.

Per concludere abbiamo visualizzato i grafici di S&P 500, Nasdaq, DAX, Oro e Petrolio WTI, per spiegare i movimenti di questa settimana e gli scenari operativi possibili grazie allo studio di livelli precisi. 
La fattibilita’ di una correzione maggiore ed eventualmente un nuovo sell off che buchi i minimi fatti degli indici nel mese di marzo, e’ un evento molto difficile al momento. E’ giusto dire che la situazione puo’ mutare velocemente, se lo scenario depressivo di lungo termine e la presenza prolungata del virus saranno scontati dai mercati americani, nonostante la solida presenza di misure fiscali e monetarie. E non dimentichiamo la volatilita’ dei mercati e la velocita' con cui prezzi si possono muovere in brevi lasso di tempo.


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