Oro: con l'inflazione gli Stati confischeranno come nel 1933?

  • L'oro sembra avvicinarsi verso il massimo degli ultimi 8 anni, ma alcuni analisti hanno dei dubbi;
  • L'inflazione potrebbe essere l'elemento che spingerà agli acquisti di oro nei prossimi mesi;
  • Crispin Odey ipotizza la possibilità che i Governi mettano fuori mercato il metallo prezioso come nel 1933.

 

Come sempre accade quando arriva una grande crisi, l'oro sale sugli scudi. Anche stavolta il metallo prezioso si avvicina prepotente a raggiungere il massimo storico del 2011, a 1.921 dollari l'oncia. Dopo aver sfidato la soglia di 1.800 dollari, negli ultimi giorni c'è stato un lieve ritracciamento e oggi le quotazioni si aggirano intorno a 1.735 dollari. Gli operatori però non sono tutti concordi nel prevedere il futuro del metallo giallo.

Le posizioni degli Hedge Funds sull'oro

Alcuni elementi inducono a delle riflessioni. Secondo i dati diffusi dal World Gold Council il volume degli ETF presenti nel portafoglio degli Hedge Funds ha raggiunto 3.460 tonnellate di lingotti. A dare fiato al rally del Gold sono sicuramente le politiche ultra espansive delle Banche Centrali per due ragioni fondamentali.

Una prima perché i tassi di interesse sono inversamente correlati all'andamento dell'oro: tassi a zero o negativi rendono poco convenienti gli investimenti free risk e gli investitori quindi preferiscono a questo punto un rifugio sicuro, soprattutto in tempi di crisi, il cui costo/opportunità sia favorevole. L'oro non paga dividendi e cedole come azioni e obbligazioni e questo è un costo intrinseco da considerare quando si compra il metallo prezioso. Quando i rendimenti delle altre asset class scendono, per gli investitori diventa meno costoso possedere questo bene.

Una seconda perché l'enorme quantità di moneta in circolo spinge in alto i prezzi, ancor più nel momento in cui le attività si riprendono dalla post pandemia. E sappiamo bene che l'oro protegge i portafogli dalla perdita di valore reale generata dall'aumento dell'inflazione.

Da un altro lato, però, ci sono dei segnali che spingono al rallentamento degli acquisti del metallo prezioso per eccellenza. Sul mercato dei Future gli investitori cominciano a ridurre le esposizioni: al Comex si è raggiunto un minimo di 161 mila lotti nelle scadenza lunghe. Questo potrebbe essere un aspetto che invita a pensare che gli operatori si aspettano che nel lungo periodo la situazione ritorni alla normalità e il mercato tornerà a prezzare gli asset con maggiore propensione al rischio. Secondo un report di Société Générale, una parte dei grandi fondi ha cominciato ad aprire posizioni short sul Gold, con un controvalore che arriva fino a 2,2 miliardi di dollari.

 

I Governi metteranno il metallo giallo fuori mercato?

In una posizione ibrida tra rialzisti e ribassisti del metallo giallo, si colloca Crispin Odey, fondatore di Odey Asset Management. A parere del gestore di Hedge Funds le violente oscillazioni dei mercati dovute al Covid-19 hanno indotto i vari fondi a cavalcare il mercato e i rischi di recessione connessi, rifugiandosi nel metallo prezioso che ha sovraperformato tutte le altre attività a rischio.

Tra questi fondi vi è sicuramente l'Odey European, che ha incrementato la posizione in Future sull'oro dal 15% di marzo al 40% attuale. Odey vede per il futuro tassi di inflazione tra il 5% e il 15% entro i prossimi 15 mesi. Questo rappresenterà un grave problema per i Governi, che si troveranno ad affrontare questo fenomeno velenoso per l'economia se non accompagnato dalla crescita. Oltre ai tassi di rifinanziamento del debito che un simile scenario potrebbe avere per i diversi Stati, gli investitori si troveranno a essere falcidiati sul fronte del valore di mercato delle obbligazioni attualmente in portafoglio e con tassi di interesse negativi in termini reali (in molti casi anche in termini assoluti). I detentori di BTP Italia legati all'inflazione, come l'emissione Covid di questi giorni, potrebbero invece trovarne giovamento. 

I rischi inflattivi dei prossimi mesi portano Odey a prevedere il ricorso a una situazione simile a quella della Grande Depressione del 1933. Allora il Governo americano cominciò a comprare oro privato in modo tale da proteggere la propria moneta e combattere l'inflazione. Oggi con il rimbalzo economico le Banche Centrali potrebbero fare lo stesso e gli Stati rendere illegale l'oro come possedimento privato.

Lo scenario tratteggiato da Odey ha contorni grotteschi e controversi. Giacomo Andreoli, Amministratore Delegato di Confinvest, ha espresso il suo pensiero sulla questione a investire.biz. "Considerato che il sistema monetario non è più in Gold Standard, una confisca dell’oro non avrebbe effetti a supporto del Welfare State pervasivo come invece fece Roosevelt per finanziare il New Deal", ha sottolineato il manager dell'unica società quotata a Piazza Affari che ha nell'oro fisicco il suo core business.

Andando contro lo scenario prospettato da Odey, Andreoli ritiene la confisca di oro "uno scenario improbabile perchè non ci sarebbero effetti positivi per i Governi e lo stato sociale", se non altro perchè "il New Deal rappresentò l’avvento della Leverage and Welfare Economy, che oggi sembra arrivata al capolinea con debiti ed economie oramai giapponizzate". Da manager pragmatico Andreoli si domanda: "Partendo da queste considerazioni, quale sarebbe l’interesse dello Stato nel farlo?". 

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