Gas naturale: quotazioni giù con Putin e le Borse ripartono | Investire.biz

Gas naturale: quotazioni giù con Putin e le Borse ripartono

La Russia ha annunciato che aumenterà le forniture in Europa, placando i rialzi delle quotazioni del gas naturale. Basterà per frenare la speculazione? Vediamolo insieme

I prezzi del gas naturale scendono per il secondo giorno consecutivo nel mercato delle materie prime. Oggi i future in scadenza a novembre arretrano del 3,67% a 5,46 dollari. Una grande boccata d'ossigeno dopo un periodo in cui il rally sembrava inarrestabile e che è culminato nel +40% delle quotazioni britanniche nella giornata di mercoledì 6 ottobre.

Questo si è riflesso sulle Borse, ben intonate in Europa con il DAX e Piazza Affari che viaggiano intorno a +1,30%. Anche i future di Wall Street preannunciano una seduta in verde, con l'S&P 500, il Dow Jones e il NASDAQ-100 in rialzo nell'ordine di un punto percentuale.

 

Gas naturale: Putin frena la speculazione

Il rasserenamento del clima sui mercati è dovuto all'intervento del Presidente russo Vladmir Putin, che ha preso una posizione netta manifestando ieri pomeriggio l'intenzione di stabilizzare le quotazioni del gas naturale. La Russia è pronta ad aprire i rubinetti delle forniture, dopo che erano piovuti strali da parte dei politici europei con l'accusa di aver impedito le spedizioni per ottenere l'approvazione del gasdotto Nord Stream 2.

In serata Alexander Novak ha rincarato la dose. Il Ministro dell'Energia della Federazione russa ha indicato nel nuovo gasdotto il segnale che potrebbe calmierare la situazione generale. Inoltre ha affermato che l'aumento delle transazioni di gas naturale su una piattaforma elettronica a San Pietroburgo gestita dall'ente di Stato, Gazprom, aiuteranno a frenare la speculazione. Tutto questo è bastato per far precipitare i prezzi dal picco settimanale di 6,466 dollari, raggiunto sulle preoccupazioni che l'Europa possa trovarsi a corto di scorte di gas, già ai minimi dal 2013.

A turbare l'umore dei politici europei in questo periodo è l'arrivo della stagione fredda e la ripresa della produzione industriale, che richiedono approvvigionamenti sostenuti. Soprattutto il rally dei prezzi del gas mette seriamente a rischio il rilancio dell'economia post-pandemico, facendo insorgere lo spauracchio dell'inflazione che potrebbe avere effetti deleteri.

 

Gas naturale: cambiamenti geopolitici in atto?

Il problema ovviamente è sentito non solo in Europa, ma anche negli Stati Uniti, che hanno a che fare con un tasso d'inflazione che ha superato il 5%. La carenza di gas ha fatto maturare l'idea che gli USA potrebbero rilasciare le riserve strategiche di petrolio in compensazione. Uno scenario questo che ha rivoltato gli equilibri a livello geopolitico e che mette ora la Russia in una posizione di forza.

La pandemia aveva presentato altri tipi di problemi, occultati sapientemente dall'azione della Fed che ha dato ossigeno a un'economia al collasso. In questo nuovo contesto la Banca Centrale statunitense può far ben poco e quindi qualsiasi atteggiamento proveniente da Mosca avrà un peso specifico notevole, se non decisivo.

Il passaggio a fonti energetiche alternative ai combustibili fossili si rende quantomai necessaria, ma per farlo occorre tempo, almeno quello che si sono dati i Governi di tutto il mondo. A meno che nel frattempo non si ricorra al nucleare, ma questa è una strada che da tempo sembra essere stata accantonata.

 

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