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Petrolio WTI: il nuovo uragano non basta a frenare il ribasso

Seduta all’insegna dei leggeri rialzi per il petrolio WTI, che si attesta a 37,38 dollari al barile segnando un +0,13% rispetto alla seduta di venerdì. Le quotazioni dell’oro nero non riescono a capitalizzare la notizia relativa al fatto che la tempesta tropicale Sally nel Golfo del Messico ha spinto diverse società di estrazione a evacuare i siti e fermare la produzione. L’uragano, che si aspetta diventare di livello 2, è già il secondo che colpisce la zona già vessata dagli effetti dell’uragano Laura. A poco è servita anche la prima diminuzione in quattro settimane del numero degli impianti di perforazione.

Petrolio WTI: il Coronavirus preoccupa ancora

Le preoccupazioni sul fronte dell’offerta, che dovrebbero spingere i corsi verso l’alto, sono superate da quelle sulla domanda. Gli investitori guardano infatti con timore agli eccessi sulle scorte e dal crollo della domanda dovuto alla pandemia da Coronavirus, la quale sembra pronta a travolgere il mondo con una seconda ondata.

In tal senso un primo campanello d’allarme arriva da Israele, con il Premier Benyamin Netanyahu che ha deciso a partire dal prossimo venerdì un nuovo lockdown di almeno tre settimane. In questo quadro l’Amministratore Delegato di Vitol, Russel Hardy, ha affermato all’Asia Pacific Petroleum Conference che la richiesta globale di petrolio nel settore dei trasporti non tornerà ai livelli pre-pandemia fino al quarto trimestre 2021.

Ad aggiungere pressione sul fronte dell’offerta è anche la situazione libica: il Comandate Khalifa Haftar ha decretato la fine del blocco dei siti petroliferi dopo mesi di stop, mossa che aggiunge ulteriore oro nero all’offerta. Rimarrà ora da vedere cosa deciderà di fare l’OPEC+ nella riunione prevista per il prossimo 17 settembre.

Petrolio WTI: analisi tecnica e strategie operative

La situazione grafica del petrolio WTI conferma le preoccupazioni menzionate prima. I corsi infatti non riescono a rimbalzare dopo la discesa avvenuta dopo il test del livello orizzontale a 42,59 dollari al barile, espresso dai minimi del 23 dicembre 2018. Ad aggiungere ulteriore debolezza al quadro è anche la recente rottura della linea di tendenza ottenuta collegando i lows del 21 e 27 maggio 2020, con le quotazioni che sembrano ora mirare al test del supporto orizzontale lasciato in eredità dai massimi del 20 maggio 2020.

Se si dovesse verificare un cedimento di questo sostegno i prezzi avrebbero la strada spianata per raggiungere l’area di concentrazione di domanda a 27,33 dollari al barile, dove passa il sostegno statico espresso dai minimi dello scorso 8 marzo. In tale quadro, guardare a strategie rialziste appare azzardato, anche se l’RSI settato a 14 periodi evidenzia una divergenza di continuazione bullish.

Nel breve periodo, si potrebbe valutare un’operatività di matrice short da 36,65 dollari con stop loss a 39,10 dollari e obiettivo a 31,23 dollari. Tuttavia il supporto a 34,62 dollari appare solido, quindi una volta raggiunto ci sarebbe la possibilità di tutelare la posizione spostando lo stop a pari.


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nicola piasentin

nicola piasentin - 14 settembre 17:06 Rispondi