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Corona norvegese e svedese barometri della ripartenza mondiale

Nel pieno della crisi innescata dal Coronavirus, le Corone di Norvegia e Svezia hanno sofferto molto. Nelle ultime settimane il recupero è stato notevole, ora che fare?

  • Nel mese di marzo le divise scandinave hanno sofferto della cosiddetta sindrome da "Corona" con nuovi minimi storici sulla divisa norvegese
  • Le stesse ragioni che hanno spinto al ribasso Sek e Nok (petrolio, recessione, scarsa liquidità) sono quelle che hanno favorito il recupero di aprile e maggio
  • EurSek si sta avvicinando velocemente a livelli di supporto di lungo periodo molto significativi 

Il Coronavirus ha certamente annoverato tra le sue vittime nel mese di marzo proprio quelle divise che dal punto di vista letterale avevano una forte somiglianza con la carta d’identità del virus: la Corona norvegese e la Corona svedese.

Ovviamente il sell off di marzo non è stato causato dal nome Corona delle due monete scandinave, ma da motivazioni legate al classico effetto Beta che colpisce duramente quando la fame per il rischio svanisce e viceversa offre grandi soddisfazioni quando l’appetito risale.

Nok e Sek fanno parte delle valute ad elevato Beta e quindi hanno risposto esattamente in questo modo. Ma altri fattori hanno contribuito ad alzare la volatilità. Ad esempio la scarsità di carta in circolazione che rende le due valute più “illiquide” di altre. Ma anche la dipendenza dal ciclo economico mondiale. Per la Sek indubbiamente l’evoluzione del commercio globale e la domanda di tecnologia sono due driver importanti; per la Nok è il prezzo del petrolio a fare da guida per l’andamento della moneta di uno dei più importanti produttori mondiali.

Marzo sotto questo punto di vista è stato un mese terribile con il prezzo del greggio scivolato addirittura sotto lo zero, fattore che ha spinto EurNok ad un nuovo massimo storico a 13 Nok per Euro. Stesso discorso per la Corona svedese, che però in questo caso non ha spinto EurSek sui massimi storici ma li ha solo sfiorati arrivando a 11,4.

Dall’inizio di aprile si è assistito ad una inversione di tendenza per motivi diversi. Il petrolio ha recuperato i 30 dollari al barile e questo, combinato ad un taglio dei tassi norvegesi controbilanciato da massicci interventi sul mercato Forex per arginare il ribasso, ha consentito ad EurNok di ritornare sotto quota 11. La Svezia ha mantenuto i tassi a zero ma ha aumentato la portata del QE ristabilendo fiducia sui mercati dei cambi verso la Corona.

Per entrambe le valute il movimento è stato degno di nota e possiamo dire che di fatto ha riassorbito buona parte della spike di marzo. Adesso però ci stiamo avvicinando a livelli di supporto assolutamente rilevanti e sui quali potremmo cominciare a vedere prese di profitto o addirittura un’inversione di tendenza. Possiamo prendere quindi EurNok ed EurSek come due ottimi barometri per capire il grado di confidenza degli investitori nella ripartenza delle economie mondiali.

Ho preso EurSek come esempio. La trend line rialzista di lungo periodo passa attorno a 10,25. Da quelle parti troviamo anche i minimi del 2018 e prevedibilmente quello sarà il livello sul quale un eventuale ed ulteriore ribasso di EurSek potrebbe richiamare i venditori di Sek. A dire il vero, prima troviamo anche un altro importante supporto in 10,4 (minimo di dicembre 2019) ma la sostanza non cambia. Da 10,40 a 10,15 alleggerire Corone svedesi (e quindi andare long di EurSek) potrebbe rivelarsi un trade molto interessante per chi crede nel detto “trend is your friend”.

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