Dollaro USA: ecco come ridurrà i ricavi delle grandi aziende USA | Investire.biz

Dollaro USA: ecco come ridurrà i ricavi delle grandi aziende USA

Le previsioni delle big di Wall Street sull'impatto della forza del dollaro sulle entrate del 2022 sono preoccupanti. Intanto, i trader prevedono la parità nell'EUR/USD

La forza straripante del dollaro USA rischia di danneggiare le società americane a grande capitalizzazione, con riflessi negativi nelle quotazioni dei titoli azionari. Nell'ultima chiamata agli utili, infatti, oltre 20 large cap con un valore di mercato superiore a 100 miliardi di dollari hanno fatto riferimento agli effetti negativi dello stato di forma del biglietto verde sui risultati futuri delle aziende.
 
Il motivo è che la gran parte del fatturato è espresso in valuta estera, dal momento che le imprese svolgono molta attività fuori dal territorio americano. Si conta che le vendite all'estero delle componenti l'indice S&P 500 costituiscono il 35%-40% del totale. Questo significa che quando poi andranno a fare la conversione di quanto incassato con il dollaro USA ottengono meno dollari.
 
Il motivo alla base di tutto questo sta nella politica monetaria particolarmente aggressiva da parte della Federal Reserve, che per combattere l'inflazione si è trovata costretta ad aumentare i tassi d'interesse. Ciò comporta che detenere asset in dollari americani ha un ritorno maggiore rispetto a titoli espressi in una valuta di una Regione che non ha tassi altrettanto elevati come ad esempio l'Europa o il Giappone. Di conseguenza gli investitori vanno maggiormente alla ricerca di dollari che non di euro o yen.
 

Wall Street: le aziende che stanno soffrendo il superdollaro

Una delle aziende che subirà un dollaro molto forte è Pfizer, che la scorsa settimana ha previsto entrate comprese tra 98 e 102 miliardi di dollari, ma con un impatto negativo di 2 miliardi di dollari per effetto del tasso di cambio. Il gigante farmaceutico nel mese di febbraio aveva stimato in 1,1 miliardi di dollari il danno a livello valutario.
 
Apple è un'altra big di Wall Street che pagherà dazio dal rally del biglietto verde. Il terzo trimestre fiscale che termina a giugno registrerà ricavi indeboliti di quasi il 3%, stando alle proiezioni rilasciate dalla società. Non va troppo meglio per Microsoft, che ha pronosticato ritorsioni sul fatturato di 2 punti percentuali per via degli effetti valutari nel quarto trimestre fiscale che termina a giugno. Meta Platforms stima invece che i ricavi saranno intaccati per il 3% a causa del dollaro nel secondo trimestre.
 
Su quanto succederà durante il corso dell'anno gli analisti però sembrano divisi. Ad esempio per Rolf Ganter, responsabile delle azioni europee di UBS, tutte queste aziende hanno tracciato le loro proiezioni sulla base dei tassi attuali, ma vi è la possibilità che il dollaro USA si indebolisca verso la fine del 2022, sia perché la Fed ha escluso aumenti dei tassi di tre quarti di punto e sia perché la Banca Centrale Europea dal canto suo potrebbe presto alzare il costo del denaro. Inoltre, aggiunge l'esperto, molte aziende stanno effettuando operazioni di copertura per proteggersi dalla volatilità del tasso di cambio.
 
Su una posizione diversa è Jens Sondergaard, analista valutario di Capital Group, che afferma come le mosse della Fed si tradurranno sia in un aumento dei tassi che in un ridimensionamento dei titoli che aveva accumulato durante la pandemia. Questo determina nel medio termine un dollaro ancora più forte e per le società che hanno entrate in valuta estera le cose saranno rese più difficili. 
 
 

EUR/USD: il mercato prevede la parità?

I trader sul mercato Forex però non credono molto che rispetto all'euro, il dollaro statunitense possa nel breve avere un'inversione di tendenza. Nell'ultimo sondaggio MLIV Pulse, il 60% degli operatori intervistati pensa che l'EUR/USD finirà per raggiungere la parità dopo 20 anni. Solo una piccola parte scommette che il cross si riprenderà fino a tornare verso quota 1,15. Il 48% degli intervistati, che comprende economisti e gestori di portafoglio, prevede addirittura uno scivolamento fino a 0,95, con gli investitori europei che sono ancora più pessimisti rispetto agli altri.
 
A preoccupare maggiormente gli operatori è il comportamento della BCE, che dovrà cercare di raffreddare l'inflazione senza causare una recessione economica. Il problema è che il 40% degli intervistati teme che l'economia dell'eurozona possa tornare indietro, mentre la stessa percentuale presagisce l'arrivo della stagflazione.
 
 
 

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