Aziende USA: ecco quanto hanno perso con il dollaro ai top da 20 anni | Investire.biz

Aziende USA: ecco quanto hanno perso con il dollaro ai top da 20 anni

Le società americane hanno rilevato molte perdite determinate dalla forza del biglietto verde quest'anno. Vediamo nei dettagli chi sono state quelle maggiormente colpite

La crescita del dollaro USA al livello più alto degli ultimi 20 anni sta mettendo in crisi le aziende americane la cui attività si affaccia prevalentemente all'estero. La fintech Kyriba rileva che gli effetti valutari avrebbero ridotto di circa 40 miliardi di dollari gli utili delle società USA in questi primi 6 mesi dell'anno, rispetto a circa 8 miliardi di dollari della prima metà del 2021. Mentre l'indice Goldman Sachs delle società USA con esposizione principalmente all'estero è calato del 15% quest'anno, più del doppio rispetto alla discesa del 7% dello stesso indice relativo alle aziende con esposizione prevalentemente interna. Questo dato si confronta con un rialzo rispettivamente del 27% e del 30% dello scorso anno, mentre addirittura vi è stata una sovraperformance del primo nel 2020.
 
Ad aver determinato questo scenario è stato una performance del 9% nel 2022 del biglietto verde in confronto alle principali valute, dettata dall'aumento dei tassi d'interesse da parte della Federal Reserve e soprattutto dalla prospettiva di altri aumenti fino alla fine del 2022 per combattere l'inflazione più alta degli ultimi 40 anni. I dati sull'indice dei prezzi al consumo dello scorso venerdì hanno paralizzato gli investitori, che si aspettavano una conferma dell'8,3% riportato il mese scorso, certificando in quel modo la narrazione di un'inflazione che aveva raggiunto il picco e si preparava alla discesa. Invece, non solo il carovita non ha rallentato, ma ha mostrato segnali di crescita preoccupanti attestandosi all'8,6%.
 
A questo punto, chi ipotizzava che la Fed avrebbe usato i guanti per evitare una recessione dovrà probabilmente rivedere la propria posizione. L'istituto guidato da Jerome Powell dalla riunione della prossima settimana alzerà il costo del denaro di mezzo punto percentuale e lo stesso farà nei meeting di luglio, settembre e novembre.
 
Sulla forza del dollaro USA ha inciso anche la più rapida ripresa economica degli Stati Uniti dalla recessione all'inizio della pandemia rispetto agli altri Paesi del G20. In particolare in confronto all'euro, un altro fattore determinante è stata la guerra Russia-Ucraina, proprio per il maggior coinvolgimento dell'Europa rispetto agli Stati Uniti soprattutto sul fronte energetico.
 

Aziende USA: ecco chi ha perso di più

Tra le società americane, Microsoft è una delle più colpite tra le aziende di alto spessore. Appena un mese e mezzo dopo aver espresso previsioni rialziste sugli utili, è arrivato il taglio delle stime sui ricavi per 460 milioni di dollari, attribuendo ciò proprio alla componente valutaria delle proprie operazioni. Salesforce il mese scorso ha dichiarato che la forza del dollaro impatterà per l'intero anno per circa 600 milioni di dollari sul fatturato aziendale.
 
Il rivenditore multi-marchio TJX ha tagliato le proiezioni sui ricavi per 700 milioni di dollari, mentre la società di abbigliamento Guess ha riferito che le valute determineranno una contrazione dell'utile operativo aziendale. La ragione di tutto questo è semplice. Le aziende che producono ricavi all'estero devono subire il cambio sfavorevole quando convertono il denaro ottenuto in valuta straniera con la moneta americana forte.
 

Dollaro USA: cambiamenti in arrivo?

Quanto durerà questa tendenza, ovverosia la predominanza del dollaro nei cambi valutari? È possibile che nei prossimi mesi alcune cose siano destinate a cambiare. La Banca Centrale Europea si accoderà alla Fed nella sua politica monetaria restrittiva, aumentando a luglio e settembre i tassi d'interesse. Allo stesso tempo, il vantaggio della crescita dell'economia statunitense rispetto a quella di altri Paesi tenderà ad affievolirsi a causa di una possibile recessione in arrivo negli Stati Uniti proprio per effetto di tassi più alti e di un'inflazione fuori controllo.
 
Karl Schamotta, chief market strategist di Corpay, ritiene che tutto questo suggerisce la fine della sovraperformance del biglietto verde, a meno che le condizioni turbolente di mercato non spingano gli investitori verso rifugi sicuri. Al riguardo, George Goncalves, capo della strategia macro presso MUFG Securities Americas, sostiene che la corsa del dollaro USA non sia finita, perché non si ravvisano aumenti di liquidità che si hanno quando matura la percezione di riduzione del rischio. Quindi, ancora la valuta americana rappresenterebbe un porto franco in un contesto in cui la Fed dovrà rallentare la crescita economica.
 
 
 

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