AudJpy, pane per i trend followers

  • Il Dollaro australiano aveva fornito un segnale incoraggiante in dicembre ora a rischio negazione;
  • AudJpy è tornato a ridosso di livelli di resistenza molto importanti che possono creare una svolta, nel bene o nel male;
  • L'economia australiana rallenterà per effetto dei danni provacati dagli incendi. Un nuovo taglio nei tassi indebolirebbe l'Aussie.

Il falso segnale con cui il Dollaro australiano aveva apparentemente invertito la tendenza negativa contro il Dollaro americano a dicembre, ha lasciato di stucco non solo i trader che avevano azzardato il long AudUsd al superamento della media mobile a 200 giorni che per mesi aveva contenuto il cambio, ma anche coloro che, memori della storica correlazione tra AudUsd ed indici di commodity, avevano abbracciato la tesi del toro anche nel mondo delle materie prime.

Le false rotture molto spesso  amplificano il segnale ma dal lato opposto ed ecco che su AudUsd ora si sta minacciosamente affacciando addirittura una teorica figura di testa e spalla ribassista. Questo evento coglierebbe tanti trader di sorpresa con conseguenze negative su tutto il mondo del carry trade.
Per chi però vuole speculare in modo ancora più aggressivo sulla debolezza dell’Aussie in un contesto di volatilità del mercato dovrebbe guardare con interesse ad un altro cross molto utilizzato dai trader di tutto il mondo, AudJpy.

Il rimbalzo cominciato ad agosto da 71 è arrivato ormai a ridosso della down trend line ribassista che guida dal 2018. Uno sfondamento verso l’alto avrebbe il sapere del Risk On su tutti i mercati finanziari, commodity comprese.

Dal lato opposto ci stanno naturalmente i trend followers che cercheranno di sfruttare il ritorno di AudJpy a ridosso delle resistenze per sfruttare una ripartenza del bear market.

Le strategie possono essere a questo punto di due tipi. Cercare di anticipare i tempi e non attendere conferme andando short già ora fissando uno stop sopra il massimo di inizio anno di 76.60. Attendere invece una conferma da parte del mercato, ovvero una figura di inversione che possa supportare la view bearish.
Qualunque sia la scelta credo che lo stop loss vada fissato in prossimità del livello di chiusura del flash crash di gennaio 2019, ovvero tra 77 e 77.50. Il risk management della posizione fa il resto.

Per quello che riguarda l’economia australiana è probabile che le stime di ribasso per il primo trimestre 2020 verranno ridotte alla luce del disastro ambientale legato agli incendi. Lo spazio per ulteriori misure accomodanti sui tassi da parte della RBA c’è, ma credo che si attenderanno i primi dati macro (soprattutto di fiducia ed anticipatori) prima di agire. Ricordo che i tassi in Australia sono già al livello record di 0.75% e che il Pil 2019 dovrebbe essersi chiuso con una crescita del 2.8% ben al di sotto del potenziale di 2.75%.

La reazione negativa dei consumatori australiani potrebbe essere meno pesante del previsto per effetto del miglioramento della produzione  e del fatturato minerario grazie ad un combinato di rialzo dei prezzi e (si spera) maggior domanda cinese dopo l’accordo con gli Stati Uniti.

L’Aussie è ancora nel limbo ma la sensazione è che gli orsi hanno ancora qualcosa da dire.

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