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Riunione BCE 10 giugno: cosa aspettarsi dalle parole di Lagarde

Vi è una grande attesa per il meeting della Banca centrale europea di domani. Vediamo cosa aspettarsi e quali potrebbero essere gli impatti sui mercati

Il board della BCE torna a riunirsi domani, giovedì 10 giugno 2021 (clicca qui per il calendario completo dei meeting BCE del 2021). Gli operatori dei mercati finanziari attendono nuove indicazioni sul futuro dell’Eurozona. Cosa aspettarsi?

Per la numero uno dell’istituto di Francoforte, Christine Lagarde, le insidie potrebbero arrivare – come al solito - dalla conferenza stampa. I temi principali rimangono gli acquisti del Pandemic Emergency Purchase Programme (PEPP), inflazione e rendimenti obbligazionari. Vediamo cosa aspettarsi e i possibili impatti sui mercati.

 

Riunione BCE 22 aprile 2021: cosa aspettarsi dalle parole di Lagarde

Quindi, cosa aspettarsi dalla riunione in agenda per domani della Banca centrale europea? Cosa dirà Christine Lagarde? Secondo gli analisti di Goldman Sachs, trader e investitori si aspettano che la numero uno dell’Eurotower fornisca informazioni sull'outlook sull'inflazione e sulle condizioni di finanziamento che saranno determinanti per decidere gli acquisti di asset che la BCE continuerà a portare avanti nel terzo trimestre, nell'ambito del Pandemic emergency purchase programme (PEPP).

Gli esperti del colosso finanziario statunitense evidenziano inoltre che "l'outlook sull'attività dell'area euro è migliorato dal meeting di marzo, grazie a un'accelerazione significativa delle vaccinazioni, ai dati incoraggianti relativi all'attività stessa e all'effetto domino positivo arrivato dagli imponenti stimoli fiscali approvati negli USA".

Per Sven Jari Stehn e Soeren Radde, economisti di Goldman Sachs Intermational, "sebbene i funzionari della BCE rimarranno probabilmente cauti riguardo all'outlook di breve termine sul trend della pandemia", le attese sono di una "revisione al rialzo in modo notevole delle stime sulla crescita" dell'area euro e, anche, "di un tono più costruttivo durante la conferenza stampa" di Lagarde.

Riguardo all'outlook sulla crescita del PIL del Vecchio Continente, gli analisti di GS prevedono, da parte dell’Eurotower, "una revisione al rialzo di 0,1 punti percentuali" che porti l'outlook sul rialzo del PIL nel 2021 a +4,1% e un miglioramento delle stime pari a +0,2 punti percentuali a +4,3% nel 2022. Nessuna variazione dovrebbe invece interessare l'outlook sul Pil del 2023.

L'outlook sull'inflazione di medio termine dovrebbe essere interessato da "una revisione al rialzo piuttosto contenuta, pari ad appena +0,1 punti percentuali per l'inflazione generale e quella core, che indicherebbe un tasso dell'inflazione complessiva dell'1,5% nel 2023, dunque ancora ben al di sotto del target di inflazione poco al di sotto del 2%".

Nel report di Goldman Sachs si legge inoltre che la BCE – probabilmente - rallenterà gli acquisti di asset dagli 80 miliardi al mese, in media, del secondo trimestre, a 75 miliardi di euro nel terzo trimestre. Gli analisti prevedono inoltre che il Consiglio direttivo della BCE si atterrà alla promessa di continuare a effettuare acquisti ad un ritmo "significativamente più alto" rispetto a quello che ha caratterizzato l'inizio dell'anno, al fine di allontanare le preoccupazioni legate al tapering.

In ogni caso "crediamo che il Consiglio direttivo indicherà ai mercati l'intenzione di effettuare minori acquisti a causa delle condizioni di mercato e per i fattori stagionali tipici del terzo trimestre". Secondo Goldman Sachs, "un problema ben più rilevante sarà caratterizzato da cosa la BCE indicherà su ciò che vorrà fare una volta che il QE pandemico sarà giunto alla fine: "Noi ci aspettiamo che la presidente Lagarde sottolineerà che la BCE ha intenzione di mantenere una politica molto accomodante durante la fase di ripresa dell'economia". Una politica molto accomodante che sarà "cementata con una forward guidance che verrà rafforzata quando la revisione sulla strategia da adottare sarà conclusa (molto probabilmente a settembre)".

 

Riunione BCE 10 giugno 2021: inflazione e futuro del PEPP

Secondo gli esperti del colosso finanziario il PEPP si concluderà nel giugno del 2022, mentre l'acquisto di asset precedente l'adozione del QE pandemico (APP) continuerà ad andare avanti al ritmo di acquisti di 20 miliardi di euro fino alla metà del 2023.

“E' vero comunque che le nostre simulazioni suggeriscono che sarebbe fattibile anche un aumento degli acquisti effettuati con l'APP a 40 miliardi di euro al mese, una volta che il PEPP si sia concluso. Ma riteniamo che il Consiglio aspetterà a prendere una tale decisione, fino a quando la forza della ripresa non verrà certificata dai dati, le proiezioni sull'inflazione del 2024 saranno disponibili e si vedrà la fine del PEPP”, si legge sul report di Goldman.

Riguardo al recente rialzo dei tassi dei titoli di stato dell'area euro gli analisti hanno così commentato: "Il Consiglio direttivo valuterà la presenza di condizioni favorevoli di finanziamento in un contesto caratterizzato da un outlook sull'inflazione migliorato in modo moderato".

Viene fatto notare inoltre che "i tassi di lungo termine sono saliti in modo significativo dal meeting dell'11 marzo scorso, con i tassi decennali dei Bund e in generale dell'area (euro) balzati rispettivamente di 15 punti base e 18 punti base. Detto questo, la struttura del sell off è apparsa più benigna di quella della fine di febbraio, e per un numero di ragioni. Prima, le ampie condizioni di finanziamento si sono irrigidite in modo solo moderato dall'11 marzo: il nostro indice delle condizioni di finanziamento è salito di 6 punti base, mentre gli spread dei debiti sovrani sono aumentati in modo appena modesto, e gli spread corporate sono scesi".

Inoltre, Goldman Sachs sottolinea come l'aumento dei tassi nominali sia stato sostenuto dal fatto che i mercati abbiano prezzato in modo più forte il timore dell'inflazione, fattore che tuttavia indica anche che, per i rendimenti reali, "la variazione è stata più limitata".

"E, sebbene nel Consiglio direttivo ci siano diverse opinioni sull'importanza relativa dei rendimenti reali rispetto a quelli nominali, il cambiamento modesto dei tassi reali dal mese di marzo è un fattore favorevole rispetto al brusco balzo dei costi di rifinanziamento reali avvenuto alla fine di febbraio".

Infine, Goldman Sachs fa notare come il recente rialzo dei rendimenti sia stato alimentato soprattutto dal repricing delle prospettive di crescita, contrariamente a quanto è avvenuto a febbraio, quando a dominare e pilotare l'andamento dei debiti sovrani dell'Eurozona erano state le aspettative di una politica monetaria più restrittiva negli Stati Uniti.

I recenti commenti suggeriscono tra l'altro che gli esponenti del Consiglio direttivo si sentono più a loro agio con l'aumento dei rendimenti che si verifica in via endogena come risposta al miglioramento dell'outlook sull'area euro".

 

 

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