Recessione? Per alcuni al 70% nei prossimi 6 mesi

Le ultime vicissitudini che si sono avvicendate sui mercati hanno fatto tornare la paura, ormai alle spalle, di una recessione.

Lo studio

Ad aumentare le paure anche un nuovo studio della MIT Sloan School of Management e State Street Associate secondo cui ci sarebbe una probabilità del 70% di recessione nei prossimi sei mesi. La particolarità di questo studio è l'approccio scientifico che nasce dall'uso di un metodo che, nato nel campo della statistica, misura la distanza tra un punto e una certa distribuzione. In altre parole permette di conoscere i punti in comune di uno spazio preso a campione ed incognito rispetto ad uno noto. I fattori di mercato sotto esame sono stati la produzione industriale, le buste paga non agricole, il rendimento del mercato azionario e l’andamento della curva dei rendimenti, (tutti su base mensile) confrontandole con le letture storiche.

Le posizioni degli analisti

Gli analisti sono meno drastici sull’argomento e per la maggior parte dei casi si sono limitati a prevedere un rallentamento della crescita mondiale dovuto per lo più alle conseguenze, sul lungo periodo, del coronavirus. Anche perché, in realtà, il 2019 con il suo rally storico sul mercato azionario aveva fatto ritornare l'ottimismo. Soprattutto nella prima parte del mese di gennaio , visto da molti come coda di un ottimo 2019 e antipasto di un 2020 che, sebene non all’altezza, non presentava nessun rischio all’orizzonte. Però, con l'aggravarsi dell'incognita coronavirus anche i mercati avevano iniziato a soffrire le conseguenze delle incertezze.  Ma l'epidemia cinese ha avuto anche un altro risvolto, cioè quello di mettere a nudo le fragilità, ancora tanto numerose, dell'intero sistema produttivo mondiale.

Le conseguenze economiche

Infatti la Cina come sappiamo si è trasformata da fabbrica del mondo, come era vista nei decenni passati, a principale consumatore globale di materie prime, prodotti industriali e lusso. Ovvero tutti settori che sono legati indissolubilmente a Pechino. Nel momento in cui questa, giocoforza, è costretta ad isolare intere province, e per di più province tra le più produttive al mondo, inesorabilmente la debole ripresa che era stata ingigantita dall'ottimismo, tende ad apparire fragile.

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