Covid, recessione e ripresa: come funzionano le curve U, V, W e L

  • La recessione in atto è combattuta con ogni mezzo ma si pensa alle tempistiche della ripresa economica;
  • Gli economisti sono scettici su un rimbalzo immediato e pronosticano una ripresa a U;
  • La curva a L sarebbe lo scenario peggiore, a quel punto non basterebbero più nemmeno gli aiuti governativi e delle Banche Centrali.

 

Gli Stati di tutto il Mondo contano i morti da Coronavirus e nel contempo vivono una recessione di dimensioni drammatiche. La parola d'ordine che però tutte le istituzioni stanno cercando di adottare è: ripresa. Per questa ragione gli stimoli fiscali dei Governi e quelli monetari delle Banche Centrali proseguono a ritmo incessante. L'ultima in ordine di apparizione è stata la Bank of Japan che nella notte ha lanciato un'ulteriore iniezione di liquidità di 280 miliardi di dollari verso gli istituti di credito, con lo scopo di favorire l'erogazione di prestiti alle imprese colpite dalla pandemia. Ma che tipo di ripresa sarà? Su questo si interrogano gli economisti che hanno ipotizzato diversi aspetti che il ciclo economico potrà assumere dopo lo shock da Coronavirus. Vediamo quali sono.

La ripresa a V: rialzo immediato dell'economia

Lo scenario migliore che si potesse immaginare. In questa situazione vi sarebbe una ripresa immediata della domanda dopo il grande crollo, dovuta a una sorta di revenge spending da parte dei consumatori costretti a risparmiare durante il lockdown. Tra i maggiori sostenitori di questa ipotesi c'è la Banca d'Inghilterra che immagina un tracollo del 14% del PIL britannico nel 2020 ma un rimbalzo poderoso del 15% nel 2021, quando il virus sarà definitivamente debellato. Tuttavia l'evidenza empirica e la maggior parte degli opinionisti economici sembrano smentire questa eventualità. La produzione industriale in Cina è aumentata nel mese di aprile del 3,9% su base annuale, dopo due mesi di agonia dovuta al picco dei contagi, segno eloquente che le fabbriche si sono rimesse a regime: Le vendite al dettaglio, però, sono sprofondate del 7,5%. Questo è dovuto al fatto che il Dragone, basando il focus produttivo sull'export, ha dovuto fare i conti con il calo vertiginoso della domanda in Occidente dove le misure restrittive sono ancora in corso. Ciò riflette il fatto che in Europa e in America, dove i contagi sono ancora tanti, i consumi interni sono bloccati: un pò perché le norme sul distanziamento sociale impongono una riduzione di fatturato fino anche al 70% della propria capacità produttiva (vedi bar e ristoranti); un pò perché fino a quando non si trova un antidoto efficace e definitivo al Covid-19 è difficile rimuovere il lockdown che è dentro ogni consumatore, condizionato dalla paura di frequentare luoghi dove è più probabile il contagio. Quest'ultimo aspetto in particolar modo guida il pessimismo di molti economisti che ritengono che la ripresa della domanda sarà molto più lenta rispetto a uno scenario a V.

La curva a W: il ritorno della pandemia

In questa situazione si verifica dapprima un rimbalzo dal primo shock epidemiologico, grazie all'allentamento delle misure restrittive, al ritorno alla circolazione delle persone e alla riapertura degli esercizi commerciali. L'avvento dell'estate e la possibilità che il virus vada in quarantena potrebbe favorire un ritorno alla normalità, con immediato beneficio per tutte le attività economiche grazie alla crescita dei consumi. Però un secondo shock arriverebbe con il calo delle temperature in autunno che porterebbe inevitabilmente ad ulteriori chiusure e a ricadute produttive. Uno scenario di questo tipo si è vissuto in Europa tra il 2008 e il 2011 con le crisi Lehman Brothers e PIIGS. Dopo lo scoppio della bolla dei mutui sub-prime che portò tutto il sistema bancario al limite del default, ci fu una leggera ripresa fino a quando si accese il focolaio del debito pubblico che partì dalla Grecia e coinvolse Paesi come l'Italia e la Spagna. Alcuni economisti del Wall Street Journal diffidano sul fatto che la pandemia possa essere domata definitivamente, come dimostrano alcuni focolai che sono tornati a riaccendersi in Corea. Il fenomeno porta a considerare una convivenza con il virus che non farà mai dormire sonni tranquilli; gli esperti prevedono che molte imprese sfrutteranno non più del 50-70% della propria capacità produttiva e un 15% non riaprirà più.

L'andamento a U: ripresa lenta e difficoltosa

Secondo la maggior parte degli esperti il più probabile degli scenari. Tutti i vari Paesi tramortiti dalla crisi vedranno una lunga fase di stagnazione dell'economia, soprattutto in quei settori come il turismo, i viaggi, le attività di intrattenimento, la ristorazione che necessitano di più tempo perché la domanda si rimetta in moto e prenda velocità. Un sondaggio di SWG lanciato presso le aziende di beni di consumo rileva che le previsioni sulle scelte dei consumatori sono maggiormente rivolte verso beni di prima necessità, come gli alimentari. La disoccupazione dilagante e la deflazione sarebbero due fattori essenziali nelle decisioni delle persone di rinunciare a spese non ritenute necessarie. Ma soprattutto le aspettative future non lascerebbero ben sperare, con gli aiuti governativi considerati insufficienti e con le aziende che in autunno potrebbero dare il via a una fase importante di licenziamenti per via dei mancati introiti. Quanto sarà lunga la fase recessiva dipenderà molto dalla permanenza del virus e dall'eventualità che una seconda ondata dei contagi venga scongiurata. Secondo il FMI e la Commissione Europea, l'uscita dal tunnel avverrebbe non prima del 2021.

L'andamento a L: il de profundis dell'economia

La peggiore sciagura che potrebbe venirsi a determinare. Gli Stati non si rialzerebbero dalla catastrofe dell'economia per lunghissimo tempo. Questa fase sarebbe contrassegnata da fallimenti aziendali in serie, licenziamenti di massa, crisi del credito e interventi continui delle istituzioni a sostegno della famiglie e delle imprese. A quel punto l'helycopter money di Governi e Banche Centrali potrebbe non bastare più. Come suggerisce Ray Dalio, gestore di Bridgewater Associates, uno dei maggiori Hedge Fund del mondo, i 1.200 dollari una tantum elargiti dalla FED servirebbero a poco dal momento che molti non hanno la casa di proprietà e hanno perso il lavoro. Ci sarebbe quindi soltanto l'allungamento della lista dei nuovi poveri. In passato il Giappone ha vissuto una situazione di curva a L all'inizio degli anni 90, quando per decenni ha dovuto fare i conti con il fenomeno della deflazione da cui ancora non sembra esserne uscito del tutto.

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