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Covid-19: con pandemia debito mondiale fuori controllo

L'allarme viene lanciato dell'IIF: il debito pubblico globale rischia di andare fuori controllo. Le soluzioni però sono tutt'altro che semplici da attuare. Vediamole

È allarme debito pubblico. Il conto che il Covid-19 farà pagare in tal senso sarà salatissimo. È questo che emerge da uno studio dell'Istituto di Finanza Internazionale sul debito globale come conseguenza della pandemia.

Quest'anno l'indebitamento mondiale è aumentato di 15 mila miliardi di dollari e si prevede che entro la fine del 2020 arriverà al 365% del PIL, in considerevole incremento rispetto al 320% dell'anno scorso. I debiti societari non sono stati da meno. Nei Paesi avanzati sono aumentati di oltre il 50%, raggiungendo un livello del 432% del PIL.

La metà di queste obbligazioni provengono dalle società americane. Si conta che prima delle fine dell'anno toccheranno gli 80 mila miliardi di dollari, mentre nel 2019 erano 71 mila miliardi. Cifre da capogiro che danno un assaggio di quello che potrà essere il pericolo per l'economia globale se non si pone un freno al dilagare della pandemia.
 

Debito pubblico: i rischi per i Paesi emergenti

Per i Paesi emergenti la situazione è ancora più seria, in quanto questi si trovano a sostenere gli oneri di tassi di interesse relativamente alti. Il costo del debito quest'anno è aumentato infatti del 26%, raggiungendo quota 250% del PIL, nonostante sono incrementate le entrate destinate al rimborso dello stesso.

Questo comporterà inevitabilmente una serie di insolvenze o quantomeno di ristrutturazioni del debito. Finora i Paesi più industrializzati hanno cercato di mettere una pezza concedendo a quelli più poveri la facoltà di ritardare il rimborso del debito dovuto nel 2020 per una cifra di circa 5 miliardi di dollari, in attesa anche di sbloccare i fondi dell'FMI.

È chiaro però che la faccenda non si dirime con molta disinvoltura. Le Banche centrali hanno cercato di tenere bassi i tassi di interesse proprio per evitare che il costo del debito fosse insostenibile. Se nel contempo però diminuiscono drasticamente le entrate fiscali per via di un'economia in ginocchio, a quel punto l'effetto rischia di rivelarsi inutile.

Inoltre c'è da considerare che il 15% dei debiti dei Paesi emergenti dovrà essere rimborsato in dollari USA e quindi si crea un'esposizione valutaria che rischia di gonfiare ulteriormente l'onerosità del rimborso.
 

Debito pubblico: le istituzioni di fronte a un bivio

Il problema fondamentale è che le istituzioni governative e monetarie si possono trovare di fronte a un bivio. Da un lato infatti bisogna rilanciare l'economia che è a terra e per fare questo è necessario inondare il mercato di liquidità monetizzando il debito. Questo rischierà di mandare l'indebitamento assolutamente fuori controllo riproiettandolo in futuro per le nuove generazioni.

Non solo, soprattutto nei Paesi emergenti il pericolo è di accendere il motore dell'inflazione, la quale verrebbe ulteriormente alimentata dalla svalutazione monetaria. Il fatto è che se poi il debito diventa insormontabile si potrebbe creare il problema opposto, ossia della deflazione scaturita da un'economia che non riesce a sganciarsi dal debito e che rimane ingessata.

L'alternativa sarebbe quella di una stretta per arginare la situazione debitoria, con il rischio però di irrigidire ulteriormente la crescita e far lievitare l'onere sul debito. Quindi come se ne esce? Secondo la maggior parte degli analisti la priorità assoluta è quella di respingere il rischio crescente di una crisi a livello fiscale, per questo sono necessarie delle azioni ulteriori da parte delle istituzioni.

In particolar modo Luis Oganes, responsabile della ricerca sui mercati emergenti presso J.P. Morgan, ha affermato che quando il debito diventa troppo elevato, le imprese e tutto il sistema bancario rischiano di morire, rappresentando un freno alla crescita anziché il motore della stessa.

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