Asia in rosso: Moody’s, epidemia e FMI tra le cause

  • In crollo il mercato di Hong Kong dopo che l’agenzia di rating Moody’s ha tagliato il rating da Aa2 ad Aa3
  • Intanto è stato confermato il “salto” del nuovo virus cinese che adesso può essere trasmesso da uomo a uomo
  • Il Fondo monetario internazionale ha ridotto le sue previsioni di crescita per il 2019 e il 2020 al 2,9% e 3,3%

Ieri il taglio del rating di Moody’s per Hong Kong. L’ex colonia britannica paga così il dazio per le proteste spesso violente che da mesi stanno bloccando la città e che allo stato attuale delle cose non trovano ancora una via di uscita.

il taglio di Moody's

Un quadro che ha portato l’agenzia di rating a ritenere le autorità incapaci a gestire la situazione, o comunque troppo deboli per arginare le degenerazioni degli scontri avvenuti nelle ultime settimane. L’indice Hang Seng è arrivato a perdere anche il 2,6% intorno alle 8 del mattino (ora italiana). A dare il via al sell off, il declassamento dei rating da Moody’s registrato ieri, accompagnato anche da un cambio dell’outlook che da stabile è passato a negativo.

I timori dei mercati

In negativo non solo i mercati cinesi ma anche quelli giapponesi con il Nikkei 225 che perde, sempre poco dopo le 8 del mattino (ora italiana) lo 0,9% mentre l’indice Topix è diminuito dello 0,54%. Nello stesso momento in Corea del Sud, il Kospi perdeva l’1%. Ma il downgrade non è la sola cosa che sta zavorrando i mercati asiatici. A spaventare è anche la nuova epidemia cinese con il coronavirus che, partito dagli allevamenti, adesso si è modificato in modo da poter essere trasmesso da uomo a uomo. Oltre al contagio di 1.700 persone è arrivata la notizia della quarta vittima nella notte. Per questo motivo l'Oms ha convocato una riunione di emergenza per domani.

Ultima zavorra

Infine il Fondo monetario internazionale ha ridotto le sue previsioni di crescita per il 2019 e il 2020 al 2,9% e 3,3%. Si tratta di un risultato sempre migliore di quanto temuto nei giorni scorsi quando tra Usa e Iran si temeva la guerra. Ma si tratta sempre di una ripresa minacciata da troppe incognite che potrebbero rallentare l’economia mondiale. Se da un lato, quello europeo, il punto interrogativo è rappresentato dalla Brexit, dall’altro lato dell’oceano non si deve dimenticare che le tensioni con Teheran sono solo sopite, non cancellate.

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