UniCredit in evidenza dopo la trimestrale, come investire? | Investire.biz

UniCredit in evidenza dopo la trimestrale, come investire?

UniCredit ha comunicato i conti del 2° trimestre del 2022: la banca straccia le attese, per Orcel il miglior 1° semestre degli ultimi 10 anni. Come investire sul titolo?

UniCredit è sotto la lente dei trader e degli investitori nelle ultime ore. La banca guidata dall’Amministratore Delegato Andrea Orcel ha infatti comunicato i risultati del secondo trimestre del 2022. L’utile netto si è attestato a 2,010 miliardi di euro a fronte di attese del consenso degli analisti interpellati dallo stesso istituto a 996 milioni di euro (utile di 1,03 miliardi nel 2° trimestre del 2021).

Lo scorso marzo erano stati 274 milioni a causa delle svalutazioni sulla partecipazione in Russia, che questa volta ha inciso positivamente sui profitti netti per 500 milioni di euro circa, grazie alla forza del rublo. I ricavi della banca si sono attestati a 4,780 miliardi di euro, valore che si confronta con le attese di 4,512 miliardi di euro, in aumento dell'8,9% a/a.

Escludendo le attività russe, la banca ha chiuso il trimestre con ricavi per 4,46 miliardi di euro e un utile netto di 1,48 miliardi. Nello stesso periodo i costi operativi si sono ridotti del 4,4% su base annua. L'Ebitda è balzato del 25% rispetto al 2021 a 2,422 miliardi (attese di 2,097 miliardi di euro). Il CET 1 ratio è pari al 15,73%, gli analisti stimavano il dato al 14%. Il Return on tangible equity (ROTE) è pari al 15,1%, in rialzo del 7,1% a/a.

A fine trimestre le attività finanziarie totali ammontavano a 721 miliardi di euro, in calo del 2% rispetto al trimestre precedente. Le esposizioni deteriorate lorde erano pari a 13,1 miliardi di euro (-20,7% su base sequenziale e -37,7% a/a) portando un rapporto tra crediti deteriorate lordi e totale crediti lordi pari al 2,8%.

Il rapporto tra esposizioni deteriorate nette e totale crediti netti si è attestato all’1,5%, mentre il rapporto di copertura è sceso al 49,2%. Nella nota del gruppo si legge che UniCredit ha continuato a ottenere "ottimi risultati nel secondo trimestre, conseguendo la migliore performance per il primo semestre degli ultimi 10 anni, spinta da redditività in crescita, solida generazione organica di capitale e riduzione della base costi nonostante l'impatto dell’inflazione".

Il CET 1 ratio si è "ulteriormente rafforzato al 15,73%, a riprova dell’ottima qualità dell'attivo, con un costo del rischio di soli 10 punti base, esclusa la Russia. Sulla scia della nostra eccellente performance e di un contesto di tassi d’interesse più favorevole, abbiamo migliorato la guidance per il 2022, un passo importante nell'attuazione del piano triennale", ha aggiunto l’AD. Orcel ha inoltre affermato che "l'economia globale si trova di fronte a sfide senza precedenti e di grande incertezza".

La nuova guidance, esclusa la Russia, prevede ricavi netti oltre 16,7 miliardi di euro nel 2022 (16 miliardi di euro circa nella guidance di marzo), un margine di interesse di 9,2 miliardi, costi per 9,5 miliardi, un rapporto fra costi e ricavi del 55%, un utile netto di 4 miliardi (3,3 miliardi nella precedente guidance), un costo del rischio sotto i 30 pb (30-35 punti base in precedenza) e un CET 1 ratio superiore al 13% (tra il 12,5 e il 13% nella guidance precedente).

Alla luce di ciò, ad attirare la nostra attenzione è stato il Certificato Recovery TOP Bonus di Société Générale con ISIN DE000SN3YFY5 che ha come sottostante proprio UniCredit. Vediamo cosa dice l’analisi tecnica sulla big cap del settore bancario italiano.

 

Azioni UniCredit: l’analisi tecnica

Il quadro tecnico di UniCredit appare orientato al ribasso a Piazza Affari, in particolare dopo il test dell’area resistenziale compresa tra i 10,40 e gli 11 euro avvenuto a fine maggio. Negli ultimi due mesi i corsi sono rimasti all’interno di un trend ribassista di breve periodo, delimitato dalla linea di tendenza discendente che collega i massimi registrati a giugno e luglio 2022, ora transitante a 9,33 euro.

Un superamento di questo livello dinamico sarebbe favorevole per i compratori, i quali potrebbero successivamente mirare alla resistenza orizzontale in area 11 euro. Una violazione di quest’ultimo livello darebbe ampio spazio di manovra alle forze rialziste, che potrebbero mirare alla successiva area di concentrazione di offerta identificabile a 12,75 euro, minimi registrati a gennaio 2022. Al contrario, la violazione dei 7,75 euro darebbe il via ad un’accelerazione delle vendite verso la successiva area di concentrazione di domanda a 6 euro.

 

Investire sulle azioni UniCredit con i Certificati

La situazione descritta sinora su UniCredit è particolarmente interessante se si guarda al Certificato Recovery TOP Bonus di Société Générale con ISIN DE000SN3YFY5. Questo prodotto è quotato dal 28 giugno 2022 sul mercato SeDeX di Borsa Italiana a un prezzo di emissione di 84,95 euro.

Questo strumento consente agli investitori di ricevere un rimborso a scadenza di 100 euro lordi a patto che alla data di valutazione finale fissata al prossimo 14 dicembre 2023 (circa 1 anno e 6 mesi) la quotazione di UniCredit sia superiore o uguale a quella della Barriera, fissata a 6,20 euro, circa il 66% del prezzo spot attuale del titolo.

Per questo motivo, eventuali ribassi di UniCredit non sarebbero un evento totalmente negativo, in quanto farebbero scendere il potenziale prezzo di acquisto del Certificato incrementando di conseguenza il rendimento potenziale a scadenza e lo spazio per un recupero più sostenuto delle quotazioni.

Al momento della scrittura il Certificato quota ad un prezzo ask di 82,90 euro (guadagno lordo potenziale del 20,62% in circa 1 anno e 6 mesi), mentre le azioni UniCredit veleggiano circa il 33% al di sopra della Barriera.

Lo scenario negativo prevede invece che alla data di valutazione finale le quotazioni di UniCredit siano inferiori a 6,20 euro: il Certificato inizierà a replicare la performance negativa del sottostante calcolata rispetto allo Strike e moltiplicata per l’Importo di Calcolo di 82,823 euro per certificato. Questo, a seconda del prezzo in cui viene acquistato il certificato, potrebbe causare una perdita sul capitale investito.

 

 

 

 

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