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Criptovalute: Goldman Sachs critica Bitcoin, ecco perchè

Nei giorni scorsi Goldman Sachs si è scagliata contro Bitcoin affermando, in un incontro con gli investitori, che la criptovaluta non rientra nei piani d’investimento della banca newyorkese. Il protocollo di Satoshi Nakamoto è spesso stato nell’occhio del ciclone delle banche, criticato per i più svariati motivi. L’attacco da parte della Goldman Sachs è solo l’ultimo di una lunga lista in cui rientrano i nomi più importanti della finanza mondiale come la BCE, la BIS e la FED.

Come sappiamo Bitcoin fa della decentralizzazione la sua caratteristica più importante. Il protocollo nato nel 2008 è il primo esempio riuscito nella storia dell’umanità di un bene scarso, limitato e non nelle mani del potere centrale. Il movimento cyberpunk che sta alla base dell’ideologia di Bitcoin aveva più volte provato senza successo a realizzare una struttura simile alla moneta digitale, con progetti come BitGold, B-Money, DigiCash e HashCash. La stessa PayPal, durante i primi anni di vita, doveva diventare secondo la vision dei suoi fondatori Elon Musk e Peter Thiel, una nuova moneta digitale per Internet, ma col passare del tempo e le pressioni da parte delle istituzioni il progetto virò verso l’invenzione di una piattaforma di pagamento online.

Come spiegato dal colosso bancario statunitense, Bitcoin non rappresenta per le banche un investimento adatto alla clientela poiché ritenuto un asset poco stabile ed eccessivamente rischioso. Sotto i riflettori della banca è poi andata l’eccessiva volatilità che contraddistingue il protocollo decentralizzato, che a differenza di strumenti come titoli azionari e obbligazionari rappresenta un investimento rischioso. Come ultima critica, la banca ha attaccato anche l’oro, dicendo che entrambi questi asset sono troppo rischiosi e registrano degli sbalzi di prezzo imprevedibili.

Le parole di Goldman hanno animato feroci risposte da parte del mondo crypto, attaccato in prima persona dall’avversario numero uno. Molti esperti del settore si sono scagliati contro la banca, spiegando come le mosse e le dichiarazioni fatte servono soltanto ad intimorire gli investitori attualmente in Bitcoin, cercando di far crollare nuovamente il prezzo per poi acquistarne molti di più. La banca infatti starebbe cercando di difendere il proprio flusso di investimenti, cercando di denigrare quanto possibile un asset che rappresenta una visione del mondo diversa dalle istituzioni centrali.

La guerra fredda tra banca e Bitcoin è soltanto agli arbori, contando che negli ultimi anni sono state moltissime le accuse e le critiche sollevate contro la criptovaluta. Pensiamo al BIS, che nel giugno del 2018 ha fatto uscire un rapporto pieno di accuse e di errori riguardanti l’invenzione di Satoshi, o alla BCE che nel 2017 ha incaricato un task force di esperti per tenere sotto controllo l’attacco di Bitcoin nell’economia globale. Insomma, la lotta tra centralizzazione e la decentralizzazione è appena incominciata, ma a quanto pare la criptovaluta sembra reagire bene alla disinformazione da parte media e delle banche di tutto il mondo.

Il prezzo di Bitcoin infatti non ha minimamente risentito delle dichiarazioni da parte della Goldman e anzi, ha segnato un 8% nel giro di 48 ore. I trader infatti sono convinti della sicurezza data dalla criptovaluta, che nel 2015 è stata definita come un asset il cui valore viene stabilito dalla domanda e dalla offerta, ossia una commodity come l’oro e il petrolio. Come ultimo parere, Meltem Demirors, CSO di Coinshares ha scritto un tweet in cui dice: “Goldman Sachs ammette la propria colpevolezza nello scandalo Jho Low/1MDB che ha portato al riciclaggio di 6,5 miliardi di dollari. La compagnia ha pagato una delle multe più salate di sempre. Sempre Goldman Sachs: Bitcoin è cattivo perché è stato usato per il riciclaggio di denaro, che è pure cattivo!”.

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