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Bitcoin: i miti da sfatare secondo Ark Invest

Ark Invest è uno dei maggiori investitori di Tesla, nonché fondo di investimento per le tecnologie emergenti e per i trend che in futuro miglioreranno la vita di tutti i giorni. Le strategie d’investimento del fondo abbracciano settori e aree tecnologiche molto diverse tra di loro con l’intento di aiutare l’innovazione e la crescita delle innumerevoli aziende che passo dopo passo provano a cambiare il mondo. All’interno del portfolio troviamo settori come Fintech, esplorazioni spaziali, robotica, AI, stampanti 3D e criptovalute.

Proprio nell’ambito criptovalute Ark Invest ha pubblicato un’ottima analisi riguardante i miti che troppo spesso vengono affibbiati a Bitcoin, cercando di fare chiarezza su tematiche non banali. L’articolo sembra essere una risposta diretta all’analisi fatta da Goldman Sachs che poche settimane fa sconsigliò ai suoi clienti di investire nelle criptovalute. Nell’incipit si legge: “ARK ritiene che alcuni influenti istituti di ricerca finanziaria stiano licenziando bitcoin sulla base di informazioni obsolete, argomenti incoerenti e analisi imperfette”.

 

Bitcoin: i miti da sfatare sulla criptovaluta

L’analisi si sviluppa su vari punti, partendo dal problema della volatilità, passando per la frase “Bitcoin è per i criminali” fino ad arrivare all’utilizzo di energia da parte del protocollo di Satoshi Nakamoto. Secondo Ark Invest, la tesi finale è che Bitcoin in un futuro relativamente prossimo potrebbe diventare la prima forma di denaro digitale globale.

Il primo punto analizzato è la volatilità dell’asset digitale, valore che secondo il fondo è destinato a diminuire e che dimostra quanto sia credibile la politica monetaria alla base dello stesso. Per la gran parte degli istituti finanziari del mondo la volatilità di Bitcoin rappresenta un ostacolo al reale utilizzo dell’asset come riserva di valore.

Attraverso il famoso grafico del Trilemma Impossibile, Bitcoin si propone come alternativa alle politiche monetarie delle banche centrali, come il sistema Bretton Woods o il Classico Gold Standard, non dando priorità alla stabilità dei tassi di cambio ma sposando il movimento del capitale libero e l’indipendenza della politica monetaria.

Il secondo mito sfatato è l’ipotesi che si tratti di una bolla a causa della mancanza di un valore intrinseco. Bitcoin a tutti gli effetti non si comporta come un asset tradizionale, non è produttivo e il suo apprezzamento si basa sull’efficacia con cui conserva o migliora il valore nel tempo. Il valore della moneta digitale è quindi circolare, ossia è un asset che si apprezza se più persone lo richiedono come bene. Secondo il fondo, Bitcoin non soltanto assomiglia all’oro ma anzi ha delle caratteristiche più appetibili e la sua capitalizzazione di mercato è inferiore al 2% di quello dell’asset fisico.

L’analisi del fondo continua poi evidenziando come i potenziali fork (Bitcoin Cash, Bitcoin SV ecc) non sono un problema per la criptovaluta, in quanto essendo open source chiunque può copiarlo e riprodurlo ma questo non intacca la rete principale e la comunità attorno ad essa.

Altro mito sfatato nell’analisi svolta riguarda l’idea che Bitcoin venga utilizzato come denaro da parte di criminali. Secondo il fondo questa critica deriva dall’utilizzo della criptomoneta nei primi anni attraverso Silk Road, la famosa piattaforma di mercato nero online. Tuttavia, criticare Bitcoin per l’attività criminale vuol dire criticare una delle sue proposte di maggior valore, ossia la resistenza alla censura. Bitcoin è una tecnologia neutra che permette a chiunque di fare delle transazioni e si stima che meno dell’1% delle transazioni nella rete siano per scopo illecito.

L’ultimo punto analizzato è in merito all’eccessivo consumo di energia per l’attività di mining. Secondo il fondo questo dispendio è necessario per la sicurezza e quindi per l’integrità del sistema stesso. In più Bitcoin sarebbe molto più efficiente dei tradizionali sistemi bancari o di miniere d’oro su scala globale. Per fare un esempio, il sistema bancario consuma 2,34 miliardi di gigajoule (GJ), l’estrazione di oro circa 500 milioni di GJ mentre Bitcoin consuma solamente 184 milioni di GJ.

A conclusione dell’ottima analisi svolta, il fondo spiega che anche se la complessità di Bitcoin è molto elevata, questo non dovrebbe fermare istituti finanziari ad analizzarlo in profondità. Il protocollo continua a maturare anno dopo anno e in futuro avrà un ruolo molto importante come risorsa monetaria mondiale.

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