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Criptovalute: dalla Cina la prima valuta digitale di Stato

  • La People's Bank of China completerà entro la fine dell'anno i test per la prima criptovaluta creata da un istituto centrale;
  • Pechino collaborerà con Mituan Dianping e Didi Chuxing, startup sostenute da Tencent;
  • Nel mondo altre 50 Banche Centrali stanno lavorando per raggiungere lo stesso obiettivo, ma gli esperti sollevano molti dubbi sull'anonimato delle transazioni

 

È da parecchio che se ne parla. Ora tutto sembra pronto per ampliare il test della prima valuta digitale promossa da una Banca centrale, quella della Repubblica Popolare Cinese. Lo ha reso noto nella giornata di ieri il Ministero del Commercio di Pechino che ha precisato che la nuova moneta di pagamento elettronico rientra in un programma pilota che abbraccerà le Regioni più prospere della Cina.

Nello specifico le aree interessate sono: Pechino, Tjanjiin, Hebei, Guangdong, Hong Kong e Macao. Anche le zone più povere, a certe condizioni, faranno delle prove sotto la guida della People's Bank of China. Il programma dovrebbe essere ultimato entro la fine del 2020, in modo che tutto sia pronto per le Olimpiadi invernali del 2022 che si terranno a Pechino e su cui la Cina conta molto per rafforzare la propria leadership nel sistema dei servizi digitali a livello mondiale.
 

Valuta digitale cinese: ecco come verrà implementato il piano

Allo stato attuale la PBOC condivide funzionalità con altre criptovalute come Bitcoin e Libra di Facebook, ora però il progetto è quello di gestire in autonomia una propria valuta digitale per rendere le transazioni più rapide e controllabili. La realizzazione verrà effettuata in partnership con Meituan Dianping, colosso del cibo a domicilio, e Didi Chuxing, app che si occupa di fornire servizi digitali ai trasporti cinesi.

Entrambe le startup sono sostenute da Tencent e ogni giorno muovono miliardi di dollari in transazioni quotidiane che riguardano la consegna dei pasti e i servizi di viaggio online. Il loro apporto sarebbe fondamentale per stimolare una partecipazione di massa, ampliando così il dominio di Pechino nelle valute virtuali sostenute dal Governo.

I dettagli della collaborazione non sono stati ancora resi noti e le parti coinvolte hanno mantenuto il riserbo per il momento, senza rilasciare comunicazioni. Dopo la notizia, alla Borsa di Hong Kong le azioni Meituan Dianping hanno spiccato il volo mettendo in piedi un rialzo del 5%. Dall'inizio dell'anno il titolo ha guadagnato circa il 120%.

 

Valute digitali: i dubbi degli esperti

La Banca Centrale cinese non è l'unico istituto monetario che ha in programma il lancio di una propria criptovaluta. In base a un sondaggio condotto dalla Bank of International Settlement almeno altre 50 Banche Centrali stanno lavorando per produrre una propria moneta virtuale, BCE inclusa.

L'Eurotower ha testato una transazione di 40 milioni di euro su una rete blockchain in collaborazione con Sociéte Générale. L'evento fa capire l'importanza che il mondo delle criptovalute sta rivestendo nel panorama delle Banche centrali, le quali non sono intenzioate a perdere la loro sovranità monetaria. L'anonimato sarebbe la questione più spinosa, tanto che in passato la Presidente della BCE, Christine Lagarde, ha acceso un monito sulle transazioni effettuate con le valute virtuali.

Alcuni esperti del settore mettono in luce come queste monete digitali non verrebbero gestita su una blockchain decentralizzata ma su una rete che le stesse Banche Centrali controllano. Questo significherebbe che tutti i movimenti finanziari potrebbero essere monitorati e nel caso bloccati. A questo punto la nuova criptovaluta diverrebbe semplicemente un'alternativa alle monete già esistenti, ma sempre nell'ambito della sovranità monetaria esercitata da un istituto centrale.

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