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Previsioni Bitcoin con il grafico Stock to Flow: come funzionano?

Quando si parla di modelli previsionali per quanto riguarda i livelli di prezzo che il Bitcoin potrà raggiungere in futuro, di sovente salta fuori il modello “Stock to Flow”. Elaborato da un analista noto sotto lo pseudonimo di PlanB nel marzo 2019, si basa su uno dei concetti fondamentali della prima criptovaluta per capitalizzazione: la scarsità del bene.

Si ritiene necessario precisare subito che il modello non ha la certezza di venire rispettato in futuro, pur avendo descritto in maniera particolarmente precisa l’andamento delle quotazioni finora. Le previsioni di questo strumento arrivano addirittura a 100.000 dollari per singolo BTC nel corso della seconda metà del 2021, ma come sappiamo nessuno è in grado di prevedere con certezza i prossimi eventi. Il modello completo è visualizzabile sul sito web digitalik.net.

Andiamo ora a comprenderne il significato e a commentarne alcuni aspetti.
 

Modello Stock to Flow: cosa è e come si usa

Come possiamo vedere nella figura il modello si presenta come un grafico su scala logaritmica all’interno del quale sono riportati diversi dati che descrivono l’andamento passato dei prezzi e la proiezione degli stessi nel futuro. È subito evidente la corrispondenza di questo andamento con ciò che il modello suggerirebbe, almeno per quanto riguarda il trend generale.

Vi sono poi una linea celeste e una viola, che rappresentano la media a 463 e 10 giorni. Ma come si è arrivati a questa previsione? In primo luogo bisogna capire cosa si intende quando si parla di rapporto stock to flow. Detto in maniera semplice è un modo per rappresentare la scarsità di un bene come quantità.

Più precisamente è il numero di anni necessari per produrre la stessa quantità di bene che abbiamo a disposizione in questo momento. Tradotto in termini matematici è il rapporto fra quanto abbiamo adesso (stock) e quanto produciamo in un singolo anno (flow). Andando a confrontare beni scarsi come oro e argento scopriamo che il primo ha uno S/F di 62 (per produrre la quantità di oro a disposizione adesso occorrerebbero 62 anni) e il secondo ha uno di 22.

Facendo il calcolo per Bitcoin abbiamo uno SF di circa 50 visto l’halving avvenuto qualche mese fa, siamo quindi sullo stesso ordine di grandezza dell’oro. L'offerta corrente di 17,5 milioni (escludendo il milione appartenente a Satoshi Nakamoto che si suppone perduto), va quindi divisa per la produzione annuale di circa 350.000, risultato 50.

Questo dimostra matematicamente il fatto che Bitcoin è un bene scarso, o comunque un bene paragonabile in questo senso all’oro. Inoltre, considerato che l’halving avviene ogni quattro anni e che determina il dimezzamento dell’emissione di moneta BTC, sappiamo che il rapporto S/F arriverà a raddoppiare circa ogni quadriennio per il fatto che la quantità massima raggiungibile è già stabilita e in termini assoluti non troppo lontana da quella odierna.

Appurato questo andiamo a considerare la capitalizzazione totale di oro e argento rapportata al rispettivo S/F e confrontata col Bitcoin. Ciò che salta all’occhio nell’osservazione di questo secondo grafico è la relazione lineare che intercorre fra capitalizzazione totale e S/F. Anche gli attuali valori di oro e argento giacciono nei pressi della medesima linea. Il dato potrebbe quindi suggerire un’effettiva dipendenza del prezzo dall’indicatore.

Proiettando poi i dati nel futuro scopriamo che per uno stock to flow di 50 il Bitcoin dovrebbe arrivare attorno ai 1.000 miliardi di capitalizzazione totale, per un valore della singola unità pari a 55.000 dollari (prezzo medio nel periodo compreso fra il 2020 e il 2024). Se dovessimo poi spingerci al 2025, quindi nell’anno successivo al prossimo halving, il rapporto stock to flow supererebbe il valore di 100, con le ovvie conseguenze sulle quotazioni della capitalizzazione totale osservabili nel grafico.

Partendo dunque dalla capitalizzazione totale ottenuta attraverso il processo illustrato in precedenza, PlanB ha sviluppato il grafico sul prezzo per singola unità nel trascorrere del tempo e possiamo osservare come fino ad oggi sia rimasto abbastanza fedele a quello che in effetti è successo.

Un appunto finale per quanto concerne la media celeste. Inizialmente era stata posta una media a 365 giorni, prendendo quindi in maniera arbitraria l’anno come riferimento, si è deciso poi di alzarla perché i cicli relativi all’esplosione del prezzo e successivo ritracciamento nei periodi di halving sono durati in media 463 giorni.

Modello Stock to Flow: l'affidabilità

Ma quanto può essere affidabile il modello Stock to Flow? Diciamo che le critiche abbastanza semplici che sono state mosse sono più che altro relative al fatto che il prezzo di un bene non è determinato soltanto dalla scarsità. Concorrono alla questione moltissimi altri fattori. Ad esempio l’utilità che ha quel bene. Un bene può essere scarso ma se non serve a nessuno continuerà ad avere un valore basso.

Questo potrebbe non essere il caso del Bitcoin, come sappiamo. Ma vi è anche una seconda obiezione abbastanza fine e interessante: se il modello Stock to Flow è attendibile e il BTC è in questo momento sottocosto significherebbe che questa veridicità del modello non è stata ancora prezzata.

Osservazione non da poco poiché andrebbe a contraddire tantissime tesi secondo le quali il prezzo corrente di un qualunque bene è l’esatta rappresentazione di tutto ciò che riguarda quel bene in un preciso momento. Insomma, come al solito sarà il tempo a rivelarci quanto abbia visto lontano PlanB, che nel frattempo ha pubblicato un nuovo studio. Ne parlerò meglio in un prossimo articolo.

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