Dividendi 2020: ci sarà un crollo dal 15% al 35%

  • Janus Henderson prevede un taglio generalizzato delle cedole per gli azionisti. A rischio i settori più esposti al Covid-19;
  • L'Europa sarà il continente più colpito, l'Asia vedrà gli effetti solo nel 2021;
  • Nel 2021 ci dovrebbe essere una ripresa della distribuzione dei dividendi ma dipenderà dalla risoluzione o meno della crisi.

 

Se lo stato di salute di una società si vede dall'entità dei dividendi che distribuisce, non si può di certo dire che sotto questo profilo il Covid-19 non abbia colpito a morte. Gran parte delle aziende a livello mondiale hanno dovuto falcidiare le cedole per gli azionisti. Lo scopo è stato quello di riequilibrare l'assetto finanziario messo a dura prova dal calo vertiginoso dei ricavi. Ovviamente non tutti i settori hanno sofferto allo stesso modo, anzi è quasi tautologico rilevare che quelli più direttamente coinvolti nella pandemia come il sanitario, l'alimentare e riguardante i bisogni primari delle persone, siano stati addirittura avvantaggiati e quindi non hanno trovato motivo di penalizzare gli azionisti. Viceversa le aziende che hanno risentito del calo della domanda a livello planetario, dovuto alla chiusura delle attività, hanno dovuto correre ai ripari chiedendo un sacrificio alla proprietà.

 

I dividendi potrebbero crollare fino al 35% nel 2020

Uno studio di Janus Henderson, società di gestione patrimoniale londinese, è entrato più nel dettaglio e ha immaginato due scenari per il 2020, entrambi negativi ma con diversa gradazione di pericolosità. In una prospettiva più vantaggiosa i dividendi globali dovrebbero crollare del 15%, che in termini monetari corrisponderebbe a una riduzione di 213 miliardi di dollari delle cedole riservate agli azionisti. I fattori presi in considerazione in questo scenario riguardano gli annunci societari già fatti di tagli di dividendi e l'alta probabilità che nuovi annunci arrivino. Con uno scenario ancora più disastroso la perdita dovrebbe aggirarsi intorno al 35%, con un calo di 933 miliardi di dollari in meno nelle tasche dei soci. I criteri adottati qui si riferiscono soprattutto all'alto grado di indebitamento societario che rende inevitabile effettuare un taglio deciso delle cedole. Un bagno di sangue che secondo gli esperti colpirà i comparti ciclici dell'industria e il settore bancario legato all'industria attraverso i prestiti, che sono ora sarebbero messi pesantemente a rischio. Così come altrettanto vulnerabili sono il settore petrolifero e quello delle costruzioni.


Il report ha preso in considerazione anche l'effetto shock a livello geografico, evidenziando come negli Stati Uniti la cosa sia stata meno pesante rispetto all'Unione Europea e alla Gran Bretagna. Questo essenzialmente perché la composizione del paniere che comprende le società di Wall Street è maggiormente rappresentato da aziende operanti in settori che meno hanno risentito della crisi, come quello tecnologico. Infatti è molto più probabile che qui il management deciderà più per sospendere il riacquisto di azioni proprie piuttosto che per tagliare i dividendi, se l'obiettivo sarà quello di preservare la liquidità.

In Gran Bretagna invece c'è una corposa appartenenza al settore finanziario e a quello petrolifero. Ricordiamo che il 25% dell'indice FTSE 100 è rappresentato da compagnie operanti nel settore energetico. Dentro l'Eurozona, la Francia sarebbe il Paese più a rischio in quanto maggiormente esposto a livello settoriale a quelle attività più legate al ciclo economico e in questo il blocco aziendale ha inciso in maniera eccessiva. Mentre l'Italia dovrebbe essere in linea con gli altri Paesi europei. E in Asia? Gli analisti di Janus Henderson ritengono che l'impatto si avrà solo nel 2021, per il semplice fatto che le società asiatiche hanno già stabilito la distribuzione dei dividendi 2020 quando ancora gli effetti della pandemia non si erano manifestati.

 

Dividendi 2021:  cosa attendersi per il futuro?

Per il 2021 lo studio prevede una ripresa, sebbene i dividendi non saranno distribuiti come prima che il Coronavirus entrasse dentro le nostre case. Però tutto quanto sarà dipendente da alcune condizioni, come ad esempio il superamento del picco di crescita dei contagi, la revoca delle restrizioni e quindi la ripresa delle attività con il rilancio dell'economia. Poi è chiaro che andrebbero fatte delle valutazioni riguardo la gravità del danno economico che la pandemia causerà, la risposta politica di Governi e Banche Centrali e le regolamentazioni a cui dovranno sottostare alcuni settori, come ad esempio le banche.

Sarà importante inoltre considerare la stagionalità dei dividendi, quindi se le ripercussioni avverranno prima o dopo lo stacco delle cedole. Infine la politica dei dividendi seguita dalle società, cioè in rapporto agli utili conseguiti e se il management segue un obiettivo di distribuzione o meno. Una cosa è certa: come aggiunge Ben Lofthouse, Co-Manager of Global Equity Income di Janus Henderson, l'impatto si vedrà entro i 12 mesi ma vi è un rapporto stretto tra governance e comportamento della società. Perché la variazione dei dividendi, così come il taglio degli stipendi a livello dirigenziale, rappresenta la cartina di tornasole della gravità della situazione e quindi della necessità che tutti gli organi aziendali partecipino in maniera attiva alla risposta da dare al Covid-19.

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