Banche: nuove fusioni in arrivo?

  • I tassi di interesse negativi hanno portato le banche a progettare possibili integrazioni per aumentare la marginalità nel credito;
  • In Italia alcuni grandi gruppi si stanno muovendo e con la pubblicazione dei piani industriali si conosceranno meglio i piani del management;
  • La reazione in borsa dei mercati potrebbe essere positiva se la BCE continuerà nella sua politica accomodante.


Il quadro generale

Le preoccupazioni che in questo momento sta vivendo tutto il settore bancario europeo per via della ridotta marginalità nell'attività di intermediazione ha portato la BCE ad avallare ipotesi di consolidamento tra i vari istituti di credito di tutta l'Eurozona. L'obiettivo dichiarato è quello di rimuovere alcuni ostacoli che in questo momento stanno impedendo una certa integrazione tra le banche, così si è espresso Andrea Enria, presidente del consiglio di sorveglianza della BCE, a margine di una riunione con la Federazione bancaria europea. Lo scopo è quello di solidificare un settore che deve stare dietro ai limiti sempre più stringenti riguardo gli aspetti patrimoniali e finanziari imposti da Eurotower e che, anche se si è liberato di valanghe di titoli tossici in portafoglio nell'epoca del quantitative easing lanciato da Draghi, non fa ancora dormire sonni tranquilli.

Cosa succede in Italia?

L'integrazione sarebbe ben accetta nel Belpaese dove il 25% degli NPL europei fanno parte di istituti bancari italiani, quindi un'ondata di denaro proveniente da possibili fusioni sarebbe un toccasana. Columbia Thredneedle Invesments stima ad esempio che la cifra che potrebbe arrivare alle banche si aggirerebbe intorno ai 40 miliardi di euro.
Tentativi di fusione c'erano stati nel 2019 tra Ubi e Banco Bpm anche se con esito negativo, ma qualcosa in gestazione tra Ubi e Bper c'è, alla luce anche del nuovo patto di sindacato in Ubi. Con la presentazione dei nuovi piani industriali in questa primavera sapremo qualcosa di più sulle reali intenzioni dei gruppi in parola.
Montepaschi di Siena invece è intenzionata a muoversi nel settore assicurativo e attraverso Axa potrebbe mettere in piedi una coalizione con Ubi stessa dalle solida fondamenta bancario-assicurative.
I colossi del credito italiano come Mediobanca non si fermano, secondo vari analisti potrebbero continuare a fare acquisizioni come hanno sempre fatto, mentre diverso è il caso che riguarda Banca Intesa che ha sempre preferito premiare i suoi azionisti piuttosto che investire il capitale in eccesso in merger&acquisition.

I titoli in borsa del settore bancario italiano

Il settore finanziario è sempre il primo ad essere attaccato in caso di grandi crisi ma viene particolarmente premiato dal mercato qualora quest'ultimo percepisce che le manovre di rafforzamento del capitale possano rilanciare istituti di credito che versano in cattive acque o che comunque non risultano in linea con i parametri che vengono richiesti dalla vigilanza. Giocoforza le banche coinvolte potrebbero veder salire le proprie quotazioni, ancor più se dalle fusioni ne emerge non solo un apporto di capitale ma anche un'espansione settoriale e il potenziamento dei punti di forza.
Vale quindi la pena investire sui titoli finanziari? Sì, ma a certe condizioni. La convinzione che una fusione in atto non sia un salvataggio ma un rilancio deve essere determinante per mettere denaro in borsa, tendendo sempre l'orecchio sulle parole che arrivano da Francoforte in merito al sostenimento dei prezzi da parte della politica monetaria.

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