Banche europee: 3 motivi per comprare le azioni nel 2022 | Investire.biz

Banche europee: 3 motivi per comprare le azioni nel 2022

Il 2022 è iniziato in maniera estremamente positiva per gli istituti di credito del Vecchio Continente: vediamo perché puntare sulle azioni delle banche europee

Le banche europee non hanno mai fatto un inizio così scintillante in Borsa come in questi primi giorni del 2022. Gennaio finora ha confezionato un rialzo del 10% delle azioni degli istituti di credito del Vecchio Continente, con 9 sedute consecutive contrassegnate dal segno verde, prima della discesa di venerdì 14 gennaio. La serie positiva è stata la più lunga dal 2018 e la performance quest'anno è anche la migliore tra tutti i settori dell'indice Stoxx Europe 600.

Questo rinfranca il comparto bancario dopo 10 anni in cui è stato alle prese con molte difficoltà derivanti da diverse crisi finanziarie che ne hanno più volte messo in discussione la stabilità. Non solo, la sottoperformance dei titoli bancari è derivata anche e soprattutto dai rendimenti obbligazionari a zero che hanno minato la redditività sul margine di intermediazione.

A tutto ciò vi è da aggiungere anche la crescente pressione normativa delle Autorità di regolamentazione e alcuni scandali relativi al riciclaggio di denaro che hanno contribuito a mettere in fuga gli investitori dalle azioni delle banche. Al riguardo l'indice Stoxx 600 Banks è precipitato del 45% dal 2011 al 2020, mentre lo stesso indice che comprende tutti i gruppi industriali è cresciuto della stessa percentuale.

 

Banche europee: 3 catalizzatori della crescita azionaria nel 2022

L'inversione di tendenza è iniziata alla fine del 2020, quando tutti i 38 titoli dell'indice bancario hanno cominciato a crescere in maniera cospicua. Tra i principali protagonisti vi sono state le azioni di Société Générale aumentate del 100% da allora, di Banco de Sabadell in rialzo dell'87% e di ING Group incrementate del 77%.

A fornire supporto a questi titoli bancari sono soprattutto 3 catalizzatori. Il primo riguarda le aspettative delle politiche monetarie più restrittive da parte di tutte le Banche centrali che porteranno all'aumento dei tassi di interesse. Questo aiuta le banche ad accrescere il tasso sui prestiti, il quale si adegua molto più rapidamente rispetto a quello sui depositi, facendo in questo modo aumentare la redditività delle aziende di credito.

Nel contempo verrà aumentato anche il volume di affari in quanto la ripresa economica post-pandemia dovrebbe favorire un incremento dei prestiti a imprese e consumatori. Il vantaggio dell'aumento dei rendimenti obbligazionari risalterà per effetto del fatto che le banche in questo periodo pandemico sono riuscite a rafforzare la loro struttura patrimoniale mettendo da parte la liquidità e la struttura reddituale attraverso i profitti ottenuti con il trading e le commissioni.

Il secondo catalizzatore concerne la rimozione del divieto di distribuzione dei dividendi e del riacquisto di azioni proprie imposto dalla Banca Centrale Europea durante il periodo pandemico. Secondo Andrew Coombs, analista di Citigroup, le banche potrebbero aumentare il rendimento sulle azioni a 81 miliardi di euro, mentre gli esperti di Bank of America vedono 134 miliardi di euro confluire verso la distribuzione fino al 2023.

Un terzo elemento che sta trainando i titoli bancari fa riferimento all'eccesso di capitale degli istituti finanziari e alla solidità dei loro bilanci, valutati nell'ottica di possibili aggregazioni bancarie. Al riguardo Manish Singh, Chief Investment Officer di Crossbridge Capital, sostiene che l'attività di fusione potrebbe entrare presto nel vivo con alcuni big nazionali che stanno scaldando i motori per effettuare grandi operazioni in questo 2022.

 

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