Il calo dello yen sui mercati valutari appare inarrestabile, con il cambio USD/JPY che ha raggiunto i livelli più alti dal 1986. Nelle contrattazioni odierne, il cross è balzato fino a 162,41 per la prima volta in 40 anni, registrando un incremento di circa 2 punti percentuali nel secondo trimestre. Quest'ultimo rappresenta il quarto trimestre consecutivo di deprezzamento della valuta giapponese, segnando la serie negativa più lunga degli ultimi quattro anni. Intanto, gli speculatori stanno accumulando posizioni corte sullo yen, giunte a 11,3 miliardi di dollari, secondo i dati settimanali forniti dalla Commodity Futures Trading Commission (CFTC).
A poco sono servite le azioni istituzionali volte a rilanciare la valuta nipponica, come l'aumento dei tassi di interesse da parte della Bank of Japan all'1% e l'intervento del Ministero delle Finanze giapponese per circa 11.700 miliardi di yen, pari a 72,8 miliardi di dollari, effettuato tra aprile e maggio.
USD/JPY: il Giappone è pronto a intervenire
La crisi dello yen ha alimentato le speculazioni su un nuovo intervento del governo nipponico per impedirne un ulteriore indebolimento. Il ministro delle Finanze giapponese, Satsuki Katayama, ha dichiarato martedì che il governo è pronto ad adottare misure appropriate contro i movimenti eccessivi della valuta attraverso "azioni decisive". Contestualmente, il segretario capo del Gabinetto, Minoru Kihara, ha affermato che il governo lavorerà per "costruire un'economia meno vulnerabile alla volatilità dei cambi, restando comunque pronto a intervenire nei mercati valutari, se necessario".
Anche gli osservatori finanziari sono convinti che, a questo punto, una mossa del governo sia inevitabile. "La domanda non è se, ma quando il Ministero delle Finanze interverrà nuovamente per sostenere lo yen", ha dichiarato Carol Kong, strategist valutaria presso Commonwealth Bank of Australia. Il punto, tuttavia, è capire se tutto ciò produrrà realmente gli effetti sperati. "Qualsiasi intervento difficilmente riuscirà a invertire il più ampio trend rialzista del cambio USD/JPY", ha aggiunto Kong, che prevede uno yen a quota 164 per dollaro statunitense entro l'inizio del 2027.
Della stessa opinione è Julia Wang, Chief investment officer di Nomura per il Nord Asia, secondo cui il Giappone potrebbe intervenire nel mercato dei cambi dopo che lo yen è sceso ai minimi degli ultimi decenni, ma si aspetta che "qualsiasi impatto sui mercati più ampi sarà di breve durata".
David Pascucci, market analyst di XTB, ha osservato come tutti i precedenti interventi, effettuati dal 2022 a oggi, non abbiano modificato la dinamica del mercato. Ciò risulta ancora più evidente perché "la finestra del carry trade è parzialmente chiusa, considerando che attualmente la valuta più conveniente per operazioni di questo tipo è il franco svizzero", ha sottolineato l'esperto. "Questa situazione necessita di uno sblocco dall'alto: rimaniamo in attesa di un intervento", ha aggiunto.
Tutto dipende dalla Fed?
La comunità finanziaria ritiene che, finché persisterà la divergenza tra i tassi di interesse della Federal Reserve e quelli della Bank of Japan, il cambio USD/JPY sarà destinato a salire. Attualmente, il differenziale è compreso tra il 2,5% e il 2,75%, circostanza che spinge gli operatori valutari verso il biglietto verde a discapito dello yen.
Ora bisognerà capire come intende muoversi la Banca centrale americana sul fronte della politica monetaria. La prima uscita di Kevin Warsh da nuovo presidente della Fed, durante la riunione ufficiale di questo mese, ha evidenziato un tono poco accomodante da parte del governatore. Ciò non rappresenta un segnale incoraggiante per lo yen.
Molto dipenderà dai dati statunitensi in uscita questa settimana, con particolare riferimento all'inflazione e all'occupazione. "Se dovessero sorprendere positivamente le cosiddette colombe della Fed, il Ministero delle Finanze giapponese potrebbe intervenire sfruttando anche lo slancio di un dollaro più debole", ha affermato Matt Simpson, senior market analyst di StoneX. "Fino ad allora, probabilmente resteranno solo dichiarazioni".