Il cambio EUR/USD prosegue il movimento rialzista per la terza seduta consecutiva, raggiungendo in area asiatica un nuovo massimo settimanale intorno a quota 1,1460. A sostenere la coppia è soprattutto la debolezza del dollaro USA, penalizzato dai verbali dell’ultima riunione della Federal Reserve, che hanno evidenziato un approccio meno aggressivo rispetto alle attese del mercato.
I verbali del meeting del 16-17 giugno hanno mostrato infatti un FOMC ancora diviso sul percorso dei tassi. Il comitato ha deciso all’unanimità di mantenere il costo del denaro invariato nell’intervallo 3,50%-3,75%, ma alcuni funzionari hanno discusso la possibilità di un rialzo già nel corso della riunione.
Fed divisa tra inflazione e crescita
Dal documento è emersa una maggiore attenzione dei policymaker verso i rischi inflazionistici, mentre le preoccupazioni sul mercato del lavoro sono leggermente diminuite. Secondo i verbali, i membri del FOMC hanno valutato che i rischi al rialzo per la stabilità dei prezzi restano elevati, mentre i rischi legati all’occupazione si sono moderati.
Le nuove proiezioni sui tassi mostrano una divisione significativa all’interno del comitato: nove funzionari prevedono almeno un rialzo di 25 punti base entro la fine dell’anno, mentre altri membri non indicano variazioni o prevedono possibili tagli.
La Fed ha inoltre discusso diversi scenari per l’economia statunitense. In caso di inflazione più contenuta, la banca centrale potrebbe mantenere o ridurre i tassi; al contrario, una persistenza delle pressioni sui prezzi, alimentata dalla domanda legata all’intelligenza artificiale, dall’aumento dei costi energetici e dai dazi, potrebbe rendere necessario un ulteriore irrigidimento della politica monetaria.
Anche la BCE guarda ai rischi inflazionistici
Sul fronte europeo, i verbali della BCE hanno confermato un atteggiamento prudente ma orientato al controllo dell’inflazione. I membri del Consiglio direttivo hanno concordato che la guerra in Medio Oriente stia generando pressioni sui prezzi, soprattutto attraverso il canale energetico.
Secondo la BCE, l’aumento dell’inflazione legato ai prezzi dell’energia non è più solo un rischio prospettico, ma si è già manifestato nei dati, con effetti indiretti sempre più diffusi anche sulle componenti non energetiche.
Le prospettive sull’inflazione sono quindi peggiorate, con lo staff dell’istituto che prevede un ritorno al target del 2% più lento rispetto alle stime precedenti. I banchieri centrali hanno sottolineato che i rischi restano orientati al rialzo e che la recente decisione sui tassi non deve essere interpretata come una misura “precauzionale”, ma come una risposta necessaria allo scenario economico attuale.
Dollaro sotto pressione, ma resta il nodo geopolitico
Nonostante il rafforzamento dell’euro, il movimento rialzista del cambio potrebbe trovare un limite nelle persistenti tensioni geopolitiche. L’incertezza legata al Medio Oriente continua infatti a sostenere la domanda di attività rifugio, offrendo un parziale supporto al dollaro.
Gli operatori guardano ora ai prossimi dati macroeconomici, in particolare ai nuovi indicatori sull’inflazione statunitense, che saranno fondamentali per valutare le prossime mosse della Federal Reserve e il possibile percorso dei tassi nei prossimi mesi. Analizziamo ora il quadro grafico del cambio sulla piattaforma xStation 5 di XTB.
Forex, EUR/USD: il quadro tecnico

Nel breve termine, il cambio EUR/USD resta impostato al rialzo dai minimi segnati il 24 giugno in area 1,1325. Le quotazioni scambiano a ridosso sia della media mobile a 8 periodi, sia a quella a 21 periodi, che potrebbero funzionare da supporto per un nuovo allungo.
L’RSI a 14 periodi a 45 punti, non determina né una condizione di ipervenduto, né di ipercomprato. Eventuali posizioni long potrebbero avere un target fissato in area 1,15, mentre posizioni short avrebbero come naturale obiettivo i recenti minimi in area 1,1325.
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