Che si tratti di freni posti dalle autorità monetarie, oppure di ragioni di mercato, al dollaro sembra ancora mancare qualcosa per programmare un finale di 2026 scoppiettante contro le altre valute del blocco G10.
Cominciano dal rapporto con lo yen. Per USD/JPY la fascia di prezzo attorno a 160 rappresenta da mesi un livello di prezzo che andava difeso a tutti i costi con interventi diretti sul mercato valutario.
I rialzi dei tassi della BoJ sono stati finora timidi (l’ultimo ha portato il costo del denaro a 1%), ma soprattutto il cambio di atteggiamento della Fed nell’ultimo meeting di politica monetaria (più "hawkish") ha spinto USD/JPY ben oltre la soglia di 160, costringendo il Giappone a interventi prima verbali e poi concreti nel tentativo di frenare una debolezza che sta prendendo corpo nonostante un progressivo restringimento del differenziale di rendimento tra decennale americano e giapponese. Basti pensare che lo spread tra Tnote e Jbond è passato da 225 a 190 da inizio anno, mentre USD/JPY è salito da 156 a 162.
EUR/USD: focus sull'inflazione europea
Dove non ci sono stati interventi diretti sul mercato è su EUR/USD. Qui ci ha pensato un’inflazione europea meno alta del previsto (2,8% contro 3% atteso) a spegnere la speculazione su un nuovo aumento dei tassi da parte della BCE prima di settembre. Fattore che, messo in relazione con la crescita ancora vigorosa negli Stati Uniti e la risoluzione almeno temporanea del conflitto con l’Iran, ha permesso al dollaro di approcciare i supporti più critici di area 1,14.
Osservando il grafico di EUR/USD si nota quanto delicata sia questa fascia di supporto che si allarga a 1,135 (un terzo di ritracciamento del bull market dell’euro partito dalla parità), fino a 1,12 dove ritroviamo tutti quei massimi che fino al Liberation Day avevano contenuto la crescita dell’euro.

Long EUR/USD, short USD/JPY
Quanto questa fase di stallo potrà andare avanti su USD/JPY e EUR/USD ovviamente non lo sappiamo, ma più passa il tempo e più questa condizione rema a favore di un dollaro solitamente ben comprato nell’ultima parte dell’anno, stando ai riscontri stagionali storici.
Nell’immediato l’evento probabilmente da seguire con maggiore attenzione sarà il meeting della FED che potrà dare una visibilità maggiore sull’immediato futuro, anche se sappiamo molto bene che sarà a fine agosto l’incontro tra banchieri centrali in quel di Jackson Hole a offrire gli spunti più interessanti con l’America a pochi mesi dalle elezioni.
Tecnicamente su EUR/USD un long a questi livelli può avere un senso visto l’ipervenduto raggiunto con stop rigoroso sotto 1,12. Stesso discorso per USD/JPY lato short con stop sopra 163. Soprattutto per quest’ultimo rapporto di cambio però non vanno ignorati i rischi di un sentiment al momento molto negativo verso lo yen che impedisce qualsiasi forma di reazione se non appunto con interventi sul mercato da parte della BoJ.