Nel bene e nel male, a Wall Street è stata un’ottava da record: storici per l’azionario, di lungo periodo per l’obbligazionario. Il Nasdaq 100 ha aggiornato i massimi di sempre e l’S&P 500 li ha sfiorati. Sui bond prosegue il rialzo dei rendimenti: il Treasury a 10 anni (5,20%) è tornato ai massimi da giugno 2007 mentre il trentennale ha sfiorato il 5,5%, livello mai visto da giugno 2004.
Dietro il movimento c’è un’inflazione che continua a mostrarsi ostinata. John Williams, presidente della Fed di New York, ha definito ragionevole attendersi un altro rialzo dei tassi entro fine anno, in linea con il FOMC. Per prestare denaro a Washington gli investitori chiedono una remunerazione crescente su tutta la curva, confermando un trend in atto. Eppure l’equity continua a salire.
È qui che il doppio record diventa interessante. Rendimenti più elevati alzano il premio per il rischio azionario e il costo del capitale, necessario anche per finanziare la corsa all’intelligenza artificiale. Ma con inflazione elevata e crescita nominale ancora robusta, Wall Street continua a cercare protezione nell’equity, premiando le società capaci di trasformare investimenti, potere di prezzo e AI in utili. Contro l’inflazione non basta una cedola, serve anche la crescita.
La prova del nove dei tassi
I mercati arrivano a ottobre davanti a una prova del nove. Venerdì 2 ottobre Europa e Stati Uniti offriranno due indicazioni decisive sullo stato dell’economia: la stima flash dell’inflazione dell’Eurozona a settembre e il rapporto sul mercato del lavoro americano, con non-farm payrolls e tasso di disoccupazione. Numeri destinati a pesare sulle aspettative per le prossime mosse delle rispettive Banche centrali.
Per la BCE il dato sui prezzi arriva dopo il rialzo di 25 punti base deciso a settembre, che ha portato il tasso sui depositi al 2,50%. L’inflazione resta il centro della partita: nuove pressioni sui prezzi rafforzerebbero l’ipotesi di una politica restrittiva più a lungo, mentre un raffreddamento potrebbe ridurre l’urgenza di ulteriori interventi. Con la prossima riunione fissata per il 28-29 ottobre, ogni decimale potrà quindi modificare le attese del mercato.
Negli Stati Uniti il test passa invece dal lavoro. A settembre la Fed ha portato i Fed Funds al 3,75%-4% e tornerà a riunirsi il 27-28 ottobre. Occupazione ancora solida e disoccupazione contenuta lascerebbero maggiore spazio per concentrarsi sull’inflazione; un deterioramento più netto riporterebbe invece in primo piano i rischi per crescita e consumi, rendendo più complessa la scelta della banca centrale.
Due dati, due continenti e una stessa domanda: quanto margine resta a BCE e Fed dopo l’ultima stretta? Il 2 ottobre arriverà la prova del nove.
Qui è possibile leggere tutta la Weekly Note di Vontobel