Agosto si chiude con Wall Street nuovamente sui binari dell’intelligenza artificiale, ma con i tassi pronti a tornare al centro della scena. A riaccendere il comparto tech è stata NVIDIA: conti record e guidance sopra le attese hanno rilanciato semiconduttori e Nasdaq, allontanando per ora i dubbi sugli investimenti degli hyperscaler.
Sul fronte macro, però, l’Europa manda segnali meno rassicuranti. Ad agosto l’inflazione armonizzata è salita al 4,5% in Spagna e al 2,7% in Francia, con l’energia tornata a spingere i prezzi. Numeri che rafforzano l’ipotesi di una BCE più falco e rendono concreta una nuova stretta a settembre. Anche negli USA, Jackson Hole ha raffreddato gli entusiasmi, con le parole di Warsh che hanno aumentato le scommesse su un rialzo Fed.
Le tensioni si riflettono sui bond: le scadenze lunghe tedesche e francesi sono tornate su livelli pluriennali, mentre il Treasury trentennale ha toccato valori vicini ai massimi degli ultimi 19 anni. Se la tendenza proseguisse in autunno, aumenterebbe il costo di rifinanziamento dei Governi, particolarmente sensibile negli USA, dove il debito federale ha superato i 40mila miliardi di dollari, e a cascata quello per le aziende tech. Agosto termina quindi con il brindisi per NVIDIA. Le prossime settimane potrebbero però riportare il focus su Fed, BCE e titoli di Stato.
Fed-BCE, ora parlano i dati
La prossima settimana i mercati torneranno a misurare il prezzo del denaro. Martedì 1° settembre arriverà la stima flash dell’inflazione dell’Eurozona ad agosto; venerdì 4 settembre sarà invece il turno del rapporto sul lavoro statunitense. Due dati diversi, ma legati dalla stessa domanda: quanto spazio hanno BCE e Fed per muovere ancora i tassi?
In Europa l’attenzione è tutta sui prezzi. A luglio l’inflazione dell’area euro è salita al 2,9%, con l’energia tra le componenti più dinamiche. Il dato di agosto sarà quindi decisivo per capire se la BCE avrà ulteriore conferma per un rialzo a settembre, oggi considerato lo scenario più probabile. Una lettura sopra le attese rafforzerebbe la prospettiva di una stretta; un rallentamento potrebbe invece ridurre la pressione su Francoforte.
Negli Stati Uniti il focus è invece sul mercato del lavoro. A luglio le non-farm payrolls sono diminuite di 23 mila unità, mentre il tasso di disoccupazione è sceso al 4,1% anche per effetto della minore partecipazione alla forza lavoro. Il report di agosto sarà cruciale per una Fed divisa tra inflazione ancora elevata e segnali di raffreddamento dell’occupazione. Il mercato assegna per ora una probabilità minoritaria a un rialzo già a settembre, ma vede chance maggiori entro fine anno.
Per gli investitori, dunque, la settimana si apre e si chiude sullo stesso tema: il prezzo del denaro. Prima l’inflazione europea, poi il lavoro americano diranno se BCE e Fed potranno restare ferme o se settembre riporterà i tassi al centro della scena.
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