Il mese di settembre è iniziato con qualche timido segnale autunnale: la forza propulsiva dei mercati è calata, complice l’avvicinarsi delle riunioni di BCE e Fed in programma questa e la prossima settimana. Non è ancora autunno e le foglie restano saldamente ancorate all’albero dei rialzi, ma in sottofondo la brezza dei bond ha iniziato a soffiare.
Se giovedì la BCE dovrebbe alzare il costo del denaro di 25 punti base senza troppi dubbi, sono aumentate le possibilità che una mossa analoga venga fatta anche dalla Federal Reserve. In questa direzione vanno i dati del mercato del lavoro USA di venerdì. L’inflazione sopra il target e la solidità dell’occupazione a stelle e strisce sembrano liberare le mani di Kevin Warsh rispetto a un rialzo dei tassi che, a meno di due mesi dalle elezioni di Midterm, non farebbe certamente felice l’amministrazione Trump.
Una stretta che aumenterebbe inoltre la pressione sulle aziende tech, alla costante ricerca di capitali per finanziare lo sviluppo dell’AI. Le ingenti risorse richieste dal settore rischiano peraltro di scompaginare anche le prospettive di rifinanziamento del debito degli Stati. Pur con rendimenti già schizzati su livelli pluriennali, per il momento il mercato non ha reagito in modo scomposto. L’estate splende ancora, ma i venti del mercato obbligazionario iniziano a farsi sentire.
BCE, il bivio dopo il rialzo
Il rialzo di settembre sembra già scritto. Il vero nodo è ciò che verrà dopo. Il 10 settembre la BCE è attesa al secondo aumento dei tassi del 2026: 25 punti base, con il tasso sui depositi dal 2,25% al 2,50%. Una mossa quasi interamente incorporata dai mercati, dopo la stretta di giugno e la pausa di luglio.
Proprio per questo, più della decisione in sé, conterà il messaggio che arriverà da Francoforte. A cambiare il quadro è tornata l’inflazione. In agosto il dato dell’Eurozona è salito al 3,3% dal 2,9% di luglio, spinto soprattutto dall’energia, cresciuta del 14,3% su base annua. La componente al netto dell’energia è rimasta al 2,2%, segnale che lo shock non si è ancora trasformato in una nuova spirale generalizzata dei prezzi. Ma il rischio di effetti di secondo livello resta sul tavolo.
È qui che si gioca il meeting. La BCE deve frenare la possibilità che il caro energia si trasmetta a salari, servizi e aspettative, senza irrigidire troppo una crescita che resta moderata. Intanto i rendimenti obbligazionari globali sono saliti e il costo del capitale è tornato al centro dell’attenzione degli investitori, con conseguenze dirette su azioni, credito e valutazioni. Per questo il mercato guarderà meno al rialzo di settembre e più alle parole sul futuro. Fino a pochi giorni fa prevaleva l’idea di una stretta breve; ora aumenta il rischio che il ciclo possa proseguire. Il 10 settembre, dunque, la BCE potrebbe chiudere una decisione già scontata e aprire il vero bivio: fermarsi o continuare.
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