Sostenuti da tagli fiscali, risultati trimestrali e dall’onda lunga degli investimenti in intelligenza artificiale, i mercati americani hanno aggiornato i massimi storici. Lo shock inflazionistico è reale - i prezzi della benzina mordono - ma gli Stati Uniti restano, strutturalmente, molto più immuni alle carenze fisiche che stanno invece per colpire Europa e Asia.
Le ultime petroliere partite dal Golfo prima dell’inizio del conflitto hanno ormai raggiunto le loro destinazioni. Da questo momento, le carenze non potranno che aggravarsi.
L’Eurozona rischia un’inflazione sopra il 3% con una crescita sotto lo 0,5%, e per ogni settimana aggiuntiva di stallo nello Stretto si stima un ulteriore deterioramento dello 0,1% sul PIL e un analogo rialzo dei prezzi al consumo.
Dopo il Covid e la guerra in Ucraina, con lo Stretto di Hormuz chiuso e il traffico marittimo nel Golfo quasi fermo, si apre il terzo capitolo di una storia che avrebbe dovuto essere già riscritta. Difesa, energia, produzione alimentare rappresentano tre pilastri che nessuna economia moderna può permettersi di affidare interamente alla buona volontà degli altri. In un mondo che torna a frammentarsi, l’autonomia in questi tre campi rappresenta un imperativo.
La strategia del Kan
L’orologio dell’economia globale scandisce l’avvio delle riunioni delle principali Banche centrali, tutte accomunate da un unico e ineludibile leitmotiv: la conferma dei tassi in attesa di capire quanto durerà il blocco di Hormuz. Nella cultura nipponica, “Kan“ significa guardare con l’anima: non si può comprendere davvero qualcosa se si interviene troppo presto con il giudizio.
È proprio questo concetto che domani, con tutta probabilità, guiderà la Bank of Japan. Poi sarà la volta della Federal Reserve e della BCE: in attesa di Warsh, l’istituto con sede a Washington dovrebbe confermare per la terza volta il costo del denaro nel range 3,5–3,75% mentre Christine Lagarde & Co. dovrebbero ribadire lo status quo rilevando come il “comfortable place” di recente memoria non è più così confortevole. Nel caso della Bank of England, gli operatori sono concordi nel ritenere che una pausa sia meno rischiosa per l’economia di una stretta prematura.
In questo scenario di attesa coordinata, le Banche centrali sembrano aver fatto propria la lezione del Kan: osservare, attendere, comprendere prima di agire. Il blocco di Hormuz ha trasformato l’incertezza da variabile residuale a protagonista assoluta delle decisioni di politica monetaria, imponendo a tutti gli istituti una prudenza che non è immobilismo, ma strategia. Perché in economia, come nella cultura giapponese, intervenire nel momento sbagliato può rivelarsi particolarmente dannoso.
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