Se nel corso dell’ottava il mercato aveva iniziato a prezzare l’imminente fine del conflitto in Iran, almeno secondo le indicazioni giunte dalla Casa Bianca, il vero cambio di passo si è avuto venerdì quando l’Iran ha annunciato l’apertura dello Stretto di Hormuz in scia alla tregua siglata da Israele e Libano.
La ripresa parziale del transito marittimo in uno dei corridoi energetici più critici al Mondo ha rimosso istantaneamente il “premio al rischio” bellico dalle materie prime, provocando un vero e proprio crollo delle quotazioni del petrolio. Uno shock positivo per il mercato che ha spinto ai nuovi massimi storici S&P 500 e NASDAQ.
Il movimento era iniziato da un paio di settimane, tuttavia la notizia di venerdì non fa che alimentare la prospettiva di un deciso calo dei costi di produzione e trasporto per le imprese. Il raffreddamento dei prezzi del greggio gioca inoltre un ruolo fondamentale nel re-pricing delle politiche monetarie delle principali Banche centrali: se fino a pochi giorni fa gli operatori prezzavano una fase ancora restrittiva per domare l’inflazione energetica, il calo di greggio e gas naturale dà a Fed e BCE lo spazio di manovra necessario per scivolare verso una view più accomodante.
Il termometro dei mercati
I mercati guardano agli indici PMI come a un termometro: non misurano la febbre dei listini, ma quella dell’economia reale. I Purchasing Managers’ Index anticipano produzione, ordini e occupazione con settimane di vantaggio rispetto ai dati ufficiali e, di conseguenza, i dati preliminari in agenda giovedì 23 aprile relativi ad Eurozona, Regno Unito e Stati Uniti sono in grado di offrire una delle prime letture sul secondo trimestre.
Per capire l’andamento di un comparto occorre guardare alla soglia dei 50 punti: valori superiori indicano espansione dell’attività economica mentre al di sotto di questo livello il settore è da considerarsi in recessione. A marzo, il terziario di Zona Euro, Gran Bretagna e Stati Uniti ha reagito con maggiore prontezza allo scoppio delle ostilità tra Stati Uniti e Iran avvicinandosi pericolosamente a quota-50 (50,2 e 50,5 punti per Zona Euro e UK mentre il PMI statunitense è sceso a 49,8 punti).
Con l’incremento dei prezzi dei prodotti energetici innescato dal conflitto che viene recepito dai processi produttivi, dagli indici di fiducia dei direttori degli acquisti di aprile potrebbe emergere anche il deterioramento del settore manifatturiero (a marzo il dato di Eurolandia ha toccato il livello maggiore da 45 mesi salendo a 51,6 punti). In una fase in cui le Banche centrali osservano ogni segnale per calibrare i tassi, il PMI resta il termometro più rapido: e quando la temperatura cambia, i mercati raramente restano indifferenti.
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